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Camp Liberty: Una prigione per le 1000 donne dissidenti che si oppongono ai mullah iraniani

THE WIP - di Shahriar Kia  20 Febbraio, 2012

Sono passati ormai cinque mesi da quando i 3400 dissidenti iraniani di Campo Ashraf in Iraq hanno presentato le loro richieste all’UNHCR. Ma l’UNHCR non ha ancora iniziato il suo lavoro per la riconferma dello status di richiedenti asilo per i residenti di questo campo. Il govero iracheno, piegandosi alla pressione iraniana e cercando di spianargli la strada per il massacro dei residenti, ha subordinato l’inizio di questo processo al loro trasferimento presso una prigione di Baghdad, ironicamente chiamata “Camp Liberty”. L’Iraq afferma di volere solo i rifugiati iraniani, comprese 1000 donne, membri del principale gruppo iraniano di opposizione ai mullah in Iran, i Mojahedin-e-Khalq (MEK), fuori da Campo Ashraf e dall’Iraq.

Contrariamente alle affermazioni irachene, non solo Camp Liberty non è in alcun modo pronto a ricevere questi rifugiati, ma questa insistenza a volere assolutamente trasferire i residenti, è stata esercitata con l’intenzione di sottoporli a maggiore pressione, come previsto dal piano dell’Iran, di far fare all’Iraq il lavoro sporco e disintegrare la sua opposizione.

I residenti di Campo Ashraf sono membri della Resistenza Iraniana e negli ultimi 25 anni hanno vissuto in questo campo come immigrati. Nel Gennaio 2009, a dispetto dei numerosi avvertimenti dei residenti sulla prospettiva di essere lasciati nelle mani del governo iracheno – cosa che di per sé era una chiara violazione di un accordo firmato tra il governo statunitense ed i residenti – gli Stati Uniti hanno ceduto le loro responsabilità all’Iraq.

Fin dall’inizio, l’Iraq ha imposto un totale, disumano assedio a Camp Ashraf, oltre a lanciare due spietati attacchi accuratamente preparati, contro i residenti del campo nel Luglio 2009 e Aprile 2011 – lasciando sul terreno 47 residenti morti, comprese 8 donne, e più di 1000 feriti, molte delle quali donne. L’obbiettivo era chiaro: massacrare i residenti o, quantomeno, rimpatriarli in Iran dove verrebbero, senza alcun dubbio, giustiziati.

Subito dopo la sanguinosa repressione dell’8 Aprile, il Primo Ministro iracheno Nouri al-Maliki ha posto un ultimatum per l’espulsione dei residenti dall’Iraq o per il loro rimpatrio , al 31 Dicembre 2011. Secondo i rapporti ottenuti dall’Iran dalla Resistenza Iraniana, l’ultimatum era un complotto tra Tehran e Baghdad per predisporre un altro massacro  ad Ashraf e distruggere completamente la Resistenza Iraniana.

Le organizzazioni per i Diritti Umani e per i Diritti delle Donne, hanno invocato una campagna internazionale in difesa dei residenti di Campo Ashraf ed in particolare delle 1000 donne del campo. Molti membri di entrambe le camere del Congresso americano, così come alti funzionari delle amministrazioni Clinton, Bush e Obama, si sono rivolti al loro governo affinché onori i suoi obblighi e l’accordo che ha firmato con ogni residente di Campo Ashraf facendo fronte alle sue responsabilità di proteggere le loro vite e di non chiudere gli occhi di fronte ad una tragedia incombente.

Questo è stato ribadito recentemente da personalità degli Stati Uniti e dell’Unione Europea alla Conferenza Internazionale su Campo Ashraf, tenutasi a Parigi il 20 Gennaio 2012.

Questa campagna internazionale alla fine è riuscita a costringere Nouri al-Maliki a tornare sui suoi passi ed a prolungare la scadenza del suo illegale ultimatum a Maggio 2012. Avendo accettato il piano proposto dal Parlamento Europeo per la loro risistemazione presso paesi terzi, e per sostenere le possibilità raggiungere una soluzione pacifica e duratura, il 16 Agosto 2011 i residenti di Campo Ashraf hanno presentato richieste ufficiali all’UNHCR per la riconferma del loro status di richiedenti asilo e per la loro risistemazione finale presso paesi terzi. Ma a tutt’oggi, questo processo è stato ostacolato dal regime iraniano e dal governo iracheno, cosicché all’UNHCR non è stato consentito di iniziare il suo lavoro.

Il governo iracheno ha impedito all’UNHCR di cominciare il suo lavoro e ha subordinato l’inizio dei colloqui al trasferimento dei residenti presso un nuovo sito che non rispetta i basilari standards internazionali sui Diritti Umani

Camp Liberty: una prigione in cui i residenti di Campo Ashraf affronteranno torture psicologiche.

Il nuovo sito chiamato Camp Liberty doveva essere un campo di 40 Km2 per rifugiati secondo gli standards, ma ora l’area totale si è ridotta a mezzo kilometro quadrato ed è circondato da altissime mura di cemento armato.
Ai residenti non sarà permesso di uscire da questo accampamento, né di avere accesso ai loro avvocati.
Non c’è acqua corrente nel campo e i residenti devono cormprare l’acqua di cui hanno bisogno da ditte esterne.
I loro alloggi consistono in rulottes distrutte usate, anni fa, per ospitare temporaneamente i soldati americani.

Ma la cosa più sconfortante di tutte è la presenza delle forze irachene entro i confini del campo con la pretesa di proteggere i residenti. Queste sono le stesse forze militari che, in almeno due occasioni, hanno preso parte ai violenti attacchi contro Campo Ashraf che hanno portato alla morte di 47 residenti.

In palese violazione del Memorandum di Intesa (Memorandum of Understanding – MoU), firmato da capo dell’UNAMI e il governo iracheno, la postazione dell’UNAMI sarà fuori dal campo in modo che i residenti non ne avranno accesso diretto e continuo e dovranno essere scortati dalle forze armate irachene per recarvisi. Il team di osservatori dell’UNAMI e il personale dell’Ambasciata Americana non potranno entrare nel campo senza la preventiva conoscenza e approvazione del governo iracheno, cosa che rappresenta un’altra violazione del MOU.

La domanda a cui ancora deve essere data risposta dalla Comunità Internazionale ed in particolare dagli Stati Uniti, dato che ha la piena responsabilità dell’attuale situazione ad Ashraf – riguarda lo status dei residenti: sono, come ha dichiarato ufficialmente l’UNHCR, richiedenti asilo o sono prigionieri?

Qual’è la vera motivazione dietro il piano di trasferli a Camp Liberty e chi, a parte il regime iraniano, appoggia questo piano? Queste sono tutte domande che sono rimaste senza risposta.

In un momento in cui i residenti di Campo Ashraf si trovano con i fucili puntati alla testa e vivono sotto una costante minaccia di morte, costringerli a trasferirsi, in particolare le 1000 donne, in un nuovo sito che manca degli standards minimi per la sopravvivenza, non rappresenta altro che un piano sinistro di trasferire forzosamente i residenti e distruggere la Resistenza Iraniana.

Nel momento in cui i residenti hanno annunciato che, come gesto di buona volontà e per sostenere le possibilità di una soluzione pacifica, il primo gruppo di 400 residenti sono pronti a trasferirsi a Camp Liberty, tutti coloro che stanno costringendo le donne e gli uomini di Campo Ashraf a trasferirsi prima che tale trasferimento rispetti degli standards accettabili, dovrebbero sapere che sono parte di questo piano sinistro e ne dovranno rendere conto.