sabato, Giugno 25, 2022
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Editoriale – Iran: rimuovere il tasso ufficiale di cambio è giocare con il fuoco

John Maynard Keynes, un celebre economista, una volta disse: “Non c’è mezzo più sottile e più sicuro per capovolgere le basi esistenti della società che corrompere la valuta. Il processo impegna tutte le forze nascoste della legge economica dalla parte della distruzione e lo fa in un modo che nemmeno una persona su un milione può diagnosticare”.
Ora il regime dei mullah ha deciso di distruggere l’economia già in declino dell’Iran rimuovendo il tasso ufficiale di cambio.
Il governo di Ebrahim Raisi ha deciso di rimuovere il cambio ufficiale di 42.000 rial per dollaro. Questa decisione arriva in un momento in cui la valuta nazionale iraniana è precipitata al minimo storico di 305.000 rial per dollaro e molti economisti considerano questa mossa come “giocare con il fuoco”.
Il predecessore di Raisi, Hassan Rouhani, aveva introdotto il tasso ufficiale di cambio nel 2018 per controllare l’inflazione e i prezzi alle stelle di beni essenziali, come medicine, grano e importazioni di bestiame.
Tuttavia, i media e i funzionari statali iraniani avevano protestato contro i dollari governativi a buon mercato, lamentandosi del fatto che avevano portato alla corruzione su larga scala e, di fatto, avevano aumentato il tasso di inflazione.
Secondo Ahmad Tavakoli, un ex deputato, con il governo di Rouhani “con il pretesto di correggere i prezzi, sono stati sprecati 65 milioni di dollari delle riserve nazionali, oltre a vendere tutta la valuta disponibile”.
“Solo nel 2019, sono stati spesi circa $ 15 miliardi [in base al tasso ufficiale di cambio] per l’importazione di vari articoli” – ha scritto l’agenzia di notizie Fars il 7 Novembre 2021. “A parte tutto questo clamore, il governo di Rouhani era praticamente incapace di controllare i prezzi. I sondaggi mostrano che, in base al tasso di cambio del mercato libero in quell’anno, gli importatori hanno sottratto circa 5,1 quadrilioni di rial”.
Poiché il governo di Rouhani aveva un enorme deficit di bilancio, è dovuto ricorrere alla stampa di banconote per mantenere il tasso di cambio ufficiale. Di conseguenza, la liquidità dell’Iran è cresciuta rapidamente e, poiché l’Iran ha un basso tasso di produzione, questa liquidità ha causato inflazione e prezzi alle stelle.
La ragione fondamentale del rapido crollo della valuta nazionale iraniana è la distruzione della produzione del Paese negli ultimi quattro decenni. Centinaia di fabbriche e migliaia di officine hanno smesso di funzionare. Il regime ha colmato il divario produttivo con importazioni e contrabbando, distruggendo così le fondamenta dell’economia iraniana. Il regime ha bisogno di una massa di valuta per le importazioni di massa, il che spiega perché spende la maggior parte della valuta del Paese per le importazioni.
Ora il governo Raisi sta cercando di rimuovere il cambio ufficiale con il pretesto di combattere la corruzione. Il vero obiettivo, però, è scavare più a fondo nelle tasche della popolazione.
Durante l’ultimo anno dell’amministrazione Rouhani, il regime intendeva eliminare il tasso di cambio ufficiale. In tal modo, stimava che avrebbe potuto guadagnare almeno 600 trilioni. Ora, se Raisi sospendesse o rimuovesse il cambio ufficiale, il suo governo guadagnerebbe circa 2 miliardi di dollari, con l’attuale cambio a un tasso di libero mercato di 305.000 rial per dollaro.
Il piano è quello di fissare un tasso di 230.000 rial per un dollaro con la speranza che questo si traduca in un abbassamento dei prezzi. Ma poiché i beni essenziali dell’Iran vengono importati utilizzando il tasso di cambio ufficiale di 42.000 rial, i prezzi delle merci sarebbero almeno quintuplicati.
“Mentre la rimozione del tasso di cambio ufficiale aiuterà ad aumentare le entrate del governo e ridurre il deficit di bilancio, i prezzi dei beni importati, includendo i beni di base, le intermediazioni e il capitale, aumenteranno”, ha detto Mohammad Lahouti, presidente della Confederazione delle Esportazioni dell’Iran, al quotidiano statale Jahan-e Sanat il 25 dicembre.
“Con la rimozione del tasso ufficiale di cambio di 42mila rial, il costo di importazione del grano aumenterà. In questo caso, ai fornai deve essere pagato un pesante sussidio. Altrimenti, dobbiamo accettare un forte aumento del prezzo del pane”, ha affermato Abdolnasser Hemmati, ex capo della Banca Centrale, secondo il notiziario statale Tejarat il 10 novembre.
Secondo Bahram Eynollahi, l’attuale ministro della Sanità del regime, citato dall’agenzia statale Entekhbat il 9 novembre, questo piano se attuato “aumenterebbe i prezzi dei medicinali. Questo sarebbe devastante per coloro che usano regolarmente i farmaci. Dovranno mettere all’asta tutti i loro beni per acquistare medicine” – ha detto.
“Una delle istituzioni governative ha recentemente fornito alcune statistiche che hanno mostrato che i prezzi delle merci sono aumentati del 190% in base al tasso di cambio ufficiale di 42.000 rial per un dollaro. D’altra parte, i prezzi delle merci che sono state importate senza utilizzare il tasso di cambio ufficiale sono aumentati del 400%”, ha scritto il quotidiano statale Mardom Salarie il 21 dicembre.
“Ebbene, con queste condizioni, ora il governo ha deciso di eliminare il cambio ufficiale. Naturalmente, i prezzi saliranno alle stelle in modo incredibile. 60 milioni di persone che, secondo il Centro di Statistica e la Banca Centrale, vivono al di sotto della soglia di povertà e hanno un reddito mensile inferiore a 110 milioni di rial potrebbero permettersi questa situazione?” ha chiesto il Mardom Salarie.
La rimozione del tasso di cambio ufficiale aumenterà senza dubbio i problemi economici della popolazione e peggiorerà la crisi finanziaria del Paese. Ogni giorno, persone di ogni sfera sociale tengono manifestazioni, reclamando i loro diritti fondamentali e gli stipendi arretrati e protestando contro le pesanti condizioni di vita.
Almeno quattro proteste su larga scala sono scoppiate in Iran dall’inizio del 2021. Due anni dopo la grande rivolta del novembre 2019, queste proteste hanno rappresentato lo sfogo di decenni di rabbia e frustrazione da parte degli iraniani per le disastrose politiche del regime e indicano lo stato esplosivo della società e la possibilità di un’altra rivolta. Lo hanno ammesso anche i media statali. “Se gli iraniani scoprissero che dovranno affrontare lo tsunami dei prezzi alle stelle e che il loro potere d’acquisto diminuirà nel 2022, Dio solo sa come reagirebbero”, ha avvertito il quotidiano Jahan-e Sanat il 20 dicembre.
La rimozione del tasso ufficiale di cambio rende ampiamente chiaro che il regime non ha né la volontà né la capacità di affrontare le crisi fondamentali che attanagliano la società iraniana. I mullah di Teheran hanno bisogno di ogni centesimo per alimentare il loro meccanismo di repressione, terrorismo e guerra per preservare la loro fragile presa sul potere. La difficile situazione del popolo iraniano non li riguarda affatto.

 

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