• English
  • French
  • Deutch
  • Italian
  • Arab
  • Spanish
  • Albanian
  • Last Modified: Mercoledì 17 Luglio 2019, 15:36:38.

È lo Spiegelgate il peggiore scandalo della stampa occidentale?

Comunicato stampa – 7 gennaio 2019

Cosa dire della campagna di disinformazione dell’Iran?
Le rivelazioni sull’inganno del giornalista Claas Relotius, un redattore della prestigiosa rivista tedesca “Der Spiegel”, hanno scioccato i sostenitori della stampa libera. Ora è diventato evidente che la maggior parte dei 60 servizi di Relotius per le quali aveva vinto numerosi premi giornalistici erano basate su bugie.

L’Unione dei Giornalisti Tedeschi DJU ha definito il caso “il più grande scandalo di frode nel giornalismo dai diari di Hitler” nel 1983 e la CNN gli ha ritirato i premi.
L’ambasciatore degli Stati Uniti in Germania Richard Grenell ha dichiarato che “gli Stati Uniti sono stati vittima di pregiudizi istituzionali sulla rivista ... molte di queste false storie erano incentrate sulle politiche statunitensi e su alcuni segmenti del popolo americano”.
La “Washington Post” ha scritto che gli articoli anti-Trump di “Der Spiegel” erano stati ampiamente diffusi nei circoli liberali, mentre il “Washington Examiner” ha scritto che lo “staff editoriale di ‘Der Spiegel’ voleva credere ai cupi e poco lusinghieri ritratti che egli dipingeva dell’America”.
La domanda è: questa è stata davvero la peggiore campagna di diffamazione? Sicuramente no. Lo scandalo è scoppiato in un periodo in cui l’influenza di una delle più corrotte dittature del mondo, la teocrazia totalitaria al potere in Iran, ha avuto per anni un’influenza indebita e falsa sulla stampa occidentale, eppure su questo rimane un deliberato e mortale muro di silenzio. Quando occasionalmente il muro è parzialmente infranto, coloro che hanno interessi di parte si sforzano di mascherare l’indecenza per continuare la loro attività con i mullah.

Per qualche tempo, il regime iraniano è riuscito a influenzare parte della stampa occidentale, a cooptare alcuni reporter e ad orchestrare il reclutamento di alcuni dei suoi agenti segreti come giornalisti. Il pregiudizio nel 2018 di alcuni media – come “The Guardian”, “The Independent”, la televisione “Channel 4” britannica e “Al Jazeera” – ostili all’opposizione iraniana, in particolare ai Mojahedin del Popolo (OMPI / MeK) e al Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), è piuttosto palese. In vari formati, ognuno ha pubblicato notizie manipolate e inventate sull’Iran in un contesto di accuse diffamatorie contro il MeK e il CNRI. Fonti o prove sono inesistenti o così tenui che un’indagine anche minima potrebbe identificarle come collegate ai servizi di sicurezza del regime iraniano. Le ripetute comunicazioni del MeK vengono ignorate e le sue smentite non vengono pubblicate.
L’inganno molto pesante dei lettori di “Der Spiegel” ha nutrito presumibilmente l’ego e il portafoglio di Claas Relotius. Il giornalista del “Guardian” Arron Reza Merat ha ingrassato il brutale regime medievale in Iran con il suo articolo di 6.800 parole il 9 novembre 2018, sparando contro il MeK accuse spregevoli che spianano la strada ad assassinii e omicidi.

Contrariamente ai resoconti di Relotius, che andarono in disfacimento solo sotto ampia ricerca e scrutinio da “Der Spiegel”, le falsità degli articoli di Reza Merat avrebbero potuto essere facilmente esposte via Internet, o dando anche una minima attenzione ai documenti forniti dal portavoce del MeK. Molti parlamentari e personalità inglesi hanno denunciato l’inganno in lettere al direttore. Apparentemente, il pezzo forte era solo una delle campagne di diffamazione sistematica; Il “Guardian” aveva già scritto articoli simili, anche se più limitati (30 giugno, 2 luglio, 23 luglio, 26 luglio e 26 ottobre).
La fonte dichiarata dal “Guardian” per la maggior parte di queste falsificazioni era un gruppo di mercenari del Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza del regime iraniano (MOIS) in Albania, che si presentano come ex membri del MeK. I documenti che dimostrano i loro collegamenti con l’ambasciata iraniana e il MOIS sono stati pubblicati molte volte e inviati a “The Guardian”. Quando l’efficacia di ciascuno di questi mercenari è considerata scaduta, lui o lei viene trasferito in Iran.
È interessante notare che, un mese dopo che l’articolo di Reza Merat è stato pubblicato dal “Guardian”, l’ambasciatore del regime e il capo della sua stazione di intelligence in Albania sono stati espulsi da questo Paese per avere cospirato contro il MeK. Il 14 dicembre, il presidente degli Stati Uniti ha ringraziato il primo ministro albanese per i suoi “costanti sforzi per tenere testa all’Iran e contrastare le sue attività destabilizzanti e i suoi sforzi per mettere a tacere i dissidenti in tutto il mondo”.
Il leader supremo Ali Khamenei ha riconosciuto il ruolo fondamentale del MeK nel sostenere le rivolte popolari che hanno inondato l’Iran per oltre un anno. Il 12 dicembre ha detto che quelli al di fuori del Paese vogliono “aiutare i vari nemici dell’Iran, il MeK e gruppi simili, a creare disaccordo, guerra civile e problemi ... possono aver creato agitazione nel 2018, ma stanno facendo piani per il 2019”.
In tali circostanze, i “giornalisti amici” che prendono di mira il MeK con attacchi velenosi sono di grande valore per il regime iraniano. Viene sollevata una cortina di fumo che protegge la realtà dell’Iran. Alcuni sono ex-patrioti che hanno una storia con i servizi di sicurezza e i media iraniani, che sono totalmente controllati dal governo. Altri hanno interessi personali nella sopravvivenza del regime.
I documenti sui loro collegamenti sono facilmente disponibili. L’espulsione dell’ambasciatore del regime iraniano e del capo dell’intelligence in Albania ha alzato in modo chiaro delle bandiere rosse, intenzionalmente ignorate. Se i direttori del “Guardian” e di altri media che hanno pubblicato notizie false sul MeK e il CNRI fossero stati interessati all’imparzialità e alla buona volontà dei giornalisti, avrebbero dovuto espellere i responsabili e scusarsi.
È tempo di rompere il silenzio nei confronti dell’influenza maligna del regime iraniano sulla stampa occidentale. Nonostante l’imbarazzo e lo scandalo, “Der Spiegel” si è fatto avanti per difendere la stampa libera e tutto ciò che rappresenta. I media responsabili della diffusione degli articoli dell’Iran basati su fatti distorti e fonti disoneste sembrano riluttanti a farlo. Che si vergognino.

Copyright © 2018 CNRI - Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. All Rights Reserved.
;
0
Shares