sabato, Dicembre 4, 2021
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Membri del Parlamento francese hanno rivolto un appello alla comunità internazionale affinché induca l’Iraq a rilasciare i sette ostaggi catturati durante il massacro di Camp Ashraf

e a provvedere alla sicurezza per gli oltre 3.000 dissidenti iraniani a Camp Liberty

Il Comitato Parlamentare Francese per un Iran Democratico ha anche condannato le oltre 300 esecuzioni e le sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran durante la presidenza del cosiddetto ‘moderato’ Hassan Rouhani.

La conferenza tenuta dal Comitato il 29 ottobre ha ascoltato la presidente-eletta della Resistenza Iraniana Maryam Rajavi, che ha messo in guardia circa il fatto che l’Iran sta ancora disperatamente cercando di acquisire la bomba nucleare. Ella ha affermato: “L’obiettivo del regime è ottenere la riduzione delle sanzioni che hanno aggravato la sua situazione, senza rinunciare alla bomba. Non ostanti i gesti di apertura, nella sostanza nulla è cambiato. Khamenei tenta di usare le mosse istrioniche ingannatrici di Rouhani per fare avanzare la propria strategia”.

Gli oratori hanno spiegato che i negoziati fra l’Iran e il gruppo ‘P5+1’ (i cinque Stati membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU più la Germania) sul programma nucleare del regime, che erano iniziati con eccessivo ottimismo, sono ora in stallo a causa del rifiuto di fare concessioni, specialmente circa l’arricchimento dell’uranio, da parte dell’élite al potere in Iran.

Un comunicato del Comitato sostiene:

“Questa ostinazione è l’altra faccia della medaglia dell’imposizione dell’egemonia sulla Siria e sull’Iraq e delle violazioni dei diritti umani in Iran. Il Relatore Speciale dell’ONU ha dichiarato il 23 ottobre che non si è ancora visto alcun cambiamento nella situazione dei diritti umani. Circa 300 esecuzioni sono avvenute nei primi tre mesi della presidenza di Rouhani. Il 1° settembre, forze irachene affiliate al regime iraniano hanno attaccato Camp Ashraf uccidendo 52 membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK) e hanno rapito sette di loro, incluse sei donne. Gli ostaggi rischiano l’estradizione in Iran, dove affronterebbero tortura e morte. Questo ha condotto a uno sciopero della fame in atto fin dal 1° settembre da parte di centinaia di iraniani a Camp Liberty, Ginevra, Ottawa, Melbourne, Londra e Berlino, che è ora giunto al sessantesimo giorno mentre le condizioni di salute dei digiunatori sono divenute preoccupanti.

“Chiediamo alla comunità internazionale di sostenere le richieste delle persone in sciopero della fame per indurre il governo dell’Iraq a rilasciare gli ostaggi e provvedere alla protezione e alla sicurezza degli oltre 3.000 residenti di Camp Liberty che sono minacciati dalla violenza dei regimi iraniano e iracheno.  Chiediamo inoltre al governo francese di guidare un’iniziativa europea e internazionale per prevenire il ripetersi di una catastrofe umanitaria a Camp Liberty e di compiere passi presso il governo dell’Iraq per ottenere il rilascio dei sette ostaggi minacciati di espulsione verso l’Iran, dove le loro vite sarebbero in grave pericolo”.

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