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  • Last Modified: Mercoledì 20 Marzo 2019, 18:23:13.

Iran: Il sostegno a mezzi d’informazione attendibili è più importante che mai

Di Mahmoud Hakamian

Negli ultimi mesi è stata fatta molta pubblicità alle reti che diffondono la propaganda e le campagne di disinformazione del regime. Ad attirare l’attenzione internazionale sul tema furono inizialmente le denunce presentate nel mese di Agosto dai giganti dei social media Facebook e Twitter, che in seguito ad un rapporto presentato dall’impresa di sicurezza informatica FireEye, iniziarono a smascherare una serie di account falsi che ponevano le loro basi in Iran.

Più recentemente, le conseguenti chiusure hanno ricevuto una nuova copertura, in una prospettiva più ampia, attraverso un servizio speciale di Reuters, che ha identificato 70 siti web in tutto il mondo incaricati di diffondere la propaganda del regime iraniano.
Risulta difficile sottostimare il potenziale impatto di queste reti di disinformazione, ma sebbene tutto ciò provi come la propaganda iraniana raggiunga il mondo intero, non è nulla al confronto con l’intensità con la quale la stessa viene forzatamente somministrata al pubblico iraniano. Nonostante la presidenza dell’Iran sia attualmente nelle mani di un presunto moderato, che aveva promesso una società più libera ed aperta, oggi, a più di un anno dalla sua rielezione, i mezzi d’informazione indipendenti vengono tuttora regolarmente smantellati. Questo fenomeno, unitamente alle restrizioni più severe relativamente all’uso di Internet e dei social media, a partire dallo scoppio delle proteste nazionali, sul finire dello scorso anno, non ha fatto che accelerare.
Il proseguimento di quel movimento di protesta ha dato all’Iran ulteriori incentivi per rifilare alla comunità internazionale messaggi altamente distorti. Inoltre, ha portato il regime a pianificare attacchi terroristici ai danni degli attivisti dell’opposizione iraniana residenti all’estero. Nel mese di Gennaio, il Leader Supremo Ali Khamenei ha accusato il principale gruppo di opposizione iraniano, i Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), di aver organizzato e di guidare l’insurrezione di massa degli scorsi Dicembre e Gennaio. Sebbene guidi con regolarità attività politiche all’interno del paese, la colazione di cui sono a capo i Mojahedin, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, ha la sua base in Francia, dove lo scorso giugno gli agenti del regime hanno cercato di attaccare il raduno internazionale in suo supporto.

Tutto ciò - la diffusione della propaganda iraniana, la minaccia alle vite ed alle proprietà occidentali, e la crescita di un movimento di protesta antigovernativo - sottolinea quanto sia importante supportare fonti di informazione alternative all’interno della Repubblica Islamica. Sebbene i mezzi d’informazione indipendenti convenzionali difficilmente sopravvivano a lungo dopo aver apertamente criticato il regime, ci sono diversi altri notiziari che operano in gran parte fuori dai radar ed al di là della portata delle più comuni tattiche repressive del regime.

Una di queste reti indipendenti, un canale televisivo satellitare dal nome Iran National Television, sta attualmente dando il via alla sua ultima campagna di raccolta fondi. Nonostante la società iraniana sia stata colpita da una grave crisi economica poco dopo la campagna precedente, che risale al mese di Novembre 2017, i dirigenti dell’INTV hanno dichiarato, riferendosi a quest’ultimo telethon, di aspettarsi di raccogliere contributi ancora maggiori. In effetti, i sostenitori e gli spettatori di questa rete vantano la tradizione di soprassedere alle continue difficoltà finanziarie per supportare la missione cruciale di questo canale: fornire al popolo iraniano informazioni che non siano state filtrate dalla macchina della propaganda del regime.
Le proteste e gli scioperi dello scorso anno hanno convogliato come messaggio il desiderio di un cambio di regime e di un governo democratico, come è emerso dalla rivolta di Dicembre - Gennaio. Quanto accaduto ha aggravato il conflitto tra il popolo iraniano ed il regime clericale, ed ha allo stesso tempo sottolineato la fondamentale importanza dei media indipendenti nel dare voce alle richieste del popolo, davanti ad un governo così repressivo. Se non fosse per canali come l’INTV, che forniscono notizie corrette, senza censura ed esaustive, prese da fonti variegate, la maggior parte degli iraniani probabilmente non sarebbe a conoscenza delle proteste insorte nelle città più distanti; e senza la possibilità di attingere da queste reti senza filtri, anche la comunità internazionale sarebbe all’oscuro di ciò che accade in Iran.

Purtroppo, anche in assenza di un così diffuso malcontento, gli attivisti iraniani venivano in passato messi a morte per aver superato media indipendenti; eppure, innumerevoli cittadini continuano ad accettare il rischio di incorrere in rappresaglie governative, perché riconoscono che i media indipendenti, inclusa l’INTV, forniscono al popolo iraniano ed anche alla comunità internazionale servizi essenziali. In molti casi il grande rischio non deriva tanto e solo dalla donazione ad un notiziario indipendente ma anche e soprattutto dall’erogazione di informazioni circa le ultime proteste, le tragiche condizioni di vita degli iraniani, incluse le minoranze etniche e religiose, le violenti risposte delle autorità iraniane e gli altri abusi commessi del regime.

Dall’inizio di quello che la presidente del CNRI, Maryam Rajavi, aveva predetto essere un “anno ricco di rivolte” contro la dittatura teocratica, questi abusi non sono che aumentati, sia nella frequenza che nella gravità. In ragione di ciò è forse più importante che mai, per i cittadini della repubblica islamica e per i membri della diaspora iraniana, aiutare canali come l’INTV nel compimento della loro missione, per notizie senza censura dall’Iran.

Allo stesso tempo, la sempre maggiore repressione e l’aumentare delle prove della manipolazione dei media internazionali da parte del regime, sottolinea la necessità di un’azione complementare da parte dei governi occidentali e della comunità internazionale. Mentre l’INTV porta avanti il suo telethon, gli organismi internazionali ed i difensori dei diritti umani dovrebbero seguire da vicino le risposte di Teheran: è più che certo che una rinnovata dimostrazione di supporto interno ai media ed ai notiziari indipendenti spingerà i mullah a dare, ancora una volta, un giro di vite contro tutti i media che cercano di colpire i loro mezzi di propaganda. Pertanto, il mondo dovrebbe essere pronto a chiarire, ancora una volta, al regime iraniano, che non può pensare di incrementare la repressione o amplificare la sua distruttiva propaganda senza incorrere in conseguenze economiche e nell’isolamento diplomatico.

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