domenica, Dicembre 5, 2021
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La demonizzazione del MEK da parte di Teheran è un segno del valore delle sue rivelazioni sul nucleare iraniano

Iran: reattore ad acqua pesante di Arak

Nel 2002, la People’s Mojahedin Organization of Iran ( PMOI/ MEK) ha rivelato i primi dettagli chiave sul programma nucleare del regime iraniano. Da allora, la questione è diventata prioritaria per i politici occidentali addetti all’analisi delle strategie dell’Iran. Il MEK, nel frattempo, ha continuato a rivelare nuovi dettagli, del passato e del presente, sulle attività illecite del regime.
I rapporti preparati dalla Resistenza Iraniana hanno identificato siti nucleari non dichiarati e hanno delineato la struttura organizzativa delle istituzioni dedite alla ricerca nucleare a scopo bellico da parte del regime. Queste istituzioni sono rimaste attive molto tempo dopo la conclusione dei negoziati internazionali che hanno ritardato in qualche misura i progressi di Teheran verso l’acquisizione di una bomba nucleare.
Il regime ha cercato di ingannare la comunità internazionale attraverso le sue persistenti smentite e la sua pubblica insistenza che anche le attività nucleari più avanzate e provocatorie sono destinate esclusivamente alla produzione di energia e ad altre funzioni civili.
Tale narrazione è stata ripetuta per un pubblico internazionale domenica, quando Sputnik, l’agenzia di stampa statale russa, ha pubblicato un’intervista al nuovo capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica del regime, Mohammad Eslami. Non sorprende che Eslami abbia ripetuto questa falsa affermazione:”Secondo la legge della Repubblica Islamica e la fatwa della guida suprema dell’Iran, lo sviluppo di armi nucleari è proibito”, ha detto. ” Pertanto, il nostro programma nucleare è esclusivamente pacifico e arricchiremo l’uranio in modo da evitare di superare il livello consentito”.
La fatwa in questione è stata emessa da Alì Khamenei a metà degli anni novanta, ma è stata annunciata pubblicamente per la prima volta nel 2003, casualmente proprio nel momento in cui la pressione internazionale sul programma clandestino appena rivelato stava aumentando. L’editto religioso ritiene vagamente che le armi nucleari siano in contrasto con la fede musulmana, rendendole così off-limits per l’Iran come teocrazia islamica.

Tuttavia, il regime che mantiene il suo potere rimane al di sopra di tutte le regole e le leggi e questa fatwa era solo un altro espediente per ingannare la comunità internazionale. A febbraio il ministro dell’intelligence, Mahmoud Alavi, si è vantato sostenendo che:”La fatwa proibisce la produzione di armi nucleari, ma se spingono l’Iran in quella direzione, non è colpa dell’Iran”. “Coloro che hanno spinto l’Iran in quella direzione, saranno da biasimare”.
In altre parole, ha riconosciuto che il regime era disposto a dotarsi di armi nucleari. Naturalmente, ciò è in linea con gli avvertimenti offerti in innumerevoli occasioni nel corso degli anni dalla Resistenza Iraniana.
Il regime ha continuato i suoi sforzi per delegittimare i risultati del MEK e demonizzare se stesso a livello internazionale, come si evince dall’intervista di Eslami a Sputnik. Quando gli viene chiesto direttamente delle questioni relative ai siti nucleari non dichiarati e del rifiuto di collaborare con l’Agenzia Internazionale per l’energia atomica, Eslami ha cercato di fare ricadere la colpa sulle “false notizie” diffuse dal MEK.
“Continuano a cercare di presentare alcuni documenti falsi, presumibilmente foto satellitari, la cui autenticità non è confermata” ha aggiunto Eslami. “Le foto sono state scattate negli anni novanta, ma vengono presentate come recenti. L’AIEA, come organismo Internazionale, non dovrebbe cadere in questi trucchi e diventare un burattino nelle mani di questo gruppo terroristico”.
In realtà il MEK non ha mai travisato i tempi di nessuna delle sue scoperte. Ha stilato rapporti basati su immagini satellitari che coprono molti anni negli stessi siti ed ha quindi mostrato che Teheran ha fatto di tutto per demolire e disinfettare i siti nucleari clandestini una volta che questi erano sotto la lente della comunità internazionale. I commenti di Eslami fanno parte della strategia del regime per ingannare il mondo intero.
L’AIEA ha riferito ampiamente sul rifiuto di Teheran di cooperare su questa questione è in nessun momento lo ha fatto operando sul presupposto che i siti non rivelati, di per sé, rappresentino una minaccia imminente.
Il vero significato della questione è che rivela la mancanza di una comprensione internazionale completa di ciò che Teheran aveva realizzato nel campo nucleare prima delle rivelazioni del 2002, così come tra quel periodo e la firma dell’accordo nucleare del 2015.
I siti nucleari non rivelati indicano anche un modello più ampio di evasione e inganno del regime ed è questo modello, più di ogni altra cosa, che il MEK ha cercato di evidenziare per i responsabili politici che lavorano al dossier nucleare iraniano.
Praticamente con ogni rivelazione che la Resistenza Iraniana offre, arriva una confutazione inefficace da parte del regime e un palese tentativo di avvelenare il pozzo. I rapporti di intelligence del MEK sono stati accurati, mentre le smentite e le deviazioni di Teheran sono state riconosciute prive di prove, pesanti sulla retorica e dipendenti dal liquidare i suoi critici con etichettature.
La comunità internazionale dovrebbe prendere sul serio la minaccia nucleare del regime e imporre sanzioni per frenare le sue attività. Dovrebbero sapere quanto profondamente il regime sia minacciato dalle rivelazioni che ancora arrivano dal MEK.

 

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