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  • Last Modified: Mercoledì 17 Luglio 2019, 15:36:38.

La faida interna e la paura del rovesciamento del regime dell’Iran

Di Mahmoud Hakamian

La figlia del famigerato Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, uno dei fondatori della Repubblica Islamica dell’Iran, ha recentemente parlato al quotidiano “Mostaghel” del fallimento del presidente cosiddetto ‘moderato’ Hassan Rouhani e del crollo generale del regime iraniano.

Indicando che la fine del regime iraniano è all’orizzonte, Faezeh Hashemi ha detto: “Il crollo della legittimità è già avvenuto, solo un crollo fisico non è avvenuto, e ci sono molte probabilità che ciò accada”.
Ha poi criticato Rouhani per la sua mancanza di azione e il suo fallimento completo. Ha detto: “Il signor Rouhani parla come se non fosse il presidente. Parti di queste [questioni] sono nella giurisdizione del governo. Parla come se fosse l’opposizione. Dovresti essere in grado di agire! Chi stai criticando?”.
Ovviamente, Rouhani, in realtà, non controlla nulla. Tutte le decisioni in Iran sono prese dalla “Guida Suprema” Ali Khamenei, che è un dittatore sotto mentite spoglie.
Hashemi ha poi dichiarato che la democrazia in Iran è una finzione, chiedendo a cosa serva votare o partecipare diversamente al processo elettorale quando quelli selezionati dal regime per governare “non coincidono con il voto”.
Questo è qualcosa su cui la Resistenza iraniana ha messo in guardia da molto tempo, con molti che evidenziano che la democrazia in Iran è una facciata che distrae l’Occidente dal fatto che il dittatore tira tutte le corde.
I suoi commenti sono stati ampiamente ripubblicati da media fedeli alla fazione cosiddetta ‘riformista’ del regime iraniano, con molti nel campo che concordano con la sua valutazione che il regime è sull’orlo del collasso.
Abdollah Momeni ha twittato: “Non c’è dubbio che l’attuale situazione politica nella società non è normale e non può continuare. La narrativa della moderazione è sconfitta. Il governo è praticamente chiuso e, il JCPOA [Joint Comprehensive Plan of Action – accordo sul nucleare] e la politica estera, i suoi unici successi, sono anche falliti. Questo governo non farà nulla per cambiare seriamente la situazione del popolo o apportare un cambiamento significativo alla politica in favore della democrazia”.
Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica Islamica Ruhollah Musavi Khomeini, ha tenuto un discorso in cui ha detto che la soddisfazione del popolo è il fondamento di una società e che non vi è alcuna garanzia che il regime rimarrà data l’evidente insoddisfazione popolare.
E l’ex vicecapo per l’istruzione del Ministero dell’Intelligence e consigliere esperto dell’ex presidente iraniano Mohammad Khatami, Mohammadreza Tajik, ha detto che il regime iraniano è intrappolato come negli ultimi momenti del Titanic, osservando che “ogni comunità, individuo e istituzione sta perdendo la sua principale e intrinseca funzionalità”.
Il professore universitario Hossein Ghazian, un ex assistente di Ali Akbar Hashemi e Mohammad Khatami, ha cercato di distinguere tra collasso politico e collasso sociologico, affermando che la rabbia del popolo sta causando il collasso sociologico della società iraniana, ma che il governo sta ancora tenendo la società insieme. Naturalmente, quello che egli non nota è che il governo non riesce a tenere insieme la società, altrimenti non ci sarebbero tutte queste proteste.
Questi commenti di peronalità del regime della fazione cosiddetta ‘moderata’ mostrano che il progetto di riforma ha raggiunto la propria fine; qualcosa che la popolazione iraniana ha dichiarato più di un anno fa quando è scesa in piazza e ha cantato “Riformisti, conservatori! Il gioco è finito!”. Da allora, le proteste che chiedono il cambio di regime sono diventate uno stile di vita per il popolo iraniano in tutti i settori.

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