lunedì, Ottobre 18, 2021
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Elezioni  del 2021 in Iran: cosa c’è da sapere sulle imminenti elezioni presidenziali dei mullah

Il regime iraniano terrà le sue finte elezioni presidenziali il 18 giugno e poiché molti cercano di vedere in questa farsa delle elezioni un indice di democrazia, si rende necessario approfondire le procedure che le regolano per comprendere in che misura siano veramente una ” manovra di democrazia”.
Questo appartiene ai diversi articoli che prendono in esame il problema delle elezioni presidenziali del regime con l’intento di fare luce su diversi suoi aspetti.

UNO SGUARDO ALLE ELEZIONI IN IRAN

Il regime iraniano terrà le sue 13° false elezioni presidenziali il 18 giugno 2021. I media occidentali e gli apologeti del regime intendono fare apparire l’evento come una libera competizione tra partiti politici. Ciò è lontano dalla realtà. È cruciale capire questo processo in cui sempre più iraniani chiedono il boicottaggio nazionale delle finte elezioni presidenziali del regime.
Le cosiddette “elezioni” nel regime dei mullah mostra quanto sia antidemocratico l’Iran sotto il dominio clericale assoluto o “Velayat-e Faqih”.
Secondo l’articolo 99 della costituzione del regime, il Consiglio dei Guardiani è responsabile della supervisione delle elezioni e del controllo dei candidati.
Il Consiglio dei Guardiani è nominato e ” costituzionalmente” incaricato di 12 membri:6 faqih islamici ( i cosiddetti esperti di diritto islamico), scelti dalla Guida Suprema del regime e da 6 giuristi, nominati dal capo della magistratura ed ” eletti” dai membri del Majlis ( Parlamento) del regime.
Oltre a scegliere i sei mullah, la Guida Suprema seleziona indirettamente gli altri 6 giuristi. Ecco come.

La Guida Suprema, ora Alì Khamenei, nomina il capo della magistratura e i parlamentari sono anch’essi controllati dal Consiglio dei Guardiani di Khamenei e agiscono per suo conto, poiché le leggi del regime richiedono a tutti i candidati di esibire una ” sentita e pratica fedeltà” al governo clericale assoluto, il Velayat-e Faqih, come condizione preliminare per la loro candidatura.
Prima delle finte elezioni parlamentari di febbraio, il Consiglio dei Guardiani ha bocciato migliaia di candidati, compreso il 90% dei cosiddetti riformisti e decine di deputati di allora.
In altre parole, tutte queste manovre ” democratiche” servono a permettere alla Guida Suprema di scegliere il suo uomo e non c’è spazio per le forze di opposizione.
Molti funzionari e affiliati del regime si sono iscritti come candidati, ma il Consiglio dei Guardiani li ha eliminati tutti durante le elezioni precedenti. Il numero massimo di candidati ” qualificati” è stato di 9 nelle elezioni del 2001.
Cioè, il Consiglio dei Guardiani agisce per conto di Khamenei e il regime mantiene la sua facciata ” democratica” per ingannare la comunità internazionale.

LE FAZIONI DEL REGIME

Durante tutto il suo regno di terrore ed oppressione, il regime dei mullah ha dovuto fronteggiare una società reattiva e temendo la reazione del popolo, ha creato le fantomatiche fazioni “riformiste”, che dovevano competere con gli “hardliners” e ingannare il popolo e la comunità internazionale.
Questi ” riformisti” non sono altro che gli alti funzionari del regime coinvolti nel terrorismo e nell’oppressione.

L’attuale presidente riformista, Hassan Rouhani, è orgoglioso di essere stato il primo funzionario del regime a rendere obbligatorio l’uso del velo. Egli è anche responsabile della morte di oltre 1500 iraniani durante le grandi proteste, di quasi 5000 esecuzioni durante il suo mandato.
Il popolo iraniano ha cantato:” riformista, integralista, il gioco è finito”, durante le grandi manifestazioni di protesta del gennaio 2018 e del novembre 2019.
La gente ha agito in linea con questo slogan, boicottando in gran parte le finte elezioni parlamentari del regime nel febbraio 2020.

IL VOTO

In Iran non esiste un registro degli elettori o un modo per iscriversi a votare. Gli iraniani possono votare ovunque, purché presentino il loro documento di identità nazionale, o Shenasnameh, che viene timbrato al seggio elettorale. Una volta che i seggi sono chiusi, inizia lo spoglio, ma né il pubblico né alcuna organizzazione della società civile sono autorizzati a monitorare tale operazione.
Questo rende molto difficile controllare i risultati elettorali e garantirne la trasparenza.
Nonostante la grande pressione, i funzionari del regime sono stati costretti ad ammettere il boicottaggio ” senza precedenti” da parte del popolo iraniano alle finte elezioni parlamentari.

LE ELEZIONI PRESIDENZIALI DEL 2021

Con il suo regime invischiato in una crisi internazionale e di fronte ad una società in rivolta, Khamenei cerca di ∆ tenere le finte elezioni presidenziali ad ogni costo per legittimare il suo regime, mentre il dissenso pubblico in Iran e l’isolamento internazionale del regime continua a crescere.
La situazione in Iran è cambiata dopo le grandi proteste di gennaio 2018, novembre 2019 e gennaio 2020. Durante le rivolte la gente cantava ” riformista, integralista, il gioco è finito”, sottolineando la voglia di cambio di regime.
Di fronte ad una società esplosiva, Khamenei ha deciso di unipolare il suo regime.
Nel maggio 2020, Khamenei ha parlato del ” governo giovane e Hezbollahi”, riferendosi a persone della sua fazione. Da allora, Khamenei ripete il suo obiettivo di avere il cosiddetto ” governo giovane e Hezbollahi”.
Khamenei sa che il suo regime ha raggiunto un punto in cui la minima differenza al suo vertice potrebbe portare ad un’altra rivolta popolare. Inoltre, la ” fazione riformista” non è più in grado di ingannare la gente.
Secondo un sondaggio del febbraio 2021 del think tank statale Goman, circa il 78% delle persone istruite e di età superiore ai 19 anni, ha dichiarato che non parteciperà alle elezioni.
A questo punto è chiaro che Khamenei intende candidare il suo uomo di fiducia, ma chi sarà costui?
Non è sicuro se Khamenei permetterà la candidatura di esponenti rivali o li fermerà servendosi del suo Consiglio dei Guardiani.
Chiaramente questa finta elezione presidenziale sarà boicottata dagli iraniani di tutti i ceti sociali e qualunque sia il risultato, il comportamento del regime, il suo ruolo nella diffusione del terrorismo e della destabilizzazione della regione e, per finire, le violazioni sistematiche dei diritti umani subiranno un’ accelerazione.

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