venerdì, Luglio 23, 2021
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Le difficoltà persistono per gli iraniani al capodanno persiano 1400, mentre la speranza emerge all’orizzonte

Protest in Iran (file photo)

Questo fine settimana si è celebrato il capodanno iraniano, Nowruz. Gli iraniani si sono avventurati nell’anno 1400 del calendario persiano, dovranno affrontare notevoli minacce, ma anche grandi opportunità.
L anno precedente è stato caratterizzato da numerose difficoltà, tra cui il collasso dell’economia, l’accanimento della repressione da parte del regime e un’epidemia di Coronavirus che è di gran lunga peggiore di qualsiasi altra in Medio Oriente.
Ognuno di questi problemi persisterà sicuramente nel nuovo anno, ma se l’esperienza recente è un indicatore, essi contribuiranno anche ad alimentare un movimento di protesta ascendente che pone una sfida sempre più grande alla dittatura teocratica esistente.
I disordini pubblici e le rappresaglie del regime sono stati presi in un ciclo di feedback per più di due anni, ma anche se il popolo iraniano ne ha sofferto terribilmente, ha però fatto progressi significativi nella sua lotta per trasformare l’Iran in una Repubblica veramente democratica.
Questo sforzo è iniziato seriamente alla fine del 2017, con una rivolta nazionale scandita da duri slogan contro il regime nel mainstream più che mai.
Le rivolte sono continuate per tutto l’anno successivo, per raggiungere il culmine nel novembre del 2019.
Negli ultimi tempi le proteste pubbliche sembrano essere di nuovo in aumento come quelle dei pensionati o come gli scontri tra cittadini e forze repressive nelle province del Sistan e Baluchistan.
La signora Maryam Rajavi, leader dell’opposizione iraniana, ha riconosciuto tutto questo in un recente discorso in occasione della Giornata Internazionale della Donna in una conferenza online:” le fiamme ardenti della rivolta del popolo del Baluchistan” ha detto” non è stata una brusca recrudescenza, ma la continuazione delle eruzioni vulcaniche del novembre 2019 e del gennaio 2020″.
In quest’ultimo caso, gli studenti universitari e altri attivisti hanno inscenato proteste in più di una dozzina di province in risposta al tentativo del regime di coprire un attacco missilistico che aveva abbattuto un aereo di linea nei pressi di Teheran. È stato l’ultimo movimento di protesta su larga scala prima che il paese fosse devastato da una delle peggiori pandemie del mondo.
La prospettiva della Resistenza Iraniana sui disordini precedenti è stata particolarmente significativa, poiché la People’s Mojahedin Organization of Iran (PMOI/ MEK) ha giocato un ruolo guida per la società verso il cambio di regime.
Quando la rivolta del dicembre 2017 è proseguita per gran parte del gennaio 2018, il leader supremo del regime Ali Khamenei ha pronunciato un discorso in cui attribuiva la rapida diffusione del movimento e i suoi slogan anti regime a mesi di pianificazione da parte del MEK
È stata la prima conferma dall’alto della leadership del regime che il MEK è una forza da tenere in considerazione.
Anche se questo ha solo confermato ciò che molti osservatori dell’Iran già sapevano, ha segnato un punto di svolta nel discorso pubblico sul MEK e sulla presa del potere del regime iraniano, sia a livello nazionale che sulla scena mondiale. L’ammissione riluttante di Khamenei è una prova che il regime non è né così potente, né così politicamente stabile come vorrebbe far credere alla comunità internazionale.
Più tardi, nel 2018, il regime sembrava confermare la propria vulnerabilità quando ha fatto una mossa disperata sul territorio francese, inviando un diplomatico di alto livello per supervisionare un’operazione volta ad attentare un raduno della Resistenza Iraniana e dei suoi sostenitori internazionali.
Un tribunale belga ha condannato quel diplomatico- terrorista, Assadollah Assadi, per aver organizzato un attentato dinamitardo. Era potenzialmente una pietra miliare tra le relazioni occidentali e il regime iraniano, dato che nessun’altra figura simile è mai stata ritenuta legalmente responsabile in Europa per i suoi legami con il terrorismo.
L’importanza della sentenza è forse amplificata dalla sua vicinanza alla festa di Nowruz o almeno lo sarebbe se la comunità internazionale ritenesse opportuno dare seguito alla sentenza di 20 anni per Assadi estendendo la responsabilità ad altri funzionari del regime clericale.
Questa è semplicemente la cosa giusta da fare dal punto di vista della sicurezza e rappresenta anche un’opportunità per influenzare il cambiamento a lungo cercato nel cuore del Medio Oriente.
Sanzionando e perseguendo le accuse contro i funzionari che hanno supervisionato il complotto di Assadi, i governi occidentali manderebbero un forte messaggio di intolleranza verso ulteriori attività terroristiche.
Si potrebbe pensare che tutto ciò sia scontato, ma purtroppo l’analisi delle politiche occidentali verso il regime racconta una storia diversa.
Vari leader europei e americani hanno trascurato una vasta gamma di attività terroristiche dell’Iran in passato, soprattutto quelle dirette contro la popolazione iraniana.
Purtroppo questa tendenza è continuata anche negli ultimi anni con le rivolte iraniane e le successive repressioni che hanno ricevuto scarsa attenzione negli interessi di politica estera dei paesi occidentali.
Comportamento simile si è avuto per quanto riguarda l’epidemia di Coronavirus in Iran, anche se l’epidemia riguarda il mondo intero, la comunità internazionale è stata più o meno contenta di lasciare gestire la crisi al regime e di accettare come veri i dati su tasso di infezione e di decessi forniti dal regime stesso.
Per tutto il tempo la Resistenza Iraniana ha pubblicato rapporti che denunciano il fatto che il regime ha praticamente armato la pandemia per prevenire nuove esplosioni di proteste, il tutto mentendo in modo spudorato sulla portata del disastro.
Attingendo ai registri degli ospedali e degli obitori, così come alle testimonianze oculari, il MEK ha appurato che il bilancio delle vittime da Covid-19 in Iran è ora superiore a 235.000, o quasi quattro volte la cifra riportata dal Ministero della Salute del regime.
Gli effetti del tasso di infezione saranno necessariamente lenti a svanire e ciò dimostra che il popolo iraniano ha molte difficoltà davanti a sé nel nuovo anno.
Tuttavia, la recente recrudescenza delle proteste e degli scontri con il regime mostrano che il loro spirito collettivo non è stato sconfitto.
Questo Nowruz è l’occasione perfetta per la comunità internazionale di fare un passo che avrebbe dovuto fare molto tempo fa e riconoscere formalmente il diritto del popolo iraniano di resistere alla tirannia dei mullah.

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