venerdì, Luglio 1, 2022
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Processo Hamid Noury: Un testimone ha ricordato le persone portate nelle camere delle esecuzioni e i camion che trasportavano i corpi

Kazem Rajavi

La 79esima udienza del processo a Hamid Noury, l’ex guardia carceraria del regime accusato di aver partecipato all’esecuzione di massa di prigionieri politici nell’estate del 1988, si è tenuta lo scorso 29 marzo presso il tribunale di Stoccolma. Il testimone che ha deposto in tribunale è Mahmoud Khalili, un ex prigioniero politico.
Mahmoud Khalili, soprannominato “lo Zio” tra i prigionieri di Ghezel Hesar, fu arrestato a Teheran il 26 ottobre 1981 per aver inviato poesie e articoli alla rivista ‘Kar’ – e per aver sostenuto l’Organizzazione dei “Fedayn del popolo” – e in seguito condannato a 12 anni di prigione.
Dopo il suo arresto, fu costretto a scrivere il suo testamento e poi portato in un luogo sconosciuto dove sarebbe stato sottoposto ad una “finta esecuzione”.
Khalili, nel corso della sua deposizione in aula in qualità di testimone, ha ricordato di essere stato trasferito dalla prigione di Ghezel Hesar alla prigione di Gohardasht nel 1986, dove è stato tenuto in diversi corridoi e celle di isolamento. Nel 1987, dopo che i prigionieri furono classificati in gruppi, in base al loro verdetto e alla loro origine religiosa o al loro credo, fu trasferito nel reparto 6 della prigione di Gohardasht insieme a circa 60 prigionieri politici di sinistra e 38 prigionieri Baha’i.
Nell’udienza di martedì, Khalili ha testimoniato che fino al dicembre 1986, in quanto responsabile del Reparto, aveva ripetutamente incontrato Hamid Noury nella prigione di Gohardasht e lo conosceva bene. Il testimone ha inoltre aggiunto che Noury, secondo lui, è sempre stato una guardia dell’IRGC.
Khalili ha testimoniato di essere stato picchiato e sottoposto a umiliazioni da Hamid Noury personalmente. Alla morte di sua madre, il governatore della prigione di Gohardasht e membro della “Commissione della morte” di Teheran, Mohammad Moghisseh (alias Nasserian) gli aveva ordinato di scrivere una lettera in cui dichiarava ufficialmente di condannare la stessa organizzazione a cui era affiliato, di giurare fedeltà alla Repubblica Islamica e di presentarsi alla TV nazionale e parlare del suo rammarico per essersi opposto al regime. Questo era l’unico modo per poter partecipare al funerale di sua madre.
Al suo rifiuto, Khalili ha riferito di essere stato preso a calci e pugni. Inoltre ha a ggiunto che lo stesso Hamid Noury lo avrebbe minacciato “se hai firmato la deposizione, potremmo non lasciarti uscire da qui mai più”.
Secondo il testimone, un giorno dopo il suo trasferimento alla prigione di Gohardasht, sua madre aveva visitato la prigione chiedendo di incontrare suo figlio. I funzionari della prigione le hanno negato l’incontro e, a causa del trattamento e dello stress che ne è seguito, ha avuto un infarto ed è morta il giorno dopo.
Rispondendo a come il testimone sia venuto a conoscenza delle esecuzioni, Khalili ha riferito che quando il televisore è stato portato via dal “reparto 6” e quando l’ora d’aria aperta è stata interrotta, mercoledì 27 luglio 1988, i prigionieri hanno iniziato uno sciopero della fame, ma senza che ci avvenisse alcuna reazione da parte delle guardie carcerarie.
“A metà agosto abbiamo avuto notizia, tramite codice “Morse”, dai prigionieri Mojahedin che un certo numero di loro era già stato giustiziato”, ha ricordato l’ex prigioniero politico.
Secondo Khalili, quasi tutte le guardie carcerarie del “reparto 6” sono state sostituite nell’agosto e settembre 1988. Un altro fatto riportato nella testimonianza risale a metà agosto, quando circa 50 o 60 prigionieri entravano nel cortile della prigione con, portato in dettaglio, abiti puliti e pantofole. Il giorno dopo, un mucchio di pantofole erano accatastate dietro la porta di ferro chiusa del cortile della prigione.
Khalili ha detto alla corte di essere stato condotto nel “Corridoio della morte” il 27 agosto 1988, dove ha sentito il rumore dei camion e la notizia del loro arrivo nel recinto della prigione da una guardia.
Khalili ha inoltre riportato alla corte come gli individui nel “Corridoio della morte” venivano presi in gruppi e trasferiti nella camera della morte per essere giustiziati. Nel descrivere l’esecuzione di Keyvan Mostafavi, giovane prigioniero, ha detto che Keyvan si unì ad una fila di altri prigionieri, senza essere sicuro di dove portasse. Si scoprì che il gruppo veniva trasferito verso l’anfiteatro e poi giustiziato.
Khalili ha testimoniato di aver raccolto personalmente gli effetti personali di alcuni dei prigionieri politici giustiziati e di averli messi nelle loro borse. Ha aggiunto che la sua calligrafia potrebbe essere ancora trovata in alcune di queste borse che sono state parzialmente rimandate alle famiglie delle vittime. Presentando le foto delle famiglie dei 70 prigionieri giustiziati alla corte, Khalili ha detto di aver preso alcune foto delle famiglie dei prigionieri giustiziati come ricordo mentre raccoglieva i loro effetti personali.
Khalili ha in seguito testimoniato di aver affrontato la “Commissione della morte” nella prigione di Gohardasht per due volte. La prima volta fu il 27 agosto 1988, dopo essere stato trasferito dal “reparto 6” al “corridoio della morte”. Qui si trovò di fronte alla “Commissione della Morte”, tra cui il giudice Hossein-Ali Nayeri e il procuratore del tribunale giudiziario speciale (procuratore di Teheran) Morteza Eshraghi, resistendo alle pressioni per accettare la preghiera obbligatoria, sottolineando che né suo padre né lui avevano mai creduto in Dio o pregato. Khalili ha aggiunto che dopo aver lasciato la “Commissione della morte”, ha sentito personalmente Nasserian parlare con Hamid Noury e dire: “Portalo nel reparto di quella preghiera. Non portarlo nel posto sbagliato, come quelle 37 persone l’altro giorno”.
Da quanto si evince in questo ultimo dettaglio, Nasserian stava ironizzando su Hamid Noury che aveva erroneamente giustiziato 37 persone durante il massacro del 1988.
Spiegando gli eventi dopo l’incontro con la Commissione della morte, Khalili ha raccontato ai giudici come lui e diversi altri prigionieri sopravvissuti sono stati frustati per essersi rifiutati di pregare.
“Attraverso il codice Morse, abbiamo scoperto che il “Corridoio 7” era completamente svuotato dai prigionieri, e abbiamo sentito attraverso la presa di ventilazione che le guardie hanno detto agli altri prigionieri di scrivere i loro testamenti e mettere i loro orologi, occhiali e tutto il resto in sacchetti di plastica”.
The witness said that he had seen two trucks that night. One of them was parked under a street light post a few meters away from the amphitheater, the execution site. He testified that he had personally seen the bodies of the executed prisoners that night.
Un passaggio particolarmente toccante della testimonianza di Khalili è stato quando ha riferito di aver visto due camion quella notte. Uno di essi era parcheggiato sotto un palo dell’illuminazione pubblica a pochi metri dall’anfiteatro, il luogo dell’esecuzione, dichiarando di aver visto personalmente i corpi dei prigionieri giustiziati quella notte.
Dopo questi episodi, Khalili è stato trasferito nella prigione di Evin, nel febbraio del 1989 per essere poi rilasciato due settimane più tardi.
Nel corso dell’udienza, Khalili ha mostrato alla Corte un frammento della benda che aveva conservato dal suo periodo in prigione negli anni ’80.
“Queste bende non sono fatte bene e si può vedere attraverso. Come prova, sono disposto a metterla e ad andare in ogni posto in cui questa corte mi chieda”, ha aggiunto Khalili.
Kenneth Lewis, l’avvocato di parte civile, ha chiesto alla corte di aggiungere la benda al fascicolo del caso come prova nel processo.

 

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