domenica, 29 Marzo, 2020
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Iran: Appello per l’intervento tempestivo per salvare la vita dei prigionieri

Il coronavirus nelle carceri del Paese, in particolare in Fashafuieh, Gouhar-dasht, Ghezel-hesar, Centrale di Karaj, Urumieh, Sheiban di Ahvaz Kashan 

Alcuni dei simpatizzanti dei Mojahedin del popolo e membri delle unità di ribellione che avevano portato i soccorsi ai contagiati al coronavirus hanno perso la vita
L’organizzazione del Mojahedin del popolo ha annunciato che il numero dei deceduti a causa del coronavirus in Iran, fino alla sera ore 20 locale del 2 marzi, ha superato 1000 persone. Le vittima a Qom sono 300, a Teheran 209, ad Esfahan 61, a Ghilan 58, a Golestan 58, a Markazi 48, a Kermanshah 45, a Fars 37 e Mazandaran oltre 100 persone.

In molte città iraniane, come Bushehr, Zanjan, Khorrandareh, Iranshahr, Saghez, Baneh, Chaimareh, Orumieh, Ilam, Samaleh, Saleh-sahr, Mahshahr, Ahvaz, Andimeshk, Sarbandar, Tabriz, Banaf, Iasuj, Khorran-abad, Hamedan, Neishabuor, Kashmar, Mashhad, Karaj, Sorkheh-hesar, Semnan, Shahruod, Jazd, Ghazvin e Bendar Abbas molti cittadini hanno perso la vita a causa del coronavirus. Alcuni dei simpatizzanti dei Mojahedin del popolo e membri delle unità di ribellione che avevano portato i soccorsi ai contagiati al coronavirus sono tra le vittime.

Gli equipaggiamenti occorrenti per affrontare il mortale virus sono fondamentalmente a disposizione del Corpo dei pasdaran e dei capi del regime. Mentre i mullà e i loro famigliari usufruiscono le migliori cure e protezioni, la popolazione iraniana e i cittadini contagiati non hanno neanche le semplici maschere o i gel disinfettanti. Le speculazioni delle maschere e medicinali e la vendita in mercato nero è in monopolio dei pasdaran e alti organi governativi e secondo le confessioni dei capi dello stesso regime e i mass media vengono venduto fino a dieci volte del prezzo di mercato.
Numerosi relazioni dalle carceri iraniane rivelano che il coronavirus è arrivato e diffuso drammaticamente nel grande carcere di Teheran (Fashafuieh) e nelle carceri di Gouhar-dasht, Ghezel-hesar, Centrale di Karaj, Urumieh, Sheiban di Ahvaz Kashan. Molti prigionieri sono privati dalle più elementari strumenti sanitari, il che accelera tragicamente la diffusione del coronavirus. I prigionieri non hanno neanche maschere e gel disinfettanti. In alcune carceri, come quella di Ghezel-hesar, non ci sono neanche le saponette e detersivi. Il prigioniero politico Amir Hossein Moradi, condannato all’impiccagione a causa della sua partecipazione nelle manifestazioni di novembre, è contagiato dal coronavirus. Altri due prigionieri politici nel carcere di Sheiban ad Ahvaz sono stati contagiati e messi in quarantena; non si sa nulla della loro situazione.

Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ancora una volta ha ammonito che il coronavirus sta diffondendo nelle carceri iraniane e ha chiesto al Segretario generale dell’ONU e al Consiglio dei Diritti umani e all’Alto commissariato dei Diritti umani dell’ONU e altri organi di competenza di intervenire per salvaguardare la vita dei prigionieri; questi devono impedire una tragedia umana!
La signora Rajavi ha rammendato che l’obiettivo di occultamento della diffusione del virus e la diffusione della menzogna, è affrontare la rabbia e la rivolta popolare contro il regime, l’unica responsabile di questa situazione drammatica. Rajavi ha insistito ancora sulla necessità di protestare e scioperare ove sia possibile e che gli equipaggiamenti sanitari devono uscire dalle mani dei pasdaran e mettersi a disposizione dei medici e ospedali e cittadini.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
2 marzo 2020

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