domenica, 29 Marzo, 2020
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Amnesty International: 23 bambini o ragazzi uccisi dalle forze di sicurezza del regime in Iran durante le proteste di novembre

Di Sedighe Shahrokhi

Almeno 23 bambini o ragazzi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza del regime iraniano durante la rivolta del novembre 2019, secondo Amnesty International.

Nel rapporto di Amnesty “Hanno sparato ai nostri figli” – Uccisioni di minori nelle proteste in Iran del novembre 2019, è stato rivelato che almeno 22 dei minori sono stati uccisi mentre le forze di sicurezza del regime sparavano illegalmente proiettili veri contro manifestanti disarmati e spettatori. Il regime ha ucciso 22 ragazzi, di età compresa tra 12 e 17 anni, e una ragazza che aveva probabilmente un’età tra gli 8 e i 12 anni.
Philip Luther, direttore per la ricerca e la sensibilizzazione di Amnesty per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha dichiarato: “Negli ultimi mesi è emerso un quadro sempre più raccapricciante della misura in cui le forze di sicurezza iraniane hanno usato illegalmente la forza letale per reprimere le proteste nazionali dell’anno scorso. Tuttavia, è devastante apprendere che il numero di bambini caduti vittime di questa brutalità è così scandalosamente alto”.
Luther ha chiesto “indagini indipendenti e imparziali” da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite su questi omicidi e su tutti gli omicidi di manifestanti durante la rivolta, nonché processi equi per i sospetti.

Amirhossein Davoudvand, di 17 anni, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco dalle forze di sicurezza iraniane nell’area di Yazdanshahr, vicino alla città di Najafabad nella provincia di Esfahan. Vogliamo giustizia.
Le prove di Amnesty per questo orribile crimine provengono da video, fotografie, certificati di morte, testimonianze oculari, interviste alle famiglie e informazioni da parte di attivisti per i diritti umani e giornalisti locali. Da questo si è appreso che:

• in 10 casi, i ragazzi sono stati uccisi da un proiettile alla testa o al torace, il che suggerisce che le forze di sicurezza stavano sparando per uccidere;
• in due casi, i ragazzi sono morti a causa di un grave trauma, con “cervello schiacciato”, “cranio in frantumi” e “cuore e un polmone trafitti”;
• in un caso, ci sono rapporti contrastanti sulla causa della morte, con uno che suggerisce ferite mortali alla testa causate dalle forze di sicurezza che hanno picchiato il ragazzo e uno che dice che la vittima sia stata uccisa da pallini di metallo sparati a distanza ravvicinata.

Di questi decessi, avvenuti in 13 città di sei province, 12 sono avvenuti il 16 novembre, otto il 17 novembre e tre il 18 novembre.
Philip Luther ha anche affermato: “Il fatto che la grande maggioranza delle morti dei ragazzi sia avvenuta nell’arco di soli due giorni è un’ulteriore prova del fatto che le forze di sicurezza iraniane hanno compiuto un’azione omicida per eliminare il dissenso ad ogni costo”.
Le famiglie delle vittime sono sottoposte a molestie e intimidazioni da parte del regime per impedire loro di parlare, cosa che, insieme alle rapide sepolture e ai funerali di basso profilo, è una prova della censura del regime.

Luther ha dichiarato: “Come se la perdita dei loro cari non fosse un’esperienza abbastanza crudele da sopportare, le famiglie di ragazzi uccisi durante le proteste stanno affrontando una spietata campagna di molestie per intimidirli e impedire loro di parlare”.
Le proteste sono iniziate il 15 novembre per l’aumento fino al triplo dei prezzi del carburante e presto si sono trasformate in richiesta di cambio del regime. Secondo l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI / MEK) sono stati uccisi oltre 1.500 manifestanti, quindi il numero di minori uccisi è molto più alto di 23. I rapporti del MEK ottenuti dalle carceri iraniane confermano anche le torture da parte del regime, comprese molestie sessuali contro gli adolescenti nelle carceri.

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