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  • Last Modified: Domenica 19 Maggio 2019, 13:19:07.

I Mojahedin del popolo liberi dalla lista perversa

Da Esmail Mohades
Alla fine di una seduta di una sottocommissione del Congresso - era il luglio del 1985 - di punto in bianco il vice segretario di Stato per gli Affari mediorientali Richard Murphy presentava una  relazione su un gruppo iraniano. Nella relazione si sosteneva che l’organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano era antidemocratica ed  antiamericana. Qualche giorno dopo in Libano veniva rilasciato un ostaggio statunitense. Nel febbraio del 1987 in seguito allo scandalo Irangate, la commissione Tower rivelava che il regime iraniano chiedeva agli Stati Uniti d’America di indicare i Mojahedin del popolo come marxisti e terroristi in cambio del rilascio degli ostaggi americani in Libano. In realtà la guerra degli USA contro il popolo iraniano era cominciata nelle calde giornate d’estate del ‘53 a Teheran, quando, dopo una lunga e meticolosa preparazione, la Cia metteva in atto un colpo di Stato contro il governo democratico del “testardo” Mossadeg e  i sogni democratici del popolo iraniano divenivano incubi. Anni dopo il segretario di Stato Madeleine Albright - era il 2000 -  chiedeva scusa ai mullà, acerrimi nemici di Mossadeg, per il golpe del ‘53. E quando milioni di iraniani rivendicavano nelle piazze la democrazia - erano gli anni 78-79 -  l’Occidente e gli Stati Uniti assistettero  Khomeini ad  assurgere alla guida della rivoluzione antimonarchica. Appoggiare il despota iraniano, contro la volontà del popolo, è una consuetudine degli USA.
Quando in Iran il regime sopprimeva con violenza ogni voce discorde e il suo spietato terrorismo macchiava le strade di ogni parte del mondo col sangue dei dissidenti iraniani, Robert Pulitzer – era l’ottobre del ’94 - consegnava un dossier del Dipartimento di Stato al Comitato Esteri del Congresso in cui sosteneva che i Mojahedin del popolo - principale gruppo d’opposizione - erano terroristi. L’8 ottobre 1997 il governo di Bill Clinton inseriva ufficialmente i Mojahedin del popolo nella lista delle “organizzazioni terroristiche straniere”. Il giorno dopo, un alto funzionario dell’Ammirazione Martin Indyk confessò candidamente a Los Angeles Times che l’inserimento era stato un gesto di “buona volontà” verso il  governo di Khatami. Così il 2 maggio 2002 fece anche l’Unione Europea, su proposta dell’Inghilterra. In seguito il ministro degli Esteri inglese Jack Straw in un’intervista alla BBC del 2 gennaio 2006 affermava che l’inclusione nella lista era avvenuta in seguito ad un’esplicita richiesta del regime di Teheran. L’Occidente in quegli anni inseguiva la chimera dei moderati all’interno dell’establishment del velayat-e faghih, ma trovò Ahmadinejad, e un regime in procinto di acquisire la bomba nucleare. La storia dovrà pur essere magistra vitae! Era davvero contraddittorio l’inserimento nella lista dei gruppi terroristici proprio del principale gruppo che si batteva contro un regime riconosciuto universalmente come il padrino del terrorismo internazionale. L’inserimento era perverso, illogico e illegittimo.
I Mojahedin del popolo condussero una battaglia legale presso i tribunali europei ed ebbero sette sentenze inequivocabilmente a favore, che li riconobbero come forza di legittima resistenza. E in fine il 26 gennaio 2009 l’UE depennò il loro nome dalla lista nera. I tribunali definirono l’inserimento senza alcun fondamento.  I motivi erano chiaramente politici ma alquanto miopi. I Mojahedin del popolo denunciarono anche il Dipartimento di Stato Americano presso la Corte statunitense.  La Corte d’appello del distretto di Columbia a Washington il 25 giugno 1999 emise una sentenza in cui affermava che le informazioni fornite da parte del Dipartimento di Stato non erano convincenti, perché illogiche e prive di alcun fondamento. Anche la Corte federale del Distretto di California, il 22 giugno 2002, bocciava l’inserimento del nome dei Mojahedin del popolo nella black list, in quanto “contraria alla Costituzione degli USA”. Ma tutte queste voci provenienti dalle sedi giudiziarie non scalfivano la volontà di una sporca politica di appeasement verso il regime dittatoriale al potere in Iran. L’etichettatura terrorista però persisteva e rendeva la vita dell’opposizione ardua e causava la perdita di molte vite umane, fornendo l’alibi al carnefice.
La Corte federale del Distretto di Columbia nuovamente il 16 luglio 2010 decretava che l’inserimento dei Mojahedin del popolo nella black list era in violazione del diritto al giusto processo nei loro confronti. La Corte esprimeva dubbi sulle fonti del Segretario di Stato e sull’accuratezza delle sue informazioni nei riguardi della PMOI – i Mojahedin del popolo -. Visto il ritardo ingiustificato da parte del Dipartimento di Stato sulla cancellazione dalla lista, i Mojahedin del popolo riportarono di nuovo il caso di fronte alla Corte. Allora il 1° giugno 2012, con una sentenza senza precedenti, la Corte di Appello degli Stati Uniti del Distretto di Columbia “ordinò” al Segretario di Stato di respingere o accogliere la richiesta dell’organizzazione iraniana entro e non oltre quattro mesi dalla data dell’emissione della sentenza. In mancanza di una decisione del Segretario sarebbe stata accolta la richiesta di un decreto ingiuntivo per la rimozione dalla lista. Il 28 settembre 2012 finalmente il Dipartimento di Stato Usa ha depennato ufficialmente i Mojahedin del popolo iraniano dalla lista delle organizzazioni terroriste.

Chi sono i Mojahedin del popolo iraniano, la PMOI? La PMOI come organizzazione politica e sociale è stata fondata nel 1965 per opporsi al regime dispotico dello sciah e per instaurare in Iran un regime democratico basato esclusivamente sul suffragio popolare. I Mojahedin del popolo, movimento d’ispirazione islamica, credono nell'Islam democratico e tollerante, e perseguono l'obiettivo della democrazia contro il regime religioso al potere in Iran. E' noto che i Mojahedin del popolo siano il più attivo e diffuso movimento d'opposizione in Iran, e hanno sviluppato e praticato, in quasi mezzo secolo di vita, un'interpretazione democratica dell'Islam, contrapposta al fondamentalismo religioso, e che è improntata in particolare alla valorizzazione del ruolo delle donne.  Dal 1985 il loro segretario generale è una donna. Certo è che l'Islam democratico e tollerante dei Mojahedin del popolo è diametralmente opposto alla lettura integralista e questo dà l'alibi agli opportunisti e ai superficiali di etichettarli come marxisti. Se la PMOI si batte per la libertà, anzi la concepisce come il suo ideale supremo, sa bene che non c'è libertà senza giustizia. Dopo il rovesciamento del regime dittatoriale dello sciah - 1979 - e l'insediamento del regime dei mullà, i Mojahedin del popolo per due anni e mezzo hanno cercato di rivendicare il loro diritto e quello del popolo alla lotta politica in Iran. Durante questo periodo, finché i loro candidati ebbero ancora la possibilità di partecipare alle elezione, che comunque erano fortemente manipolate dal regime, i Mojahedin del popolo presero milioni di voti, garantendosi un consenso ed un'accoglienza eccezionale tra la popolazione giovanile e tra le donne, appunto per la loro politica progressista.
Proprio su proposta del leader storico dei Mojahedin del popolo, Massuod Rajavi,  fu fondato a Teheran, il 21  luglio  1981, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, il CNRI, una coalizione democratica di organizzazioni politiche e personalità, di cui i Mojahedin del popolo sono il gruppo principale. Lo statuto del CNRI prevede che dopo il rovesciamento del regime fungerà da organo legislativo per un periodo limitato  di sei mesi in cui il governo di transizione porterà il paese alle elezioni per l’assemblea costituente. Il CNRI ha eletto nel 1993 la signora Maryam Rajavi  presidente della repubblica per il periodo di transizione come figura di garanzia democratica e di unità nazionale.
La cancellazione dalla lista nera è innanzitutto dovuta alla qualità delle attività politiche dei Mojahedin del popolo. Ma anche ad un immane lavoro di migliaia di  donne e uomini in ogni parte del mondo che si sono spesi per cancellare l’ingiustizia. Persone che con il loro lavoro infaticabile hanno smantellato la scellerata etichettatura. Il depennamento dei Mojahedin del popolo dalla lista  è dovuto soprattutto alla eroica resistenza dei suoi membri residenti al Campo Ashraf in Iraq; questi al costo della vita hanno affermato i principi di una lotta per libertà del loro paese. La legittimità politica del movimento dei Mojahedin del popolo iraniano, finché è in piedi il regime dittatoriale iraniano, dipende dalla sua resistenza e dal popolo iraniano; quando  l’Iran sarà democratico dalle urne elettorali. Le armi di una lotta politica comunque vengono scelte, o meglio dire imposte da potere dominante. Il movimento dei Mojahedin del popolo per battersi contro la feroce dittatura religiosa in Iran non ha bisogno del permesso dei paesi stranieri. L’ostilità dei governi degli Stati Uniti contro il popolo iraniano sarà la storia a giudicarla. È bene che l’Amministrazione di Barack Obama ascolti la voce del popolo iraniano e ne sostenga le istanze democratiche, anziché prendere la parte del potere. L’attuale Amministrazione  può alleviare il danno recato al popolo iraniano e candidare i Mojahedin del popolo di Ashraf, riconosciuti combattenti per la libertà, al premio Nobel per la pace. Questo è il risarcimento morale di fronte a chi  ha subito per troppi anni l’ingiustizia. Caduti a centinaia, sotto le bombe americane, per l’eccidio delle forze irachene al soldo del regime iraniano, hanno tenuto retta la schiena dell’Uomo. Se non a loro il Nobel,  a chi?

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