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Iran: il prigioniero politico Haidar Ghorbani impiccato in segreto a Sanandaj

Appello per condannare le esecuzioni e intraprendere azioni urgenti per salvare i prigionieri nel braccio della morte

• La continuazione e l’espansione delle relazioni politiche ed economiche con il regime clericale dovrebbero basarsi sulla cessazione delle esecuzioni e delle torture
• Il dossier sui diritti umani del regime deve essere deferito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per quattro decenni di crimini contro l’umanità e genocidio e i suoi dirigenti, in particolare Khamenei, Ebrahim Raisi e Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i, dovrebbero essere assicurati alla giustizia.
Nonostante i numerosi appelli nazionali e internazionali, il regime clericale ha giustiziato Haidar Ghorbani, un prigioniero politico curdo, a Sanandaj domenica 19 dicembre 2021, senza preavviso al suo avvocato e alla sua famiglia. Secondo l’agenzia di stampa ufficiale IRNA, la magistratura del regime nella provincia del Kurdistan ha annunciato in un comunicato che l’esecuzione di Haidar Ghorbani era stata eseguita con l’accusa di Moharebeh (guerra contro Dio), complicità nell’omicidio di tre cittadini curdi e appartenenza al Partito Democratico del Kurdistan.
Il regime clericale si è persino rifiutato di consegnare il corpo di Haider ai suoi familiari e li ha solo informati del suo luogo di sepoltura. Un folto gruppo di persone a Sanandaj si è radunato davanti alla casa di Haidar Ghorbani per esprimere la propria rabbia contro la sua brutale esecuzione.
Negli ultimi mesi, esperti, autorità e organizzazioni internazionali per i diritti umani avevano ripetutamente chiesto l’annullamento della condanna a morte di Ghorbani, evidenziando che la condanna si basava su confessioni ottenute sotto tortura.
L’8 agosto 2020, la Resistenza iraniana aveva invitato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e altri organismi per i diritti umani a intraprendere azioni urgenti per impedire l’esecuzione di Ghorbani e salvargli la vita.
Il disumano regime clericale, incapace di resistere alle crescenti rivolte popolari e terrorizzato dal suo possibile rovesciamento, ha trovato l’unica via d’uscita nell’intensificare le esecuzioni, la tortura e la repressione. Questo è stato l’obiettivo di Khamenei nel nominare alla presidenza Ebrahim Raisi, tristemente noto per il suo ruolo diretto nel massacro del 1988. L’esecuzione di un prigioniero politico dopo cinque anni di prigionia, due giorni dopo che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite aveva condannato le brutali e sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran, riflette questa politica. Solo dal 21 novembre 2021 sono state registrate 35 esecuzioni.
La Resistenza iraniana esorta il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite e l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, nonché l’Unione Europea e i suoi Stati membri, a condannare fermamente il crescente numero di esecuzioni in Iran e ad intraprendere un’azione immediata per salvare i prigionieri nel braccio della morte. La continuazione e l’espansione dei legami politici ed economici con il fascismo religioso che governa l’Iran dovrebbero essere condizionati alla cessazione di esecuzioni e torture, il dossier sui diritti umani del regime deve essere deferito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per quattro decenni di crimini contro l’umanità e genocidio e i suoi dirigenti, in particolare Khamenei, Ebrahim Raisi e Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i, dovrebbero essere assicurati alla giustizia.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI)
19 dicembre 2021

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