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  • Last Modified: Martedì 03 Dicembre 2019, 08:25:53.

Il regime iraniano nomina un nuovo inviato all'ONU dopo nove mesi di provocazione

Hamid Aboutalebi nel 1979 (a sin.) e oggi

Il regime iraniano si è inchinato alle pressioni per la nomina di un sostituto ad ambasciatore alle Nazioni Unite mercoledì, ritirando la sua prima scelta, un personaggio coinvolto nell'attacco all'ambasciata americana di Tehran del 1979 e nell'omicidio del rappresentante del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) avvenuto a Roma nel 1993.

L'annuncio della nomina da parte del Ministero degli Esteri di Tehran, giunge nove mesi dopo che l'amministrazione statunitense aveva detto chiaro e tondo che la prima scelta del regime, Hamid Aboutalebi, non avrebbe mai ottenuto il visto d'ingresso. Un ampio spettro di politici americani e di comunità iraniane aveva definito la nomina di Aboutalebi “una mossa provocatoria e vergognosa del regime”.

Aboutalebi fu uno dei membri-chiave del gruppo di studenti noto come “i seguaci della Linea dell'Imam”, che fece irruzione nell'ambasciata americana di Tehran prendendo in ostaggio 52 americani per 444 giorni.

Sebbene abbia ripetutamente insistito sul fatto che il suo ruolo si limitò alle traduzioni e ai negoziati, molti parlamentari statunitensi di entrambi gli schieramenti hanno definito Aboutalebi un terrorista e uno dei cospiratori principali nella crisi degli ostaggi.

Aboutalebi ha anche partecipato attivamente all'assassinio avvenuto nel 1993 di Mohammad Hossein Naghdi, il rappresentante a Roma del parlamento iraniano in esilio, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

Nelle prime ore del 16 Marzo 1993, Naghi venne assassinato nelle strade di Roma da due sicari, mentre si recava nel suo ufficio.

Naghdi era stato Incaricato d'Affari di Tehran a Roma (il più importante diplomatico iraniano in Italia a quel tempo).

Lasciò la carica ad Aprile 1982 per protestare contro l'ondata di esecuzioni e l'inasprimento della repressione dei dissidenti politici in Iran.

Si unì al CNRI ed ebbe un ruolo attivo nel denunciare le atrocità e le malvagie mire geopolitiche dei mullah, nonché nel promuovere il riconoscimento della Resistenza Iraniana all'interno dei circoli politici italiani.

L'assassinio di Naghdi fu uno della serie di omicidi di dissidenti iraniani avvenuti fuori dall'Iran durante la presidenza di Akbar Hashemi Rafsanjani.

Tra gli altri obbiettivi vi fu il Dr. Kazem Rajavi, rappresentante del CNRI a Ginevra, ucciso in pieno giorno nell'Aprile del 1990. Rajavi fu anche il primo ambasciatore dell'Iran alle Nazioni Unite di Ginevra dopo la caduta dello Scià e, come Naghdi, si era dimesso per unirsi alla Resistenza, per protestare contro i crimini dei mullah.

Durante un'indagine della Polizia italiana sull'omicidio di Naghdi, un ex-capo della Sezione dell'Europa Occidentale del Ministero dell'Intelligence e della Sicurezza (MOIS) fece alle autorità il nome dell'uomo che organizzò e supervisionò l'attentato a Naghdi: Hamid Aboutalebi.

 

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