venerdì, Luglio 1, 2022
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Sessione 84a del processo a Hamid Noury: anche le guardie carcerarie erano turbate dall’esecuzione di massa di giovani donne del MEK

summer of 1988, more than 30,000 political prisoners

Il tribunale svedese che sta conducendo il processo a Hamid Nouri, accusato di aver partecipato all’esecuzione di massa di prigionieri politici in Iran nell’estate del 1988, ha ripreso giovedì 7 aprile le udienze nell’84a sessione.
Il testimone, Abdolreza Shahab Shokouhi, era un ex prigioniero politico ed ex membro dell’organizzazione Rah-e Kargar (la Via dei Lavoratori). Fu arrestato per la prima volta all’età di 15 anni durante il regno di Mohammad Reza Shah. Dopo la rivoluzione del 1979, fu arrestato per la seconda volta a Qom nel 1981 e condannato a morte, ma riuscì a fuggire nel 1983 quando era in congedo temporaneo.
Dopo il suo terzo arresto, il testimone fu trasferito nella prigione di Evin dove fu ammanettato e dovette rimanere in piedi per undici notti di seguito. Due anni dopo, fu condannato a morte per la seconda volta da un tribunale presieduto dal giudice Hossein-Ali Nayeri nella prigione di Evin. Lì seppe che suo fratello era stato giustiziato. La sua condanna a morte fu poi commutata in 15 anni di carcere.
Abdolreza Shahab Shokouhi ha testimoniato di avere appreso dell’inizio del massacro il 27 luglio 1988, attraverso il codice Morse. Ha confermato di avere ascoltato i sermoni di preghiera del venerdì dell’allora presidente del regime Ali Akbar Rafsanjani e poi del capo del sistema giudiziario Abdol Karim Mousavi Ardabili, quando i seguaci del regime cantavano lo slogan “Morte agli ipocriti”, con il termine peggiorativo usato dal regime in riferimento al MEK. Questi slogan erano trasmessi in carcere tramite altoparlanti. Secondo la sua testimonianza, in seguito il televisore fu portato via dal reparto e non entrarono più giornali. Ha anche confermato l’interruzione delle visite dei familiari nella prigione di Gohardasht nell’agosto 1988.
Shokouhi fu poi portato alla ‘Commissione della morte‘, dove affermò di non pregare e di non credere in Dio. Fu frustato cinquanta volte dopo avere lasciato la stanza e fu portato in una sala buia, che in seguito scoprì essere un anfiteatro. Lì, attraverso la sua benda, vide delle pantofole e dei vestiti sul pavimento e sei corde pendenti dal soffitto. Fu poi portato in una stanza chiusa a chiave quel giorno. Ha detto ai giudici che quando sentì il rumore di un camion e alcuni che parlavano nel cortile andò alla finestra e vide persone vestite di bianco, come con tute di sicurezza chimica, che gettavano nel camion dei grossi sacchi.
Shokouhi comparve di nuovo davanti alla “Commissione della morte” il giorno successivo. Ha spiegato come sia sfuggito all’esecuzione “accettando di obbedire alle leggi della società se fosse stato rilasciato”. Dopo aver lasciato la commissione, insieme a pochi altri, fu picchiato così duramente che ebbe delle costole rotte. Ricorda un prigioniero di nome Tafrishi che fu probabilmente ucciso da gravi percosse. Ha detto che la testa di un altro prigioniero esplose per essere stata brutalmente sbattuta contro un termosifone.
“Ci hanno promesso quaranta giorni di paradiso se vi uccidiamo”, aveva detto una delle guardie ai prigionieri.
Il testimone ha ricordato un episodio in cui le guardie carcerarie discutevano delle esecuzioni di donne membri del MEK. Ha parlato di una guardia carceraria, di nome Adel, che fece a un suo collega domande che mostravano che lui stesso stava cominciando ad avere dei dubbi.
Sentii Adel chiedere a un’altra guardia: “Ho una domanda religiosa. Queste ragazze che portiamo giù dalla forca sono nere e blu, ed è chiaro che vengono strangolate e, secondo la legge islamica, solo le persone sposate possono essere giustiziate. Questo sembra giusto? Sto riflettendo su questo problema”.
In risposta ad Adel, la guardia disse: “Haj Agha sa tutto di questo e lo hanno ordinato. Se necessario, dovresti chiedere a loro. Ma hanno certamente una risposta a questo”.
Rispondendo a una domanda di Kenneth Lewis, uno degli avvocati dei querelanti, Shokouhi ha testimoniato di credere che le donne prigioniere erano mujahideen e che non aveva sentito parlare di donne di sinistra impiccate.
Il testimone ha affermato di essere stato portato davanti a “Haj Agha Abbasi” da una guardia rivoluzionaria. Abbasi era la stessa persona che aveva incontrato più volte prima di essere bendato per il tribunale – per esempio, quando il televisore era stata rimosso dal reparto, ma nessuno lo aveva mai presentato. Abbasi lo informò che sarebbe stato trasferito nella prigione di Evin. Il testimone ha detto che il sorriso di Abbasi è rimasto nella sua memoria fino ad ora.
Shokouhi fu trasferito nella prigione di Evin in un’auto privata quello stesso giorno e fu rilasciato dalla prigione nell’aprile 1989.

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