martedì, Settembre 22, 2020
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Le confessioni forzate fatte in TV sono un altro segno delle violazioni dei diritti umani, che il regime iraniano effettua sistematicamente

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A seguito della campagna Internazionale per fermare l’esecuzione di Navid Afkari, un manifestante arrestato nel 2018, il regime iraniano ha trasmesso le sue confessioni estorte nuovamente lunedì. Mandare in onda questo tipo di autoaccusa, palesemente coercitiva, mostra l’intenzione dei mullah di giustiziare Navid e, allo stesso tempo, le loro quotidiane violazioni dei diritti umani.

Navid Afkari Sangari, 27 anni, è un campione di wrestling ed è stato arrestato nel 2018 insieme ai suoi due fratelli. Dopo mesi di terribili torture e dopo una confessione televisiva, Navid è stato condannato a due esecuzioni.
In una lettera dal carcere, Navid ha scritto:”Per circa 50 giorni ho dovuto sopportare le più orrende torture fisiche e psicologiche. Mi picchiavano con bastoni e manganelli, colpendomi braccia, gambe, addome e schiena; mi mettevano un sacchetto di plastica sulla testa e mi torturavano finché non fossi quasi soffocato ad un soffio dalla morte; mi hanno anche versato dell’alcol sul naso”.
In una simile situazione, il regime iraniano il 5 agosto ha giustiziato Mostarda Salehi, un manifestante arrestato nel 2018 nella città di Isfahan.
Anche Mostafa Salehi è stato sottoposto a feroci torture per confessare di aver ucciso una forza di sicurezza.
Una fonte vicina alla famiglia di Mostafa Salehi ha riferito:” La mano ed entrambe le gambe di Mostafa erano state rotte durante gli interrogatori. Gli agenti hanno anche usato gli aghi per forare le unghie. Le torture sono state così gravi che collo e midollo spinale sono rimasti danneggiati”.

Iran: Mullahs' judiciary admits arrest of Amir Hossein Moradi and Ali Younesi, Sharif University of Technology elite studentsAltri due prigionieri politici, Alì Younesi e Amir Hossein- Moradi, due studenti d’ elite arrestati ad aprile, sono ora sotto pressione per fare confessioni forzate in TV. A tal proposito, la sorella di Alì Younesi, sabato ha scritto su Twitter:” Mercoledì 2 settembre, a mio fratello è stato detto di accettare le accuse contro di lui in una confessione televisiva e riceverà l’ergastolo invece della pena di morte. Dopo 5 mesi di detenzione, isolamento e interrogatorio pubblico, hanno insistito per un’intervista televisiva, minacciandolo e facendo pressione su di lui, nelle ultime tre settimane”.
Il regime dei mullah ha usato la tortura e maltrattamenti sistematicamente negli ultimi quattro decenni contro tutti i prigionieri politici. Amnesty International ha pubblicato un rapporto scioccante, ” Trampled Humanity”, il 2 settembre, confermando l’uso di terribili torture da parte del regime, soprattutto verso i prigionieri delle due massicce proteste nazionali del 2018 e del novembre del 2019. Secondo questo rapporto, il regime iraniano ha utilizzato ” torture diffuse tra cui percosse, fustigazioni, scosse elettriche, posizioni di stress, esecuzioni simulate, waterboarding, violenza sessuale, somministrazione forzata di sostanze chimiche e privazione delle cure mediche”, per esercitare pressioni su migliaia di manifestanti arrestati durante le rivolte di novembre 2019.
Le principali proteste del novembre 2019 in Iran hanno scosso le fondamenta del regime, tanto che il leader supremo Alì Khamenei ha ordinato alle sue forze di ” fare tutto il possibile” per reprimere i manifestanti.
Più di 1500 manifestanti sono stati uccisi e migliaia sono stati arrestati. Nel disperato tentativo di sedare l’irrequieta società iraniana, il regime ha aumentato le sue misure oppressive. Dopo aver fallito l’esecuzione di tre manifestanti, a seguito di una massiccia campagna internazionale sui social media, i mullah stanno cercando ora di usare le esecuzioni come una dimostrazione di potere. A tal proposito, il quotidiano statale Mostaghel mercoledì ha scritto:” La simpatia e l’armonia della società con le persone giustiziate e il risveglio del loro senso di compassione verso queste vittime selezionate dal sistema dominante sono segni dell’ampliamento della frattura tra la società e il governo. Per quanto il governo conduca le esecuzioni con freddezza,la società considera queste esecuzioni violente e le contesta”.

Il fallimento della comunità internazionale nel ritenere il regime iraniano responsabile dei suoi crimini passati ha incoraggiato i mullah ad uccidere ed opprimere qualsiasi voce di dissenso.
Un chiaro esempio è il massacro dei prigionieri politici del 1988, un crimine rimasto impunito per 32 anni.
Nel giro di pochi mesi, più di 30.000 prigionieri politici, per lo più membri e sostenitori dell’Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano ( PMOI/ MEK) sono stati giustiziati. Tutte le esecuzioni sono state eseguite dopo processi brevi ed iniqui da parte delle cosiddette ” Commissioni della morte”. Gli autori del crimine ora occupano posizioni di rilievo all’interno del regime, ricordiamo fra i tanti:
Ebrahim Raisi, capo della magistratura
Alireza Avaei, attuale ministro della giustizia.
Il recente rapporto di Amnesty International e la presenza di due criminali ai vertici del potere legale e giudiziario, mostrano che il regime non ha mai cambiato rotta riguardo alle violazioni dei diritti umani.
Considerato ciò, la comunità internazionale ha la responsabilità di chiedere ai mullah di rispondere dei loro crimini passati e attuali . La Resistenza Iraniana da decenni ha chiesto e chiede tuttora a gran voce e con profonda ostinazione che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e i suoi Stati membri, il Segretario generale, l’Alto Commissario per i diritti umani e il Consiglio per i diritti umani, nonché l’ Unione Europea, devono condannare le continue torture e i crimini contro l’umanità in Iran; devono, inoltre, intraprendere azioni urgenti per garantire il rilascio dei manifestanti e dei prigionieri politici ancora in carcere e inviare una commissione di inchiesta internazionale per poter visitare le prigioni del regime.

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