venerdì, Dicembre 3, 2021
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La Conferenza Internazionale delle donne contro l’integralismo islamico e per i diritti umani in Iran

di Domenico Letizia

Atlantismagazine –  Nonostante ciò che la stampa italiana va elaborando sul volto moderato del regime iraniano, il paese sciita ha incrementato la pena capitale. Vi sono state più di 2000 esecuzioni. La Repubblica Islamica detiene il triste primato mondiale di esecuzioni di minorenni, che sono raddoppiate nel 2014 (almeno 17) e sono continuate nel 2015 (almeno 4), fatto che pone l’Iran in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo e del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici che pure ha ratificato.

Le impiccagioni di appartenenti alle minoranze etniche e religiose per fatti non violenti o di natura essenzialmente politica si sono intensificate nel 2014 (almeno 32) e nei primi mesi del 2015 (almeno altre 16). Ma è probabile che molti altri giustiziati per reati comuni o per “terrorismo” fossero in realtà oppositori politici, in particolare appartenenti alle varie minoranze etniche iraniane, tra cui azeri, curdi, baluci e ahwazi. Tra le varie problematiche che oggi attanagliano il contesto iraniano vi è la problematica di “genere”. Ne parliamo con Elisabetta Zamparutti, tesoriera di Nessuno tocchi Caino, membro del Comitato per la prevenzione contro la tortura del Consiglio d’Europa che ha partecipato alla Conferenza Internazionale delle donne contro l’integralismo islamico e per i diritti umani.

 Puoi spiegarci che compito svolge la Conferenza Internazionale delle donne contro l’integralismo islamico e per i diritti umani? 

La Conferenza Internazionale delle donne contro l’integralismo islamico e per i diritti umani è un grande momento di incontro per tutte quelle figure femminili impegnate a difesa dei diritti umani e per la promozione della democrazia e dello Stato di diritto che quindi denunciano le violazioni dei diritti umani in Iran e sostengono la lotta e l’impegno per un cambio di regime in sostegno di Maryam Rajavi, leader del Consiglio della resistenza iraniana.

 In Iran, la violenza sessuale e la discriminazione di genere sono diffuse e l’uguaglianza dei diritti delle donne viene negata quando si tratta di matrimonio, divorzio, affidamento dei figli, eredità, viaggio e persino per quanto riguarda la scelta di vestirsi. Il codice penale iraniano punisce con una multa e anche col carcere le donne e persino le bambine dai nove anni in su che non si coprono i capelli col velo e non seguono i codici obbligatori di abbigliamento. Questa legislazione viene regolarmente usata dalla polizia per vessare le donne nei luoghi pubblici, a causa del loro abbigliamento o del loro atteggiamento. Dai lavori della Conferenza Internazionale quale condizione della donna iraniana è emersa? 

Sono emerse numerosissime violazioni dei diritti umani da parte dell’Iran ed in particolare nei confronti delle donne, tra le principali vittime di questo regime misogino, come hanno documentato i lavori del gruppo “Donne contro il fondamentalismo e per l’eguaglianza”

 Durante le recentissime elezioni del Parlamento iraniano, le donne hanno conquistato 15 seggi. Un record dalla fondazione della Repubblica islamica dopo la rivoluzione khomeinista del 1979. E altre cinque sono in lizza nel secondo turno. Che valutazione ha dato la Conferenza sulla partecipazione delle donne alle elezioni iraniane? 

Una valutazione negativa essendo tutte le candidature vagliate dal Consiglio dei Guardiani che ha escluso quelle meno gradite al regime. 

 Recentemente l’Ambasciatore, già Ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi nell’esprimere il suo sostegno alla battaglia transnazionale per l’affermazione dello stato di diritto, ha indicato delle priorità: «libertà religiosa, diritti della donna, diritti del fanciullo, educazione alla tolleranza e lotta all’estremismo dovrebbero essere i cinque principi trasformativi per orientare iniziative diplomatiche e multisettoriali nella promozione dello stato di diritto». I diritti delle donne rappresentano un elemento fondamentale nella promozione dei diritti umani. Secondo lei, l’Unione Europea e le Nazioni Unite come dovrebbero intervenire in ambito internazionale nell’affermazione dei diritti delle donne, in un mondo estremamente problematico quale quello rappresentato, pur con tutte le sue peculiarità, dal Medioriente e dalla Repubblica islamica dell’Iran?

La situazione drammatica in cui versa il Medioriente e con esso il mondo intero, dipende anche dalle alleanze che noi, mondo cosiddetto occidentale e democratico, abbiamo scelto in quest’area. Per questo è fondamentale che Maryam Rajavi sia riconosciuta come un interlocutore politico da parte dei nostri Governi e la causa del Consiglio della resistenza iraniana trovi un sostegno più ampio e forte che non il mero approccio umanitario.

 L’ambivalenza dei paesi musulmani verso i diritti umani può essere provata confrontando il contenuto dei documenti internazionali sui diritti umani sottoscritti da un determinato paese musulmano con le norme della Shari’a che costituisce fonte di diritto pubblico e civile. Come superare questa contraddizione a partire dalla violazione di genere e il non rispetto dei diritti delle donne? 

Il problema non è la sharia in sé, ma l’uso politico che regimi totalitari ed oscurantisti fanno di un testo millenario che come tale può essere soggetto a molte letture ed interpretazioni, decidendo di porlo a fondamento del diritto contemporaneo. Esiste però un prezioso bagaglio di principi, norme e strumenti di diritto internazionale che basterebbe impegnarsi per attuarlo e farlo rispettare per la risoluzione della gran parte dei problemi analizzati. 

 

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