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del Comitato Internazionale In Search of Justice

DichiarazioneISJ
del Comitato Internazionale In Search of Justice

Martedì 2 novembre 2010

Il dottor Alejo Vidal-Quadras, Vice Presidente del Parlamento Europeo e Presidente del Comitato Internazionale In Search of Justice (ISJ) composto da 4.000 parlamentari di molti Paesi del mondo, ha visitato lunedì la sede del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) presso Parigi e incontrato la signora Maryam Rajavi, Presidente-eletta del NCRI. Nel corso dell’incontro si è discusso della situazione di Camp Ashraf, in Iraq, dove risiedono 3.400 membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI), e del modo in cui queste persone sono protette e i loro diritti sono rispettati.

 

Durante la visita, il Vice Presidente del Parlamento Europeo ha contattato i residenti di Ashraf per avere notizie dirette. Molti dei residenti e le autorità del campo hanno espresso la propria gratitudine al dottor Vidal-Quadras e ai suoi colleghi del Parlamento Europeo per la loro speciale attenzione ad Ashraf e gli hanno presentato dei rapporti sugli ultimi sviluppi ad Ashraf da diverse prospettive.

I rapporti hanno dato conto di alcune delle gravi minacce alla protezione dei residenti di Ashraf poste dalle forze irachene: gli attacchi ad Ashraf in ottobre, che hanno causato il ferimento di 28 residenti, il crudele assedio di Ashraf durante gli ultimi due anni, la tortura psicologica dei residenti da parte di agenti del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza (MOIS) del regime iraniano e della forza terroristica Quds (che usano 100 potenti altoparlanti per diffondere minacce alle loro vite) in corso da febbraio, e i costanti impedimenti all’accesso a servizi medici appropriati per i pazienti di Ashraf, ad alcuni dei quali sono state diagnosticate, a causa di questo, malattie non più curabili. Due dei residenti, i cui padri sono ora prigionieri politici in Iran – uno dei quali condannato a morte – hanno spiegato al Vice Presidente del Parlamento Europeo la brutale repressione in Iran delle famiglie dei residenti di Ashraf e dei sostenitori dell’OMPI.

Commentando i rapporti, il dottor Vidal-Quadras ha rilevato che tutte le restrizioni imposte sui residenti di Ashraf e gli attacchi contro di loro sono condotti su richiesta del regime iraniano e su ordine del Primo Ministro dell’Iraq Nouri al-Maliki, cosa che riflette la paura del regime per l’OMPI e Camp Ashraf. Ciò accade mentre i residenti di Ashraf sono disarmati e vivono sotto un blocco totale. Questa è un’indicazione della base popolare del movimento e del suo profondo radicamento nella società iraniana, ed evidenzia il fatto testimoniato l’estate scorsa dal mondo quando masse di espatriati iraniani si sono adunate a Parigi in sostegno della Resistenza e di Camp Ashraf. Le criminali misure contro Ashraf sono l’altra faccia dei crimini del regime iraniano nel Paese e nelle prigioni contro il popolo e specialmente contro le famiglie dei residenti di Ashraf.

Richiamando la Risoluzione del Parlamento Europeo su Ashraf adottata il 24 aprile 2009, il dottor Vidal-Quadras ha detto che senza alcun dubbio le misure contro i residenti di Ashraf violano tutte le convenzioni internazionali e sono considerate crimini contro l’umanità. Egli ha inoltre notato che, come molti giuristi internazionali e organizzazioni per i diritti umani hanno dichiarato, lo schieramento di agenti all’entrata principale di Ashraf e sul suo fianco meridionale e il minacciare i residenti, usando 100 altoparlanti, di morte, espulsione, estradizione e di incendiare il campo sono chiari esempi di tortura psicologica. Per questo, Maliki e gli ufficiali che eseguono i suoi ordini devono essere processati in tribunali internazionali e puniti per tortura psicologica e altri crimini.

Il dottor Vidal-Quadras ha ricordato la responsabilità degli Stati Uniti per la protezione dei residenti di Ashraf e ha enfatizzato che essi sono Persone Protette ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra e che gli Stati Uniti hanno firmato con ciascun residente un accordo in base al quale la loro protezione deve essere garantita fino alla definizione del loro status. Gli Stati Uniti devono quindi ristabilire la propria presenza militare ad Ashraf al fine di prevenire un’altra catastrofe umanitaria, altrimenti, rispetto a qualsiasi danno ai residenti di Ashraf, il governo degli Stati Uniti sarà considerato responsabile – ha affermato.

Il Presidente di ISJ ha poi richiamato il caso giudiziario aperto alla Corte Nazionale spagnola per indagare sui crimini commessi dagli agenti iracheni nei sanguinosi attacchi di fine luglio del 2009 e ha detto che tutti i crimini commessi contro i residenti di Ashraf dopo quella data, inclusa la tortura psicologica in corso, saranno aggiunti al caso nella corte spagnola. Secondo la decisione della corte, gli avvenimenti del luglio 2009 hanno violato le convenzioni internazionali e in particolare la Quarta Convenzione di Ginevra e coloro che li hanno perpetrati devono essere processati e puniti.

Rivolgendosi alle donne residenti ad Ashraf, il Vice Presidente del Parlamento Europeo ha detto che gli insulti degli agenti del MOIS nei loro confronti sono totalmente inaccettabili per il Parlamento Europeo e per ogni persona degna e riflettono la misoginia del regime e la sua paura della costante resistenza delle donne ad Ashraf. Queste donne sono straordinari simboli di resistenza e forza e hanno ben provato di avere il potenziale per guidare una società moderna e democratica.

Il dottor Vidal-Quadras ha detto: “Tutti noi nel Parlamento Europeo e nel Comitato ISJ siamo estremamente preoccupati per la situazione dei residenti di Ashraf e sentiamo una forte responsabilità per i loro diritti, specialmente per il fatto che siamo obbligati ad agire secondo la Risoluzione del Parlamento Europeo del 24 aprile 2009. Il nostro impegno nei confronti dei residenti di Ashraf, tuttavia, va oltre i nostri obblighi legali e specifici; è veramente il nostro dovere umano e storico, perché Ashraf è all’avanguardia della lotta contro il fondamentalismo, per la libertà e la democrazia nella regione. Difendendo coloro che si battono per la libertà in Iran e sostenendo la democrazia in quel Paese, noi in realtà difendiamo la nostra stessa identità umana e la democrazia e i diritti umani in tutto il mondo”.

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