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  • Last Modified: Sabato 20 Luglio 2019, 18:10:58.

Ex Ministro degli Esteri italiano: appello per l’apertura di un’indagine sul massacro dei Mojahedin del Popolo Iraniano del 1988

L’ex Ministro degli Esteri ha chiamato in causa l’Occidente per non aver riconosciuto l’eclatante violazione dei diritti umani sotto la presidenza di Hassan Rouhani, in particolare nei riguardi dei membri del gruppo di resistenza iraniano, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), tanto più evidente nella recente nomina di Ebrahim Raisi a Capo della magistratura Iraniana.

Giulio terzi, che nel corso degli anni ha preso parte a diverse conferenze e manifestazioni dei Mojahedin, ha spiegato che Raisi era uno dei membri della Commissione della Morte di Teheran durante il massacro di 30.000 prigionieri politici del 1988, e che egli è personalmente responsabile di avere mandato migliaia di persone al patibolo, solo per aver fatto del pacifico attivismo: la maggior parte di queste persone erano membri dei Mojahedin.

Terzi ha scritto: “Il massacro non ha raggiunto il suo obiettivo, i Mojahedin hanno continuato ad acquisire forza e popolarità per le tre decadi successive.”

Il massacro dei Mojahedin ebbe luogo nell’arco di una sola estate, e molti furono seppelliti in tombe segrete senza nome, ed alle loro famiglie non fu mai detto cosa fosse successo. Per i successivi 31 anni, il regime ha continuato a nascondere il massacro, distruggendo persino le fosse comuni contenenti i corpi dei membri dei Mojahedin, per nascondere qualsiasi prova.

Terzi ha scritto: “Raisi rappresenta i peggiori tratti della magistratura iraniana. Nella migliore delle ipotesi la sua nomina da parte del leader supremo Ali Khamenei segnala il pubblico disconoscimento, da parte del regime, dei principi dei diritti umani, mentre nella peggiore delle ipotesi prepara il terreno per una drammatica escalation delle uccisioni per motivi politici.”

Infatti, il massacro dei Mojaheidn fu una risposta alla crescente richiesta di democrazia, tratto, questo, presente anche nella rivolta anti-regime guidata dai Mojahedin iniziata nel Dicembre 2017. Come nel 1988, il regime ha attuato una violente repressione, arrestando più di 8.000 dimostranti, ed uccidendone 50, questo nel solo mese di Gennaio. È evidente che, nonostante tutto, i Mojahedin, che stanno mettendo in luce la cattiva gestione economica e la rampante violazione dei diritti umani, sono la sola valida alternativa al regime.

Terzi ha dichiarato che la repressione e la nomina di Raisi sono state progettate per “mandare un deliberato messaggio alla comunità di attivisti iraniani: il regime è pronto a portare avanti un ulteriore massacro”, sottolineando che il regime ha minacciato di giustiziare i manifestanti, in alcuni casi passando dalle minacce ai fatti.

Terzi, nel suo articolo intitolato “Sei anni dopo l’elezione di Rouhani, la moderazione è più lontana che mai dall’Iran”, lancia un monito: è ora il tempo per i governi europei di riconoscere che Rouhani non è un’influenza “moderata” all’interno del regime e di tagliare i legami economici con lo spietato e violento regime iraniano; egli ha inoltre lanciato un appello per l’apertura di un’indagine indipendente sul massacro del 1988.

Dopotutto, Rouhani ha permesso la nomina di assassini e criminali a posizioni di rilievo nella magistratura iraniana e, in diverse occasioni, ha nominato coloro che presero parte al massacro dei Mojahedin al suo gabinetto. Nella migliore delle ipotesi, è un fedele servitore di Khamenei, nella peggior, è un altro estremista.

Terzi ha scritto: “I politici occidentali hanno chiuso un occhio sui suoi precedenti, per via delle loro aspettative sull’apertura dei mercati iraniani, e per guadagnare accesso al petrolio iraniano. Un atteggiamento così miope non può più essere il principio guida delle politiche dell’Occidente nei riguardi della Repubblica Islamica.”

 

 

 

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