giovedì, Gennaio 20, 2022
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Iran: 253 proteste nel Paese in due settimane fra settembre e ottobre

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Ci sono state almeno 253 proteste in Iran dal 23 settembre al 7 ottobre, secondo i rapporti del movimento di opposizione iraniana Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK).
La tendenza all’aumento delle proteste da parte di persone di ogni ceto sociale deriva dalle pressioni sociali ed economiche causate dalla crisi di corruzione e attività maligne del regime di Teheran. Poiché il governo di Raisi non è riuscito a produrre un’agenda che possa puntare a risolvere i complessi e interconnessi problemi socio-economici, non è prevedibile alcun calo delle tensioni.
Alcuni resoconti di proteste negli ultimi dieci giorni
Nella città di Isfahan (Iran centrale), lunedì i contadini hanno svolto una protesta di fronte alla sede locale dell’Organizzazione per l’Acqua e l’Elettricità reclamando il loro diritto all’irrigazione. Nonostante la massiccia presenza di reparti anti-sommossa, contadini inferociti hanno marciato sull’ufficio attaccandolo.
Negli ultimi anni, i contadini della provincia di Isfahan hanno svolto molte proteste per il diritto all’irrigazione. Le zone orientali della provincia, in seguito alla deviazione dell’acqua ad altre regioni, sono state private dell’acqua che giungeva in modo naturale dal fiume Zayanderude.
Nella città di Larestan (provincia di Shiraz) numerosi abitanti hanno protestato lunedì di fronte all’ufficio locale del Ministero delle Strade e dello Sviluppo Urbano. Protestavano per le condizioni disastrate della strada che collega Jahrom-Lar a Bandar Abbas.
Nella provincia meridionale del Khuzestan, per il terzo giorno consecutivo, pensionati dello stabilimento di canna da zucchero di Hafttappeh hanno svolto una protesta radunandosi fuori dall’Ufficio del Lavoro della città di Shush e chiedendo il pagamento delle loro pensioni dovute da molto tempo e il riconteggio dei bonus pensionistici calcolati erroneamente.
Nella città nord-occidentale di Tabriz, i lavoratori della Semet-co Tabriz Company si sono riuniti davanti all’ufficio del direttore dell’azienda per protestare contro le cattive condizioni di gestione in quella fabbrica. La società Semet-co, che progetta strumenti ingegneristici, è una sussidiaria della Sipa, la più grande casa automobilistica iraniana.
Domenica, diversi lavoratori dell’azienda Machine Sazi Arak hanno tenuto un raduno di protesta chiedendo l’immediato ritorno dei loro colleghi licenziati e un aumento di stipendio in relazione all’attuale situazione economica. Nella stessa giornata, a Tabriz i pensionati hanno organizzato una protesta chiedendo ai funzionari di aumentare le loro pensioni come dovuto da tempo per adeguarle agli attuali prezzi e al tasso di inflazione salito alle stelle, mentre i lavoratori delle miniere della Kerman Coal Company si sono riuniti davanti all’Ufficio del Lavoro di Kerman, nel sud-est dell’Iran, per protestare contro il piano di privatizzazione e di trasferimento di quelle miniere alla Dalahu Company.
Sempre domenica, un gruppo di infermiere che lavorano per l’Organizzazione per la Sicurezza Sociale iraniana hanno tenuto una protesta davanti al Majlis (assemblea parlamentare consultiva) del regime.
Le loro richieste includevano:
• Applicazione della legge sulle occupazioni pesanti e dannose.
• Considerare il servizio militare come un periodo di lavoro duro.
• Un aumento delle disposizioni di legge adeguate al Ministero della Salute.
• Affiliazione speciale straordinaria.
Secondo le infermiere in protesta, il regime ha aumentato la pressione su di loro, nonostante le difficili condizioni di lavoro durante la pandemia di Covid-19. Queste infermiere avevano anche tenuto un raduno di protesta sabato davanti all’Organizzazione del Programma e del Bilancio del regime e all’Assemblea parlamentare consultiva.
Domenica, gli investitori truffati dell’istituto di credito Caspian hanno organizzato proteste contemporaneamente a Teheran e a Mashad. Il fraudolento istituto Caspian affiliato al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha truffato i suoi clienti saccheggiando i loro depositi dal 2016. Ci sono state centinaia di proteste da parte di investitori truffati che hanno perso i risparmi di una vita negli ultimi anni.
Nella provincia settentrionale di Gilan, sabato i lavoratori della diga di Shafarood hanno tenuto un raduno di protesta reclamando i loro stipendi e bonus non pagati. Lo stesso giorno, gli insegnanti a contratto che lavorano nelle aree svantaggiate della provincia iraniana dell’Azerbaijan orientale hanno protestato chiedendo il pagamento del loro salario in ritardo di quattordici mesi.
Questi insegnanti hanno evidenziato che hanno dovuto lavorare nonostante l’epidemia di Covid-19 e le dure condizioni meteorologiche, eppure non ricevono lo stipendio da quasi un anno e mezzo. Il loro stipendio è di circa 3 milioni di toman, mentre la soglia di povertà ufficiale è di circa dieci milioni di toman.
I lavoratori del Comune della città di Kut-Abdullah, nella provincia del Khuzestan, hanno continuato lo sciopero sabato, chiedendo i loro stipendi in arretrato da tempo e protestando contro le precarie condizioni di vita. In uno sviluppo simile, i lavoratori dei servizi municipali della città di Mahshahr, nel sud-ovest dell’Iran, hanno tenuto un raduno di protesta chiedendo i loro stipendi ancora non pagati. La stessa cosa hanno fatto sabato, entrando in sciopero, i lavoratori dell’azienda Iran Khodro nella città di Tabriz, e mercoledì hanno tenuto un raduno di protesta per lo stesso motivo gli addetti alla revisione della raffineria Parsian Mehr.
Mentre le proteste continuano ad espandersi e intensificarsi in tutto l’Iran, il quotidiano statale Jahan-e Sanat ha avvertito il 9 novembre: “Mancanza di sicurezza economica, crescenti problemi finanziari, grave declino dei mezzi di sussistenza, crescenti disuguaglianze, discriminazione e sfiducia della gente nei confronti dei funzionari, con l’espansione delle proteste come conseguenza, portano nel lungo periodo al collasso del sistema”.

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