domenica, Dicembre 5, 2021
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Iran: la presidenza di Raisi segnala un’imminente escalation in molti campi

Raïssi

Il nuovo presidente dell’Iran, Ebrahim Raisi, fin dal primo giorno del suo mandato, il 5 agosto, si è circondato di un gruppo di terroristi e criminali, il cui background dovrebbe essere motivo di preoccupazione non solo per il popolo iraniano ma anche per tutte le democrazie del mondo intero. La composizione generale della sua amministrazione riflette un impegno verso strategie bellicose di politica estera, così come l’approvazione di alcune delle peggiori attività mai intraprese da Teheran negli ultimi 42 anni.
La signora Maryam Rajavi, presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI), ha descritto il gabinetto di Raisi come “L’incarnazione di quattro decenni di dittatura religiosa dei mullah e del terrorismo, la cui missione primaria è quella di fronteggiare la rivolta popolare, saccheggiare le ricchezze nazionali, intensificare il terrorismo e la vocazione guerrafondaia e ampliare i programmi antipatriottici di missili nucleari e balistici”.
Ciò è esattamente la forma che assumerà il nuovo governo, dopo una tale ” selezione” voluta da Raisi a giugno. Raisi è stato nominato dal leader supremo Alì Khamenei, che lo aveva già voluto a capo della magistratura nel 2019. Khamenei lo ha scelto proprio per consolidare il suo potere all’interno del regime. Stessa strategia adottata anche per le finte elezioni parlamentari del febbraio 2020.
Entrambe le elezioni hanno avuto la più bassa affluenza della storia, poiché la popolazione si è impegnata con successo in un colossale boicottaggio.
La corsa presidenziale di Raisi è stata messa in ombra da numerose manifestazioni pubbliche che lo condannavano come ” scagnozzo del 1988″ e a giugno l’affluenza è stata probabilmente inferiore al 10%. Il boicottaggio ha riportato all’attenzione internazionale le passate violazioni dei diritti umani e le altre nefandezze compiute da Raisi nel corso della sua carriera.

La Resistenza Iraniana ha continuato l’impegno per mobilitare la comunità internazionale nel prendere delle nette posizioni di condanna verso il regime e il suo nuovo presidente. Così , mentre Raisi teneva il suo discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in diverse città la Resistenza organizzava raduni di controinformazione.
In una conferenza a distanza a Washington DC, lunedì, la signora Maryam Rajavi ha detto:”Esortiamo gli Stati Uniti, l’Unione Europea e i suoi membri a riferire il dossier delle violazioni dei diritti umani in Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tale misura permetterà all’ONU di organizzare un processo internazionale a Khamenei, Raisi e ad altri leaders del regime per aver commesso crimini contro l’umanità e genocidio nell’arco di quattro decenni. Tutti i discorsi hanno evidenziato come punto focale di tale indagine i dettagli del massacro di prigionieri politici in Iran nel 1988, in cui Raisi ha avuto un ruolo di primo piano, essendo uno dei quattro funzionari della” commissione della morte” a Teheran. Quell’organismo interrogava sistematicamente i detenuti delle prigioni di Evin e Gohardasht ed emanava sentenze capitali a chiunque esprimesse sostegno alla People’s Mojahedin Organization of Iran.
È stato questo precedente che ha generato la maggior parte delle proteste contro la candidatura presidenziale di Raisi, anche se molti iraniani hanno inoltre sottolineato il suo ruolo di primo piano nella repressione della rivolta nazionale nel novembre del 2019, che ha portato alla morte per fucilazione 1.500 manifestanti pacifici e la tortura di innumerevoli altri.
Tutto questo dimostra solo che Teheran continua il suo impegno nella violenta repressione del dissenso, anzi il passaggio di Raisi da capo della magistratura a presidente ha radicalizzato maggiormente gli atteggiamenti dittatoriali del regime dei mullah.
Le potenze occidentali avrebbero dovuto essere profondamente consapevoli dei pericoli posti dalla ” selezione”di Raisi e avrebbero dovuto adottare una svolta assertiva nelle loro politiche verso l’Iran.
Invece, l’Unione Europea ha inviato una delegazione per partecipare all’insediamento di Raisi il 5 agosto, offrendogli così una certa legittimazione sulla scena internazionale, che il popolo iraniano gli aveva negato in patria.
Le autorità iraniane ne hanno tratto un rinnovato senso di impunità, soprattutto in materia di diritti umani, che a sua volta può aver influenzato la decisione di Raisi di nominare consiglieri che incarnano ” dittatura e terrorismo”.
Queste figure includono numerosi ufficiali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, molti dei quali hanno svolto ruoli importanti nella proliferazione di piani terroristici del regime anche per obiettivi stranieri. Almeno un membro dell’amministrazione di Raisi, e precisamente il ministro degli interni Ahmad Vahidi, è soggetto ad un mandato di arresto da parte dell’Interpol per il suo coinvolgimento in un attentato mortale a Buenos Aires nel 1994.
Lo stesso vicepresidente per gli affari economici, Mohsen Rezaei è stato coinvolto in quello stesso attentato, così come in vari altri episodi, tra cui l’assassinio di dissidenti espatriati nel ristorante Myconos a Berlino nel 1997. Il ministro degli esteri del regime, Hossein Amir Abdollahian, ha difeso l’ultimo tentativo di attacco terroristico iraniano contro un obiettivo europeo nel 2018, quando ha condannato le democrazie occidentali per aver dato una casa ai membri del PMOI nel periodo in cui un diplomatico-terrorista di alto livello e tre co- cospiratori sono stati catturati nel tentativo di infiltrarsi nel raduno internazionale dei sostenitori del NCRI con un dispositivo esplosivo. Se il complotto non fosse stato sventato, molto probabilmente avrebbe ucciso centinaia, se non migliaia, di partecipanti, tra cui importanti legislatori americani ed europei, che vi avevano preso parte per appoggiare la spinta della Resistenza Iraniana per il cambio di regime.
Il cambio di regime è l’unica vera soluzione a tutti i problemi causati dal fascismo religioso che governa l’Iran.
La sola nomina di Raisi è un chiaro segnale che il regime non ha alcun interesse a fare i conti con le proprie azioni passate, anche quando esse rientrano nella classificazione di genocidio e crimini contro l’umanità. Al contrario, il regime ha successivamente premiato un certo numero di perpetratori del massacro del 1988 e di cui Raisi è solo l’esempio più recente, ma forse il più significativo.
La comunità internazionale dovrebbe sapere che la presidenza di Raisi supervisionerà un’ulteriore escalation della repressione del dissenso da parte del regime. Nel caso in cui questo non sia un incentivo sufficiente per imporre pressioni più serie al regime, la comunità internazionale dovrebbe anche notare che un aumento delle violazioni dei diritti umani andrà sicuramente di pari passo con l’aumento dell’attività terroristica, della belligeranza straniera e di tutte le azioni maligne che caratterizzano la carriera di Raisi e dei suoi simili.

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