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New York Post: “Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana che così tanto spaventa i mullah”

L’articolo che segue, dal titolo “Dividere l’alleanza del nemico: dentro la strategia di Trump”, di F.H. Buckley è apparso sul New York Post il 12 Aprile 2017.

Sebbene Trump non ci avrebbe scommesso molto, le ultime settimane sono state un trionfo per la diplomazia americana. Abbiamo avvertito un tiranno che non può usare armi di distruzione di massa contro il suo stesso popolo, abbiamo messo fine ai suggerimenti idioti sul Presidente Trump che sarebbe servile nei confronti di Vladimir Putin, abbiamo mobilitato l’Occidente e abbiamo spaventato i nostri nemici, e abbiamo fatto tutto questo senza perdere neanche un singolo soldato americano.

Lungo la strada abbiamo rivelato che l’amministrazione Obama era poco veritiera quando affermava che le armi di distruzione di massa erano state tolte alla Siria.

E ora? Nell’affrontare tre oppositori, come sono per l’America la Russia, la Siria e l’Iran, la risposta più ovvia è cercare di disgregarli con un accordo di parte con uno di essi. Questo è il segnale che il Segretario di Stato Rex Tillerson e l’ambasciatore all’ONU Nicki Haley hanno inviato all’uomo forte siriano, Bashar al-Assad il 30 Marzo, dicendo “noi saremmo pronti a vivere con lui”. 

Questo equivale alla seguente offerta: “Sii buono Assad, allontanati dall’Iran e noi accetteremo una soluzione alla guerra civile siriana che ti lasci al potere”.

L’offerta ha un senso, anche se la possibilità che venga accettata è labile. La Siria viene a volte definita come un regime-fantoccio dell’Iran, ma questo non descrive neanche minimamente la dipendenza di Assad dall’Iran. La Siria è più una 32a provincia dell’Iran, che uno stato a sé.

Ci sono più del doppio dei combattenti che prendono ordini direttamente da Teheran che membri dell’esercito di Assad e tra questi ci sono circa 20.000 membri delle Guardie Rivoluzionarie iraniane. La Siria di Assad è solo il maggior alleato dell’Iran nella regione ed è la via per il rifornimento delle armi che Hezbollah può utilizzare contro Israele.

Ecco la spiegazione per l’attacco a Sarin. La domanda che nessuno ha fatto è: Perché Assad lo ha ordinato, perché allora? Non è che abbia bisogno di convincere nessuno che egli sia un mostro amorale, o che un cambiamento nelle sorti della battaglia lo ha obbligato al cambiamento. Piuttosto ad Assad, è giusto presumere, era stato semplicemente ordinato di impiegare armi chimiche da Teheran, come un mezzo per respingere l’apertura americana. È stato un segnale che l’alleanza iraniana-siriana non può essere spezzata.

La prossima fase è stata il nostro attacco alla base aerea siriana di Shayrat, la scorsa settimana. Quella è stata una risposta umana al deprecabile atto di terrorismo di stato di Assad. È stata anche la nostra risposta al rifiuto della Siria alla nostra offerta. “Molto bene”, abbiamo detto “non avremo ulteriori rapporti con voi”.

Così rimangono gli altri due giocatori, Russia e Iran. Tillerson ha incontrato Putin mercoledì e non sono stati tutti sorrisi e risatine, ma l’incontro c’è stato e dalla nostra prospettiva la possibilità di un riavvicinamento alla Russia è maggiore ora di quanto non fosse prima dell’attacco alla base aerea siriana: Trump non deve preoccuparsi più dei critici che dicono che è troppo tenero con la Russia.

Per quanto riguarda i russi, sono gli ultimi realisti. Gli abbiamo fatto capire che non abbiamo intenzione di tentare di scacciarli dalla Siria. Ma tutto il resto è sul tavolo. Gli stiamo dicendo che possono entrare a far parte di una compagnia più civile se vogliono. Solo che gli costerà se dovremo accettarli come giocatori civili.

Infine l’Iran. Dei tre paesi, solo l’Iran dei mullah è l’implacabile nemico dell’America, uno con cui una pacifica risoluzione delle differenze è assolutamente impossibile. Inoltre, i mullah prendono la nostra disponibilità a riavvicinarci a loro come un segno di debolezza che possono sfruttare. Mettono costantemente alla prova la nostra fermezza e quando non riusciamo a rispondere, passano ad un livello superiore.

E allora, qual’è la risposta? Prima di tutto dobbiamo rifiutare il trucco da oratori da scuola superiore di porre false alternative, come era solito fare Obama. “O un accomodamento da rammolliti o la guerra nucleare”, ci avrebbe detto. Ma ci sono sempre altre opzioni e una di esse è respingere quando vieni spinto e questo richiede di entrare nella mente del nemico per scoprire cosa lo preoccupa di più.

Per i mullah è il modo in cui viene minacciata la legittimità del regime dai gruppi liberali di opposizione, in particolare il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. Il Consiglio Nazionale ha rivelato il programma nucleare iraniano nel 2002 ed è stato elogiato da Elie Wiesel, Rudy Giuliani e da Michael Mukasey.

Tuttavia, ancora abbiamo paura di appoggiare il Consiglio Nazionale e gli altri gruppi dissidenti iraniani che così tanto spaventano i mullah. Cambiare è un buon modo di cominciare.

Gli anni dell’accondiscendenza verso l’Iran non sono iniziati con Obama. Cerchiamo di assicurarci che siano finiti con lui.

F.H. Buckley insegna alla Scalia Law School. Il suo libro più recente è “The Way Back: 

 

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