mercoledì, Ottobre 21, 2020
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Khamenei senza vie d’uscita di fronte all’ondata di proteste in Iran

Il discorso di Khamenei in occasione della preghiera del Venerdì dimostra che il regime non ha vie d’uscita

Venerdì 17 gennaio, per la prima volta dopo 8 anni, il leader supremo del regime iraniano Ali Khamenei ha tenuto la preghiera del Venerdì in prima persona, a riprova dell’importanza dei recenti sviluppi per il regime dei mullah.

Questi sviluppi includono l’abbattimento intenzionale di un volo di linea da parte del regime e le proteste popolari che si sono succedute al crimine ed al fallito tentativo da parte del regime di ritrarre il criminale di guerra, il comandante della Forza Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica Qassem Soleimani, come eroe nazionale.

Ripetendo menzogne sui “milioni” di partecipanti ai funerali di stato tenutisi dopo l’uccisione del terrorista Qassem Soleimani, Khamenei ha disperatamente provato a contenere la preoccupazione ed a ridurre le crescenti defezioni delle forze del regime.

In qualità di massima autorità del regime, le dichiarazioni di Khamenei circa l’abbattimento intenzionale del volo di linea ucraino da parte dei Pasdaran, azione che ha provocato la morte di 176 vittime innocenti, confermano ancora una volta la sua colpevolezza ed il suo coinvolgimento in questo crimine, e dimostrano che non si è trattato di un errore. Khamenei ha anche provato a sminuire la gravità del crimine, dichiarando che avrebbero provato “a ritrarre l’accaduto in questo modo” per oscurare le cerimonie di stato in onore di Soleimani e l’attacco missilistico del regime alle basi militari americane in Iraq.

Oltraggiato dall’odio del popolo iraniano nei confronti del suo regime ed in particolare dal fatto che i dimostranti abbiano dato fuco alle fotografie sue e di Soleimani, Khamenei ha definito i manifestanti “qualche centinaio di persone che hanno offeso l’immagine di Qassem Soleimani”.

Venerdì, contemporaneamente al discorso di Khamenei, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) ha rilasciato una dichiarazione, in cui ha riportato che i giovani ribelli ed i membri dei Nuclei di Rivolta dei Mojahedin del Popolo Iraniano hanno “incendiato i poster del comandante del terrore Qassem Soleimani in diverse zone di Teheran ed anche in altre città, tra cui Kerman, Zanjan, Iranshahr, Fassa, Lahijan, Tabriz, Zahedan e Masjed Soleiman.”

Il Sig. Mohammad Mohadesin, presidente della Commissione Affari Esteri del CNRI, ha dichiarato in un tweet: “Khameni ha cercato, riunendo i mercenari basiji di tutto il paese, di fronteggiare il durissimo colpo rappresentato dell’eliminazione di Soleimani e dagli slogan “Morte a Khamenei” e “Pasdaran, siete voi il nostro DAESH (ISIS)” intonati da milioni di iraniani. Così facendo ha messo in mostra il suo mortale impasse ed ha incrementato la rabbia della nazione.”

Il Sig. Mohadesin ha aggiunto: “Khamenei ha definito la Forza Quds, un’organizzazione terroristica internazionale, come forza di “combattenti senza confini, istituzione con grandi velleità umanitarie e di tolleranza nei confronti di tutto e tutti”.

Relativamente al terrorismo istituzionalizzato del regime, che Khamenei ha confermato nel proprio discorso, ed alla determinazione del popolo iraniano a rovesciare questo regime, il Sig. Mohadesin ha scritto: “Nonostante ciò, egli ha ammesso che il principale compito della Forza Quds è garantire la stabilità del regime all’interno dell’Iran. Khamenei ha descritto i milioni di iraniani che gridano “Nè Gaza né il Libano, la mia vita solo per l’Iran” come persone “abbindolate” e non disposte a sacrificarsi per il suo deplorevole regime.”

 

 

 

 

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