venerdì, Luglio 1, 2022
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Esclusivo: La conferenza del NCRI a Parigi rivela nomi e immagini di funzionari e carcerieri dell’organizzazione penitenziaria iraniana

In una conferenza stampa, tenutasi lo scorso 13 maggio a Parigi (Francia), i membri del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), Ali Safavi (seduto) e Behzad Naziri (dietro il podio) hanno illustrato ai giornalisti intervenuti, alcuni sensazionali e inediti dati riguardanti l’organizzazione carceraria del regime, rivelando i nomi di oltre 33.000 funzionari, interrogatori, torturatori e boia dell’Organizzazione carceraria iraniana e oltre 22.000 loro foto.
Durante la conferenza Behzad Naziri, rappresentante dell’NCRI presso le Organizzazioni Internazionali, ha fatto riferimento alle proteste in corso in tutto l’Iran per il peggioramento della situazione economica del Paese e le proteste a livello nazionale degli insegnanti, nonché alla sistematica repressione dei dissidenti da parte del regime.
Naziri ha inoltre rivelato che la teocrazia al potere in Iran ha finora arrestato “centinaia di giovani durante le proteste, oltre a decine di insegnanti”, sottolineando come questi arresti facciano parte dei disperati, quanto vani, tentativi del regime per impedire che le proteste si diffondano in tutto il Paese.
Nel corso della conferenza è stato presentato un video in cui vengono mostrati nel dettaglio i nomi di oltre 33.000 funzionari carcerari del regime, i loro uffici e i numeri telefonici delle massime autorità, gli agenti dei servizi segreti, i boia, le guardie e i mercenari al servizio dell’amministrazione penitenziaria iraniana. Immagini ottenute dall’interno dell’Iran dal principale gruppo di opposizione al regime, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI/MEK).
Al termine del video, Naziri ha ribadito che “L’organizzazione delle Prigioni è uno degli organi più attivi del fascismo religioso che governa l’Iran, nel condurre orribili e criminali repressioni, torture ed esecuzioni”.

Il deterioramento della situazione dei diritti umani in Iran da quando Ebrahim Raisi è diventato presidente del regime è ormai un dato di fatto. Ed è doveroso ricordare che Raisi ha avuto un ruolo chiave nel massacro di oltre 30.000 prigionieri politici in Iran nel 1988.
Naziri ha inoltre sottolineato che da quando Gholamhossain Mohseni Ejei è diventato capo della magistratura del regime, “l’uccisione di prigionieri sotto tortura non si è arrestata. Numerosi sono i casi in cui le autorità giudiziarie hanno affermato che i prigionieri si erano suicidati o tentato di far passare la loro morte come morte naturale”.
Ali Safavi, della Commissione Affari Esteri dell’NCRI, si è unito a Naziri nel sottolineare la terribile situazione delle carceri iraniane, presentando oltre cento immagini di celle sovraffollate in 23 delle 31 province del Paese, ottenute dal MEK.
Nell’illustrare le terribili condizioni dei detenuti, ai quali vengono negati i diritti fondamentali, Safavi ha presentato documenti che dimostrano come, in media, il numero di detenuti effettivi sia dalle tre a quattro volte superiore alla capacità ufficiale di ogni prigione. “Come vedete nelle immagini, sono costretti a dormire come sardine e sono privati dei loro bisogni primari”, ha aggiunto Safavi.
La conferenza di venerdì scorso, con le sue rivelazioni schiaccianti, ribadisce ancora una volta la necessità di ritenere il regime genocidario iraniano responsabile delle continue violazioni dei Diritti Umani di cui si rende responsabile.
Forte è stata la reazione della signora Maryam Rajavi, Presidente eletta dell’NCRI, che di fronte alle rivelazioni della Resistenza iraniana sui nomi dei torturatori ha dichiarato: “Gli scioccanti documenti sulle condizioni di detenzione in Iran sotto il potere dei mullah rappresentano uno spaccato delle atrocità commesse da un regime che negli ultimi quattro decenni ha giustiziato 120.000 prigionieri politici e ucciso altre migliaia di manifestanti”.
“La creazione di una missione delle Nazioni Unite per ispezionare le carceri iraniane è quanto mai urgente. Il dossier sui crimini del fascismo religioso al potere deve essere sottoposto al più presto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e i suoi leader, in particolare Khamenei e Raisi, devono risponderne di fronte alla giustizia”, ha aggiunto la signora Rajavi.
“Non agire di fronte ai crimini di un regime, che rappresenta una macchia vergognosa sull’umanità contemporanea, equivale a rifiutare quei valori su cui sono state fondate l’ONU e l’Unione Europea e per i quali decine di milioni di persone hanno sacrificato la loro vita”, ha concluso la Presidente eletta Rajavi.
Guarda l’intera conferenza stampa qui sotto:

 

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