mercoledì, Settembre 22, 2021
HomeComunicati StampaTerrorismoUn anno storico per l’Iran

Un anno storico per l’Iran

Introduzione

Il 2021 è un anno straordinario per l’Iran. Il regime sta affrontando diverse crisi esistenziali che continuano ad intensificarsi. L’economia è in gravi difficoltà, il malcontento sociale è ai massimi storici, Teheran è gravemente isolata, le sue lotte interne si stanno approfondendo con l’epurazione delle fazioni cosiddette “moderate” e la principale opposizione che chiede il rovesciamento del regime sta guadagnando terreno. In queste terribili circostanze, formulare una politica che funzioni nei confronti della nuova amministrazione statunitense è diventato uno dei grattacapi più seri per Teheran.

La crisi economica

Alcuni indicatori della situazione economica sono questi:

1. Secondo funzionari e istituzioni statali come la Banca Centrale, l’inflazione ha raggiunto un livello tra il 40% e il 50%. L’inflazione per alcuni elementi critici nel paniere di beni e servizi (come i generi alimentari e le spese abitative) ha superato il 100%.

2. La valuta ha perso oltre tre quarti del suo valore negli ultimi quattro anni.

3. Il crollo della borsa ha innescato una nuova crisi per il regime.

4. Il tasso ufficiale di disoccupazione è superiore al 18%, ma i dati reali indicano che almeno la metà della forza lavoro potenziale è attualmente disoccupata.

Ci sono molte ragioni per questa situazione, delle quali le fondamentali sono le seguenti:

1. La maggior parte dell’economia è controllata dal Leader Supremo Ali Khamenei e dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC). La corruzione dello Stato è profondamente radicata e onnipresente.

2. La politica del regime di repressione e di esportazione del terrorismo e i suoi programmi nucleari e missilistici, essenziali per la sua sopravvivenza, consumano la maggior parte del bilancio del Paese.

3. Le sanzioni statunitensi hanno semplicemente aggravato la situazione, rendendo queste crisi insopportabili per il regime. La corruzione endemica e l’allocazione delle entrate petrolifere e del bilancio statale verso politiche distruttive hanno causato enormi sofferenze agli iraniani medi. La revoca delle sanzioni non farà che arricchire ulteriormente i funzionari corrotti del regime, aggravando al contempo la miseria della gente. Le fazioni di tipo mafioso di Teheran si limiteranno a sottrarre il denaro che sarà arrivato come un colpo di fortuna, intensificando nello stesso tempo il terrorismo. Il popolo iraniano vede come la vera causa della sua miseria la corruzione e la cattiva gestione dello Stato, non le sanzioni internazionali.

Lo stato esplosivo della società e l’opposizione crescente

Enormi rivolte popolari hanno scioccato il regime nel 2018, nel 2019 e nel 2020. Milioni di persone sono scese in piazza in centinaia di città per chiedere un cambiamento democratico. Il regime vede la repressione assoluta come l’unico modo per prevenire un’altra grande rivolta. Tuttavia, la situazione economica è peggiorata di giorno in giorno, portando l’insoddisfazione popolare ai massimi storici. Pertanto, non c’è dubbio che proteste più feroci siano in agguato all’orizzonte. Nel frattempo, il principale movimento di Resistenza contro il regime ha acquisito uno slancio senza precedenti. Sta reclutando e organizzando Unità di Resistenza in tutto il Paese e accelerando le sue attività per la democrazia all’interno dell’Iran, con disappunto del regime e delle sue forze repressive.

Sconfitte regionali e internazionali

Negli ultimi mesi Teheran ha sperimentato significative battute d’arresto regionali e internazionali. A livello regionale, le forniture di armi e finanziarie ai suoi delegati terroristici hanno subito un forte calo grazie alla diminuzione di disponibilità delle casse del regime. E all’inizio di quest’anno un tribunale in Europa ha condannato un diplomatico accreditato di Teheran, Assadollah Assadi, per coinvolgimento in un piano di attentato contro un grande raduno della principale opposizione, il Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), a Parigi nel 2018. Il regime ha deciso di non impugnare la storica sentenza del tribunale, stabilendo che le prove contro il condannato sono troppo forti. I tribunali europei hanno ora essenzialmente accusato il regime e lo Stato di avere sponsorizzato un attacco terroristico nel cuore dell’Europa, isolando e disonorando ulteriormente la teocrazia.

Lotte interne ed epurazioni

Gli effetti aggregati delle crisi economiche, della pressione e delle sanzioni degli Stati Uniti e, cosa più importante, le persistenti rivolte degli ultimi due anni hanno intensificato i conflitti e le spaccature all’interno del regime. Ciò ha costretto Khamenei a serrare gradualmente i ranghi ed epurare le principali fazioni rivali. Ha compiuto il primo passo in questa direzione durante le “elezioni parlamentari” del febbraio 2020. Quelle cosiddette “elezioni” hanno affrontato un massiccio boicottaggio. E ora, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 18 giugno, Khamenei rischia un altro boicottaggio nazionale dopo avere lanciato un’epurazione totale di tutti i candidati della fazione “moderata”.

Khamenei punta a insediare l’attuale capo della magistratura Ebrahim Raisi come prossimo presidente. A maggio, l’organismo di verifica delle credenziali che lui controlla, noto come Consiglio dei Guardiani, ha squalificato tutti i seri contendenti di Raisi, perfino qualcuno all’interno della cerchia ristretta di Khamenei, come Ali Larijani, presidente del “parlamento” per 12 anni, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale, ministro della Guida Islamica, capo della Radiotelevisione di Stato e generale di brigata dell’IRGC. Raisi è tristemente incolto anche per gli standard della teocrazia. È anche un ex membro delle “Commissioni della morte” responsabili del massacro di 30.000 prigionieri politici nel 1988 ed è sulla lista delle sanzioni degli Stati Uniti e dell’UE per il suo ruolo nelle violazioni dei diritti umani.

Nel disperato tentativo di prevenire un’altra rivolta che potrebbe potenzialmente rovesciare il regime, Khamenei ha bisogno di serrare i ranghi e cementare rapidamente il potere. Non ha la flessibilità per consentire alla fazione rivale di controllare nemmeno il ramo esecutivo. Ha bisogno di installare Raisi come presidente perché Raisi è completamente allineato con lui.

È molto significativo che, durante i suoi due mandati presidenziali, l’attuale presidente della fazione “moderata”, Hassan Rouhani, si sia allineato a Khamenei più di qualsiasi altro presidente che lo abbia preceduto. Tuttavia, il regime è diventato così vulnerabile e debole che non può più nemmeno tollerare la fazione di Rouhani.

Tutto ciò rende il 2021 un anno straordinario, in cui la popolazione è socialmente, politicamente ed economicamente sull’orlo dell’esplosione. La narrativa “moderati” contro “intransigenti” è ormai obsoleta. Il regime è più isolato e più debole che mai. Il popolo iraniano è più emarginato e scontento che mai. E l’opposizione guadagna terreno. Questi sono tutti presagi di una trasformazione fondamentale che si profila all’orizzonte dell’Iran.

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,594FollowersFollow
36,307FollowersFollow