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  • Last Modified: Lunedì 14 Gennaio 2019, 08:10:03.

Editoriale: il cambiamento è all’orizzonte

Nel 2018 l’Iran è stato teatro di numerose proteste, iniziate nel mese di Dicembre 2017 e continuate per tutto l’anno seguente, periodo durante il quale il popolo iraniano si è assicurato che venisse mantenuto lo slancio iniziale, gridando a gran voce la sua insoddisfazione nei confronti del regime clericale: non è certo un segreto che il popolo speri in un cambio di regime.

Sono decenni che soffre sotto il governo dei mullah e vede i piani alti depredare il patrimonio del paese. La corruzione dilaga a tutti i livelli della classe dirigente, e le persone sono stanche di vedere il regime dare priorità alle sue maligne avventure all’estero anziché ai bisogni della gente.
Il popolo iraniano diventa girono dopo giorno più povero, e si scontra sempre con ulteriori difficoltà.
L’economia si sta deteriorando, ed il potere d’acquisto è in calo; eppure il regime si rifiuta ancora di agire, e scaricando la colpa sulle potenze straniere.
Il 30 Dicembre di ogni anno, nella capitale, i mullah, come da tradizione, si riversano per le strade, per rendere pubblica la loro celebrazione: festeggiano l’anniversario del fallimento della rivolta del popolo iraniano, che nel 2009 tentò di rovesciare il regime.
Ad ogni modo, a causa del clima attualmente vigente in Iran, quest’anno l’atmosfera era decisamente diversa rispetto agli anni precedenti. La determinazione del popolo nel perseguire un cambio di regime, ed il supporto dell’opposizione iraniana, sono elementi che il regime al potere non può né ignorare né archiviare come insignificanti.
Il regime iraniano è solito minimizzare le situazioni critiche, rappresentando il quadro come positivo, ma sta arrivando ad un punto tale da non potersi più comportare in questo modo.
Un membro del parlamento del regime iraniano, Jahanbakhsh Mohebinia, ha dichiarato che lo scorso anno è stato “ricco di eventi”, ed ha avvisato che l’anno che verrà “sarà una catastrofe”.

Un altro parlamentare iraniano, Gholam Ali Jafarzadeh, ha lanciato un monito su una probabile espansione della rivolta. Egli ha detto: “Quando [i poveri] vengono visti come un gruppo di persone trattate ingiustamente ed oppresse, altre parti della società [la classe media] possono identificarsi con loro e darli l’opportunità di ampliare ulteriormente [le loro proteste].”
Il regime sembra più che consapevole del fatto che il fine ultimo del popolo è un cambio di regime, e sa che, nei mesi a venire, nel paese ci saranno ulteriori movimenti. L’imam del Venerdì di Mashhad, Ahmad Alamolhoda, ha dichiarato: “Questa storia non è come quella del 2009. Questa storia è molto più forte, ed ora è la nostra storia.”

Egli ha esplicitamente riconosciuto i tentativi da parte del popolo di “rovesciare il Velayat-e faqih”: “La guida suprema ha recentemente affermato che il nemico ha preparato il terreno nel 2017/2018, e vuole vedere i risultati nell’insurrezione del 2019/2020. Nel decimo anniversario della rivolta del 2009, il nemico vuole entrare in scena per ripetere la rivolta del 2009 nel 2019/2020.”
Il 2019 sarà un anno decisivo per l’Iran e la sua classe dirigente. Il popolo ha fatto enormi passi in avanti, e non c’è alcuna possibilità che retroceda nella sua lotta per la libertà, la democrazia ed il rispetto dei diritti umani. Questo risulta evidente anche solo dal semplice fatto che il regime riconosce il malcontento popolare invece di negarlo.

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