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Il governatore Tom Ridge: Inviare una forza multinazionale per proteggere i residenti di Camp Ashraf

CNRI – Partecipando a una conferenza a Parigi il 26 febbraio, il governatore Tom Ridge, già primo Segretario per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti, ha deplorato il continuo inserimento dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti e ha chiesto la protezione dei residenti di Camp Ashraf. Alla conferenza hanno partecipato la signora Maryam Rajavi, Presidente-eletta della Resistenza iraniana, e numerose personalità internazionali di primo piano.

Di seguito un estratto dalla trascrizione del suo intervento.

Grazie per la gentile introduzione, grazie a tutti voi per la calorosa accoglienza.

Prima di tutto, consentitemi di ringraziare gli organizzatori di questa magnifica conferenza per l’invito alla vostra appassionata leader Maryam Rajavi. E’ un onore, signora, essere in sua compagnia. Non soltanto è un onore, ma mi lasci dire che un giorno, in un futuro non troppo lontano, speriamo che tutti i suoi amici americani che sono con lei oggi siano nella condizione di invitarla negli Stati Uniti d’America, dove lei possa tenere la prossima conferenza.
 
Il mio amico governatore Richardson ha fatto riferimento anche all’illustre pubblico. Vorrei fare lo stesso. Penso ci siano molti fra voi nel pubblico che, in un modo molto personale e familiare, capiscono la natura della repressione e dell’oppressione che persone da loro amate e membri della loro famiglia hanno subito a causa di quella teocrazia, il regime tirannico in Iran. Tutti noi proviamo empatia per voi e per le vostre famiglie. Devo dirvi che nell’ultimo paio di mesi ho ricevuto diverse lettere da persone come voi. Ne ho avuta una un paio di giorni fa da un cittadino americano fiero della sua origine iraniana che mi ha detto: “Grazie a lei e ai suoi colleghi americani perché parlate di questo, dovete sapere che mi riguarda in un modo molto personale”.  Ha detto: “Più di una dozzina di membri della mia famiglia sono in prigione in Iran e una ventina, metà dei quali sono donne, inclusi mia madre e mio padre, vivono a Camp Ashraf”.
 
Per me, questo è molto personale. Il tempo sta correndo via, e il momento per l’America di fare qualcosa è ora.

Molti degli oratori che mi hanno preceduto hanno fatto riferimento agli straordinari eventi degli ultimi uno o due mesi. Articoli in tutto il mondo spesso iniziano con la storia del giovane in Tunisia umiliato dal suo governo, del suo modesto mezzo per mantenersi sottrattogli dal governo. Lui si è dato fuoco. Ciò che non sapeva allora, ma speriamo sappia oggi, è che quella è stata una scintilla che ha infiammato tutto ciò che è poi accaduto nel Nord Africa e in Medio Oriente.
 
E’ una vera sfida. Vorrei condividere un paio di fatti con voi oggi. Non si tratta di identificare cosa sta accadendo, ma di domandarsi ad alta voce cosa accadrà nel futuro; cosa la storia registrerà come risultato in ciascuno di questi Paesi. I leader oppressivi saranno sostituiti da leader repressivi o il fuoco della democrazia brucerà abbastanza forte da garantire che questo non accada? Quale sarà il sistema di valori? Chi verrà in loro aiuto? Tutti noi sappiamo che durante gli ultimi uno o due mesi molti hanno concluso che l’influenza iraniana nella regione è cresciuta, non diminuita. E’ qualcosa di cui siamo tutti preoccupati.
 
Dal punto di vista strategico per gli americani, è qualcosa di cui anche l’America dovrebbe essere preoccupata, insieme con il resto del mondo. Il Presidente Obama ci ha ricordato in un comunicato pubblico, qualche tempo fa, che è impossibile per qualsiasi Paese dettare la soluzione di tali eventi in qualsiasi altro Paese; è impossibile farlo. Tutti noi però sappiamo che è possibile per un Paese influenzare gli sviluppi, ed è per questo che siamo riuniti qui oggi. I nostri amici in Europa, i nostri amici nel Regno Unito, anche la corte distrettuale hanno detto: uno dei modi in cui l’America può influenzare gli sviluppi è cancellare l’OMPI dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Noi siamo solidali con questo obiettivo.

Mi tornano alla mente di tanto in tanto, negli Stati Uniti ma particolarmente quando vediamo eventi come questi che si svolgono nel mondo, le parole della nostra Dichiarazione di Indipendenza, più di duecento anni fa, sotto il peso della tirannide, in cerca di libertà di espressione, assemblea e religione. Abbiamo fondato il nostro Paese e la nostra Dichiarazione di Indipendenza parlava di certe verità che erano auto-evidenti, del fatto che tutti gi uomini sono creati uguali, che essi sono dotati dal loro creatore di certi diritti inalienabili, e che fra questi diritti  ci sono vita, libertà e ricerca della felicità. Questa è la Dichiarazione di Indipendenza che i residenti di Camp Ashraf e gli individui nel Medio Oriente e in Nord Africa hanno pronunciato forte perché il resto del mondo sentisse, ed è il momento di andare loro in aiuto.
 
Le persone vogliono essere trattate come cittadini. Non come servi, non come signori, non come supplici. Penso che sarebbe assolutamente impossibile per chiunque convincermi che ogni uomo e ogni donna nel suo cuore non vorrebbe scegliere il proprio governo, scegliere il modo di vivere nelle condizioni in cui se stessi e le proprie famiglie possano esistere, prosperare e godere la vita di questo mondo.
 
Ora è tempo che la voce dell’OMPI e della resistenza democratica sia sentita. Ora è tempo che gli Stati Uniti capiscano che non è solo interesse dell’OMPI, interesse dell’Iran, interesse della regione, ma è davvero interesse globale, interesse del mondo proteggere la gente di Camp Ashraf e cancellare l’OMPI dalla lista. Pensiamo a questo per il momento, signore e signori: leader militari e politici nella regione per anni e anni hanno detto che la più grande minaccia alla stabilità nel Nord Africa e soprattutto nel Medio Oriente è l’Iran. Ho avuto occasione, un paio di anni fa, di parlare con uno di questi leader in primo piano nel dibattito politico di oggi. Diceva che ci sono tre problemi, tre materie di preoccupazione in questa regione del mondo: uno è l’Iran, l’altro è l’Iran, e il terzo è l’Iran!

Il Dipartimento di Stato e la sua amministrazione nel 2009 hanno detto che lo Stato più attivo come sostenitore del terrorismo internazionale è l’Iran. Nessuna nazione fornisce più sostegno militare, politico o finanziario dell’Iran ai fondamentalisti e ai terroristi nel mondo. Questo è un problema globale e la gente a Camp Ashraf, la resistenza democratica sono pronti e preparati ad essere d’aiuto in questo, se noi aiutiamo loro. Ed è tempo che lo facciamo.
 
Ricordiamo a noi stessi che quando parliamo di Iran parliamo di Hezbollah. Parliamo di armi, munizioni, disordini e violenza. Parliamo di Hamas, parliamo della jihad islamica palestinese, parliamo dell’assassinio dell’ex primo ministro del Libano, e il suo successore era vicino a Hezbollah. Parliamo dell’agitazione in Bahrain. Non facciamo errori in proposito. La gente non ne parla molto pubblicamente, ma c’è qualcuno in questa sala che dubiti anche per un attimo che i protagonisti influenzati dall’Iran siano vivi e operanti nella regione? L’Iran è un problema per tutto il mondo e tutto il mondo deve capire che sanzioni economiche e risoluzioni delle Nazioni Unite semplicemente non saranno sufficienti.

Suggerirei che, invece di un’altra risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l’attacco alla dignità umana e la violazione dei diritti umani a Camp Ashraf, sia inviata una forza multinazionale per proteggerne i residenti.
 
Per 30 anni, amministrazioni repubblicane e democratiche hanno cercato di dialogare con i mullah. Ahmadinejad: una delle ironie di tutto il dibattito. Quando viene negli Stati Uniti d’America, gode della libertà di parola e può dire qualsiasi cosa voglia, poi torna a casa e lì il dissenso è un crimine punibile con la morte. C’è qualcosa di sbagliato in questa immagine. Pensateci un attimo.
 
Mi è stato detto e persone nel governo hanno confermato pubblicamente che all’inizio la decisione di inserire l’OMPI nella lista delle organizzazioni terroristiche era un gesto di buona volontà, nella speranza che i mullah e la leadership politica potessero essere impegnati per una sorta di risoluzione pacifica, di riconciliazione, così che i diritti di tutti gli iraniani fossero rispettati. E’ molto difficile estendere la buona volontà a coloro che non sanno cosa significa. E’ difficile porgere una mano di amicizia quando la mano dell’altro è a pugno chiuso. Non ha funzionato. Non funzionerà. E’ ora che prendiamo atto di questo: il tempo sta correndo via, il tempo è ora. Il tempo di agire per gli Stati Uniti è ora. La sola risposta permanente alla minaccia nucleare nel mondo da parte dell’Iran, alla sua potenziale destabilizzazione, la sola risposta è il cambio di regime in Iran. Il cambio determinato dalla volontà della gente… Dovreste applaudire perché è esattamente ciò che dovrebbe accadere, come hanno detto i miei colleghi.
Poche parole in conclusione, se posso.

Mi rivolgo a quelli fra noi che hanno servito nelle forze armate, nessuno più illustre che il generale Jones – e io sono fiero di essere in sua compagnia e al suo fianco. Sfortunatamente, sono un po’ più anziano di lui, così non sono stato in servizio ai suoi ordini quando ero nelle forze armate. Ne sarei stato fiero.

Ci sono patrioti ovunque in Iran e in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa. Ci sono soldati in marcia verso la democrazia, e noi abbiamo soldati in Iraq che hanno accettato le armi degli uomini e delle donne di Camp Ashraf e abbiamo loro fornito protezione. A loro si applicava la Convenzione di Ginevra ed era nostro dovere fornire protezione; e quando i nostri soldati hanno affidato questa responsabilità alle forze di sicurezza dell’Iraq noi abbiamo ricevuto un impegno dal governo di Al Maliki. Penso che sia il momento di ricordarlo a quel governo, e l’America è nella migliore posizione per ricordarglielo ed è il Paese più titolato a farlo. Noi abbiamo perso migliaia di uomini e donne sul vostro suolo per darvi l’opportunità di essere liberi, per darvi l’opportunità di formare un autogoverno. Questo è piuttosto ironico. Noi vogliamo che la stessa cosa accada in Iran. E’ tempo che adempiate alle vostre obbligazioni. Avete preso un impegno: mantenetelo, mantenetelo!
 
Le operazioni psicologiche, gli ostacoli alle cure mediche, le violente incursioni devono cessare e francamente, signore e signori, dobbiamo fare maggiore pressione sulla leadership in quel Paese per essere certi che ciò accada.
 
Un paio d’anni fa presi una lunga vacanza, fu la prima volta che ne presi una durante la mia carriera pubblica – e sono stato nel servizio pubblico per la maggior parte della mia vita. Presi una settimana, un periodo lungo. Immagino che voi siate venuti per stare un paio di settimane in Francia. Io non sono abituato a queste cose. Mi piacerebbe farlo.

Quella volta andai in Normandia. I miei figli avevano guardato i primi 15 minuti del film “Salvate il soldato Ryan”: piuttosto macabro, l’orrore della guerra, qualcuno lo conosce più degli altri. E alla fine loro si sono così stancati che hanno detto: “Papà, abbiamo visto abbastanza”. Io ho detto: “Non penso che possiate mai vederne abbastanza. Andremo in Normandia, andremo su quelle scogliere”. Potete immaginare tutti gli ostacoli che gli uomini in Francia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti dovettero superare per arrampicarsi su quelle scogliere, onda dopo onda di individui, e sappiamo tutti che tanti di loro non ce la fecero. Noi andiamo nei cimiteri in Normandia, ed essi sono allineati perfettamente, migliaia di individui di molti Paesi che volevano combattere per la democrazia.

Una cosa interessante rispetto a quanto dobbiamo fare ora è che il popolo dell’Iran non chiede soldati. Essi chiedono libertà. Chiedono la cancellazione dalla lista. Questo è il minimo che possiamo fare. Possiamo fare il minimo per l’OMPI.
 
Ho avuto il privilegio di incontrare Benazir Bhutto alcuni mesi prima che fosse assassinata. In preparazione dell’incontro, mi è capitato di leggere alcuni dei suoi discorsi. In uno, aveva detto: “Potete imprigionare un uomo, ma non un’idea. Potete esiliare un uomo, ma non un’idea. Potete uccidere un uomo, ma non un’idea”.
 
Non si può imprigionare, esiliare o uccidere l’idea di democrazia, di diritti umani, di autogoverno.
 
Dunque noi siamo solidali con voi oggi nel rispondere alla questione: “Dove dovrebbe essere l’America?”. Noi dovremmo proteggere la gente di Camp Ashraf. Dovremmo ottenere sostegno dai nostri amici alle Nazioni Unite perché smettano di approvare soltanto risoluzioni, magari dispieghino una forza multinazionale per farlo se il governo di al-Maliki non può; e dovremmo cancellare dalla lista l’OMPI.

Grazie.