venerdì, Luglio 23, 2021
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Raduno di famiglie dei martiri dei Mojahedin del popolo a Khavaran con lo slogan “Raisi boia del 1988!”

Tehran – Khavaran

Un gruppo di famiglie dei martiri Mojahedin del popolo si è riunito, il pomeriggio del 13 maggio, Khavaran, luogo delle fosse comuni dell’eccidio dei prigionieri politici del 1988, lanciando slogan: Raisi boia del 1988!
I familiari dei martiri avevano in mano le foto dei loro cari ed hanno deposto i fiori sulle tombe. Questi portavano anche dei cartelli su cui scritto: “Khavaran è una prova continua del crimine contro l’umanità in Iran riguardo il massacro del 1988” e “Non perdoneremo né dimenticheremo finché gli autori non saranno assicurati alla giustizia”.
In una lettera al Segretario generale delle Nazioni Unite e ai leader dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, il 4 maggio, 1112 membri delle famiglie dei martiri dei Mojahedin del popolo iraniano hanno chiesto un’azione immediata per impedire l’ulteriore distruzione delle tombe dei loro cari da parte del della dittatura religiosa al potere in Iran. Nella lettera si riferisce alla fatwa criminale di Khomeini sull’esecuzione di tutti i Mojahedin del popolo che non hanno ripudiato la loro posizione, così scritto: “Il regime dei mullà sta cercando in tutti i modi di distruggere le tombe di nostri martiri per nascondere gli effetti di questo grande crimine”. Nella lettera i familiari hanno chiesto “Un’azione per impedire la distruzione delle tombe dei martiri e eliminare i seni della criminalità e della tortura psicologica su migliaia di famiglie in tutto l’Iran”.
Allo stesso tempo, “Giustizia per le vittime del massacro in Iran del 1988” ha annunciato: 152 ex funzionari delle Nazioni Unite, eminenti esperti internazionali di Diritti Umani ed esperti giuristi in una lettera a Michel Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, hanno chiesto la formazione di una commissione d’inchiesta internazionale sul massacro di migliaia di prigionieri politici Iran nel 1988. I Relatori speciali delle Nazioni Unite, nel settembre 2020, hanno descritto questo massacro come un crimine contro l’umanità.
Tra i firmatari di questa lettera aperta ci sono anche Mary Robinson, ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ed ex Presidente dell’Irlanda, ex Presidente di Timor Est, ex Primo Ministro del Canada, ex Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite, 28 ex Relatori Speciale ONU sui Diritti Umani, ex capi delle indagini delle Commissario delle Nazioni Unite per le violazioni dei Diritti Umani in Eritrea e Corea del Nord, l’ex procuratore capo del Tribunale penale delle Nazioni Unite per l’ex Jugoslavia e il Ruanda, l’ex procuratore speciale della Corte speciale libanese e il primo presidente della Corte speciale delle Nazioni Unite per la Sierra Leone, l’ex vicepresidente della Corte europea di Diritti umani e tre ex giudici della Corte di giustizia europea e 6 vincitore del Premio Nobel per la Pace.
Nel 1988 Khomeini ha emesso una fatwa in cui ordinava l’esecuzione di tutti i prigionieri politici affiliati all’Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano. La lettera scrive: “Coloro che hanno ordinato ed eseguito esecuzioni extragiudiziali hanno ottenuto sistematicamente l’immunità” e molti di loro, come l’attuale capo della magistratura (Raisi) e il ministro della Giustizia (Avaei), fanno parte del potere in istituzioni chiave della magistratura, della procura e il governo.
La presidente eletta della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi, ha invitato il Consiglio di sicurezza e tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite a condannare formalmente la fatwa ufficiale di Khomeini per il massacro di prigionieri politici come genocidio e crimine contro l’umanità.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
13 maggio 2021

 

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