sabato, Agosto 8, 2020
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Bruce Mccolm: la comunità internazionale deve intraprendere azioni decisive per limitare l’ulteriore perdita di vite in Iran

Di Mahmoud Hakamian

Dall’inizio della rivolta nazionale in Iran, ci sono stati numerosi inviti all’azione da parte di diverse personalità politiche e sociali in tutto il mondo.
Martedì scorso, in una tribuna aperta per la United Press International (UPI), Bruce McColm, ex direttore esecutivo di Freedom House, ha invitato la comunità internazionale a prendere “provvedimenti decisivi per limitare l’ulteriore perdita di vite umane in Iran” mentre il regime continua la sanguinosa repressione dei manifestanti.

Riferendosi alle continue sistematiche violazioni dei diritti umani, McColm ha scritto: “Se i recenti omicidi non dimostrano la gravità di questa minaccia, sicuramente la lunga storia di repressione nella Repubblica Islamica lo fa. L’Iran mantiene costantemente il più alto tasso di esecuzioni pro capite al mondo. L’impegno del regime nel mantenere opachi i procedimenti giudiziari rende difficile sapere quante di queste esecuzioni derivano da imputazioni politiche, ma informazioni in proposito giungono di tanto in tanto al pubblico”.
McColm ha fatto riferimento al massacro del 1988 di oltre 30.000 prigionieri politici, principalmente membri e sostenitori dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI, Mujahedin-e-Khalq o MEK) e ha scritto: “Ciò che è noto è che nel giro di pochi mesi, nel 1988, funzionari iraniani impiccarono lo sconcertante numero di 30.000 prigionieri politici nel tentativo di eliminare il dissenso in un momento di particolare vulnerabilità per la dittatura teocratica. Questo è rilevante rispetto all’attuale repressione per molteplici ragioni. In primo luogo, evidenzia di cosa è capace il regime quando si trova seriamente minacciato da attivisti nell’interno del Paese. E – cosa forse ancora più importante – dimostra che i motivi del regime per l’attuale repressione sono gli stessi che portarono al massacro del 1988”.
“Infatti, la minaccia al potere dei mullah proviene oggi dalla stessa fonte di 31 anni prima. La stragrande maggioranza delle vittime nel 1988 erano membri o sostenitori dell’Organizzazione dei Mujahedin del Popolo dell’Iran. Nonostante tutti gli sforzi del regime per sradicare quel movimento pro-democrazia, l’OMPI ha recuperato e ripreso un processo di crescita che non si è concluso”, ha aggiunto.
McColm si è riferito ai falliti tentativi del regime iraniano di minimizzare o soffocare i manifestanti e ha scritto: “Nonostante il fatto che il bilancio delle vittime abbia raggiunto un numero a tre cifre in meno di quattro giorni, il regime sembra non essere più vicino a portare la popolazione sotto controllo di quanto fosse nelle ore immediatamente seguenti l’annuncio di pesanti aumenti del prezzo della benzina. A detta di tutti, i canti di “Morte al dittatore” sono solo aumentati, lasciando pochi dubbi sul sostegno del popolo iraniano a una piattaforma di cambio di regime”.

“Non c’è da meravigliarsi che il Mujahedin-e Khalq abbia guadagnato più aderenti e una maggiore forza organizzativa durante i decenni da quando è stato costretto alla clandestinità dalla dura repressione governativa. Secondo la stessa logica, ci sono pochi dubbi che il regime clericale sia più disperato che mai nel tentativo di riabbattere quel movimento o di annullarlo una volta per tutte. Per quanto sia difficile sviluppare un quadro completo della repressione del regime negli ultimi quattro decenni, l’esecuzione politicamente motivata di membri del MEK è certamente continuata, contribuendo a un bilancio totale delle vittime superiore a 120.000”, ha scritto McColm, riferendosi ai quattro decenni di lotta per la libertà in Iran del MEK e al suo ruolo guida durante le proteste in corso in Iran.
“Dato quello che sappiamo sulla causa della morte dei manifestanti iraniani, non sono in gioco solo questioni di diritti umani. L’ultima rivolta iraniana è probabilmente la migliore possibilità che la regione abbia avuto finora per l’istituzione di un’autentica democrazia. Né gli Stati Uniti né l’Europa possono permettersi di voltare le spalle a un movimento che rappresenta così bene la propria gente e allo stesso tempo si allinea così strettamente agli ideali occidentali” ha concluso McColm.

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