Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana - Commissione degli Affari Esteri
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Iran: rivolta degli studenti universitari. Appello all’Europa PDF Print E-mail
Thursday, 31 January 2008

Scritto da Miriam Bolaffi    
ImageSecondoprotocollo.org, 31 gennaio - Iniziata in sordina il 28 gennaio nella università di Teheran, la rivolta degli studenti iraniani si sta rapidamente diffondendo in tutti gli atenei del Paese e la possibilità di una durissima repressione si fa sempre più concreta.

Al grido di “morte al dittatore”, “non vogliamo un governo autocratico”, “non vogliamo una forza di polizia repressiva”, “Mahmoud Ahmadinejad è per la corruzione e la discriminazione” e “lo studente muore, ma non verrà umiliato”,  gli studenti protestano contro la dirigenza politica del paese che continua a emettere leggi sempre più restrittive e umilianti, specie verso le donne.

La scintilla è stata l’arresto di alcuni loro compagni di corso per reati “morali”, oltre alle misure disciplinari adottate contro altri e la separazione di uomini e donne nella mensa e in altri luoghi pubblici dell'Università.

Ieri Maryam Rajavi, il Presidente eletto della Resistenza iraniana, ha invitato l’Europa “ad aprire gli occhi” e a guardare la sofferenza del popolo iraniano indicando la protesta studentesca come indicativa del rifiuto profondamente radicato nella popolazione iraniana verso il fascismo religioso che governa l'Iran ed indice del desiderio della popolazione di una fine definitiva dell'illegittimo regime di Teheran.

Ne frattempo proprio dall’Iran giungono voci di una prossima massiccia ondata di esecuzioni, la più grande mai vista e che comprenderà moltissimi studenti arrestati nelle precedenti proteste. L’impressione è che il regime voglia così mandare un chiaro segnale agli studenti che in questi giorni stanno manifestando proprio contro il regime.

Invitiamo l’Europa a vigilare attentamente su quanto sta avvenendo e su quanto avverrà nei prossimi giorni a Teheran e, nel caso, a interrompere ogni rapporto con il regime dei Mullah il che equivarrebbe in questo contesto ad un rifiuto della politica omicida dei Mullah e non più, come fino ad oggi, ad un tacito consenso.

Miriam Bolaffi
 

 
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