| Iran, lettera agli europarlamentari: "Siamo chiamati a una battaglia comune" |
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| Sabato 25 Luglio 2009 08:38 | |||
"Caro collega – scrive il Ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi in una lettera inviata ai 72 eurodeputati italiani - la situazione in Iran appare di giorno in giorno più preoccupante. E’ trascorso un mese esatto dal 'sabato di sangue', da quel 20 giugno che ha rappresentato il momento più terribile della repressione ai danni dei manifestanti scesi in piazza per chiedere trasparenza sull’esito delle elezioni. Da allora una lunga sequenza di violenze fisiche e psicologiche, di intimidazioni, fermi e arresti ingiustificati si è consumata a Teheran e nel resto del Paese. La presenza dei giornalisti stranieri è stata eliminata e così il regime ha potuto agire in maniera silenziosa, facendo affidamento sulla tendenza all’oblio e sulla velocità con cui le informazioni vengono consumate nella società occidentale.
Ho avuto modo in queste settimane – si legge ancora nella lettera - di avere costanti contatti con le associazioni dei rifugiati iraniani in Italia. Gli aggiornamenti e le notizie che mi hanno girato mi hanno toccato come essere umano ancor prima che come ministro. La preoccupazione per la sorte delle persone che hanno deciso di sfidare il regime è fortissima. E il pericolo maggiore per tutti loro è che l’opinione pubblica internazionale volti lo sguardo dalle loro sofferenze. Per questo io vi chiedo, nella vostra responsabilità di parlamentari europei, di non abbassare la guardia. Vi chiedo di ascoltare questo grido e questa richiesta di aiuto e di percorrere ogni strumento in vostro possesso per non far calare il sipario su una situazione più drammatica di quanto sia possibile immaginare.
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"Caro collega – scrive il Ministro per le Politiche europee Andrea Ronchi in una lettera inviata ai 72 eurodeputati italiani - la situazione in Iran appare di giorno in giorno più preoccupante. E’ trascorso un mese esatto dal 'sabato di sangue', da quel 20 giugno che ha rappresentato il momento più terribile della repressione ai danni dei manifestanti scesi in piazza per chiedere trasparenza sull’esito delle elezioni. Da allora una lunga sequenza di violenze fisiche e psicologiche, di intimidazioni, fermi e arresti ingiustificati si è consumata a Teheran e nel resto del Paese. La presenza dei giornalisti stranieri è stata eliminata e così il regime ha potuto agire in maniera silenziosa, facendo affidamento sulla tendenza all’oblio e sulla velocità con cui le informazioni vengono consumate nella società occidentale.






