sabato, Dicembre 4, 2021
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Iran: almeno 141 impiccagioni dall’inizio della presidenza di Raisi; 31 negli ultimi 30 giorni

Spaventato dalla rabbia e dall’odio del popolo iraniano, il regime criminale dei mullah ha intensificato la repressione, la tortura e le esecuzioni nel disperato tentativo di terrorizzare l’opinione pubblica e prevenire lo scoppio di proteste e rivolte. Almeno 31 prigionieri sono stati impiccati in varie città iraniane solo negli ultimi 30 giorni, portando ad almeno 141 il numero delle esecuzioni da quando Ebrahim Raisi e Gholam Hossein Mohseni Eje’i sono diventati rispettivamente presidente e capo della magistratura, il 21 luglio 2021.
Il 19 ottobre, Ali Mohammad Mohammadi, 45 anni, e suo fratello, Eslam Mohammadi, 38 anni, di Ramhormoz, sono stati giustiziati nella prigione di Sepidar ad Ahvaz. Scioccata dalla loro esecuzione, la loro madre è morta per un attacco di cuore. Gli abitanti di Ramhormoz hanno protestato contro questo atto criminale ma le forze repressive li hanno brutalmente attaccati, ferendo e arrestando un gruppo di loro.
Il 20 ottobre, in un altro atto criminale, un prigioniero di etnia baluci è stato impiccato nella prigione centrale di Zahedan nonostante fosse cieco all’80%.
La Resistenza iraniana esorta ancora una volta le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni per i diritti umani a intraprendere azioni urgenti per fermare le esecuzioni arbitrarie e criminali in Iran. Le flagranti violazioni dei diritti umani in Iran devono essere deferite al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e i dirigenti del regime devono essere assicurati alla giustizia per quattro decenni di crimini contro l’umanità e genocidio.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI)
24 ottobre 2021

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