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  • Last Modified: Martedì 16 Luglio 2019, 14:27:40.

Diritti umani in Iran terribili come sempre

Hamid Yazdan Panah , 20 ottobre 2013*

Si è persa nell’attenzione della stampa al programma nucleare dell’Iran e all’offensiva morbida del suo presidente, la dura situazione dei diritti umani con cui devono misurarsi gli Iraniani, particolarmente quelli che sfidano il regime. Da quando Rouhani è diventato premier, due mesi fa, sono state giustiziate 250 persone.

 

Il regime iraniano non è estraneo alle polemiche. Il suo programma nucleare ha occupato le prime pagine dei giornali per un decennio, guadagnando il centro della scena nei dibattiti politici e in quelli di politica estera. L’influenza dell’Iran nella regione è stata anch’essa ampiamente discussa, dal momento che ha cercato di sostenere i regimi della Siria e dell’Iraq, esportando nel contempo il terrorismo ovunque. Questi fatti meritano le massime attenzione e azione. Persa tra le questioni sul programma nucleare iraniano e il nuovo presidente, è la dura realtà della situazione dei diritti umani in Iran.

L’Iran è senza dubbio uno dei maggiori violatori dei diritti umani nel mondo. L’Iran è un capofila nelle esecuzioni capitali nel mondo, e con almeno 300 esecuzioni nel 2012 era secondo solo alla Cina. Finora risulta che quest’anno abbiano giustiziato almeno 508 persone. In base alle notizie, nelle due settimane comprese tra l’11 e il 25 settembre, si è raggiunto il primato di 50 impiccagioni.

Ciò che turba ancora di più della quantità di esecuzioni è il modo in cui queste vengono eseguite. Conformemente al suo stile medievale di governo, l’Iran continua a effettuare esecuzioni capitali pubbliche, per creare uno spettacolo di potere e terrore, con una dimostrazione di potere assoluto dello Stato sui suoi cittadini.

Ciò include la storia recente di Ali M., un detenuto impiccato per presunti reati di droga, ancora vivo dodici minuti dopo l’impiccagione. L’orrore della storia è resa ancora peggiore dalla decisione del regime iraniano di impiccare Ali nuovamente appena le sue condizioni di salute miglioreranno.

Riguardo agli attivisti iraniani in loco, sentire le loro voci è stata una lotta. C’è voluto l’assassinio scioccante del blogger iraniano Sattar Beheshti perché il mondo prestasse attenzione ai crimini della repubblica islamica. Beheshti era detenuto dall’unità di cyber-polizia ed è morto in detenzione, in base alle notizie pervenute alla fine di lunghe torture. La morte di Beheshti dimostra quale sia la realtà che molti Iraniani affrontano quando si esprimono contro il regime.

Il detenuto politico Gholamreza Khosravi costituisce un altro caso esemplare. Khosravi, già detenuto politico negli anni Ottanta, è stato arrestato nel 2008 dal Ministero dell’Intelligence e condannato a sei anni di carcere per presunto sostegno al PMOI. Il regime nega ai prigionieri politici alcuna forma di processo regolare e spesso cambia arbitrariamente la sentenza in funzione del suo calendario brutale. Dopo due nuovi processi, Khosravi è stato condannato a morte con l’accoglimento della nuova accusa di “inimicizia verso Dio”, per i suoi presunti legami con il PMOI.

Risulta che Khosravi abbia trascorso sei mesi in isolamento carcerario, brutalmente torturato e maltrattato. Amnesty International ha sollevato questo caso affermando “Queste presunzioni di tortura o altri maltrattamenti devono essere indagate immediatamente e imparzialmente, e chiunque risulti responsabile di tali abusi consegnato alla giustizia. Egli dovrebbe anche essere sottoposto a nuovo processo secondo procedure conformi agli standard internazionali di processo equo, senza ricorso alla pena di morte.”

L’esecuzione pubblica è chiaramente una tattica per terrorizzare la popolazione, e la procedura giudiziaria arbitraria applicata nei confronti dei detenuti politici è un indice dello sforzo del regime per mantenere un clima di terrore e repressione in Iran. Un rapporto dell’ONU sulle esecuzioni iraniane redatto dal relatore speciale sulla situazione dei diritti umani in Iran , Ahmad Shaheed afferma: “Molti dei condannati a morte sono stati riconosciuti colpevoli senza gli standard di un processo equo.”

Queste pratiche non riscuotono l’apprezzamento della comunità internazionale, e tuttavia i mullah in Iran le hanno incrementate, nonostante la crescita del controllo e delle sanzioni. Perché? Perché il regime ha più paura del proprio popolo che di qualsiasi potenza straniera. Le rivolte del 2008 hanno scosso il regime fino alle fondamenta, lasciando pochi dubbi sulle aspettative di libertà del popolo iraniano, la cui maggioranza ha meno di trenta anni.

Nonostante la nuova immagine che l’Iran ha cercato di promuovere attraverso Rouhani, la situazione dei diritti umani in Iran non è cambiata.

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* Hamid Yazdan Panah è un attivista irano-americano per i diritti umani e un avvocato che si occupa di immigrazione e asilo nella San Francisco Bay Area.

 

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