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  • Last Modified: Sabato 19 Ottobre 2019, 13:54:20.

Manifestazione di iraniani-americani a Washington per il cambio di regime – da parte degli iraniani

Di Hamideh Taati

Migliaia di iraniani-americani hanno partecipato venerdì scorso a una manifestazione a Washington e ad uno dei loro appelli c’è stata una risposta lunedì: il presidente Trump ha sanzionato il leader supremo dell’Iran Ali Khamenei – come riportato dal “Washington Examiner” martedì 25 giugno. Una priorità assoluta dei partecipanti alla manifestazione richiederà molto più tempo per realizzarsi, ma essi non vogliono che l’amministrazione lo faccia per loro: il cambio di regime in Iran.

Il “Washington Examiner” ha intervistato alcuni iraniani-americani, l’ex senatore degli Stati Uniti Robert Torricelli e l’ex ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite e governatore del New Mexico, Bill Richardson.
L’articolo ha aggiunto: “L’espressione ‘cambio di regime’ potrebbe essere un anatema a Washington, ma questo non ha impedito ai manifestanti di fronte al Dipartimento di Stato e alla Casa Bianca venerdì di gridare ‘Cambio, cambio, cambio. Cambio di regime in Iran’. Sono venuti a Washington da 40 Stati per partecipare all’evento dell’Organizzazione delle Comunità Iraniane Americane per mostrare il proprio sostegno alla popolazione di 160 città e paesi all’interno dell’Iran che protestano contro il regime della Repubblica Islamica, a intermittenza, da un anno e mezzo. La manifestazione si è svolta mentre le tensioni tra Washington e Teheran erano all’apice, con l’Iran che aveva abbattuto un drone statunitense su acque internazionali il giorno prima, ma era stata organizzata con largo anticipo.

‘È sempre importante venire ed essere solidali con gli iraniani americani che vogliono cambiare il regime. E anche rappresentare per il popolo iraniano e il resto del mondo che sappiamo che c’è una forte resistenza che dura da 40, 50 anni, e assicurarsi che sentano le nostre voci forti e chiare’, ha detto al ‘Washington Examiner’ Delaram Ahmady, 26 anni, residente a Los Angeles. La sua famiglia fuggì negli Stati Uniti quando lei aveva 3 anni poiché suo padre, imprigionato per otto anni negli anni ‘80, temeva di diventare di nuovo prigioniero politico.
‘Non vogliamo un attacco, non vogliamo la guerra. Vogliamo solo il sostegno al popolo iraniano e alla resistenza iraniana’, ha affermato. ‘Penso che sia importante distinguere il cambio di regime quando c’è una forte resistenza sul posto’. Ha aggiunto di sperare che l’amministrazione Trump imponga sanzioni ancora più severe al regime. ‘Questo farebbe pressione su di loro economicamente e li porterebbe a togliere le mani dalle attività terroristiche in Medio Oriente’.
Attuali ed ex legislatori di entrambi i partiti si sono rivolti alla folla di fronte al Dipartimento di Stato prima della marcia in direzione della Casa Bianca – e non hanno esitato a chiedere la fine del regime.
‘Siamo qui per ricordare ai nostri amici in questo edificio e alla Casa Bianca che ci sono alcune cose sul regime che devono essere notate. Non c’è alcuna possibilità che si riformino i mullah a Teheran’, ha detto Bob Torricelli, ex senatore democratico del New Jersey. ‘Abbiamo bisogno di un cambio di regime, e ne abbiamo bisogno ora’.

Sono intervenuti due membri del Congresso della California, il repubblicano Tom McClintock e il democratico Brad Sherman. ‘Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha accusato due agenti del regime iraniano per la loro raccolta di informazioni su membri dell’opposizione iraniana qui a Washington. Sono sicuro che i loro agenti stanno guardando i nostri video ora’, ha detto Sherman. “Lasciate che vedano il futuro dell’Iran’”.
“Gli organizzatori e i partecipanti alla manifestazione non hanno chiesto alcuna azione militare contro l’Iran”, ha scritto il “Washington Examiner”, aggiungendo: “Hanno parlato a sostegno di maggiori sanzioni, anche contro la ‘Guida suprema’, e hanno chiesto che il Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano, responsabile della repressione delle proteste all’interno del Paese e della pianificazione di attacchi contro i dissidenti all’estero, sia dichiarato un’organizzazione terroristica straniera, come la Guardia Rivoluzionaria Iraniana in aprile.

‘Sareste sorpresi, la massima campagna di pressione che è in corso è sostenuta da una maggioranza di iraniani’, ha detto al ‘Washington Examiner’ Homeira Hesami, un fisico medico di Dallas di poco più di 50 anni che era stata prigioniera politica in Iran poco dopo essersi diplomata quando ne aveva 16. È venuta negli Stati Uniti perché il regime non le avrebbe permesso di frequentare il college in Iran. Un suo cugino fu giustiziato nel 1988. ‘Lo devo davvero a lui, ai miei amici, alle persone che ho visto in prigione’, ha detto spiegando perché è volata a Washington per la manifestazione. In prigione vide una tredicenne che era stata torturata. ‘Non poteva nemmeno camminare. Questo è il sacrificio che molti hanno fatto’.
‘Il cambio di regime non è qualcosa che si imporrà dall’esterno. È quello che la gente all’interno dell’Iran vuole’, ha detto Hesami. ‘Il cambio di regime non è una brutta cosa se il Paese lo vuole’. Lei sostiene la campagna di ‘massima pressione’ dell’amministrazione, che ‘sta svuotando le tasche del regime’.
Tra gli oratori della manifestazione c’erano anche il generale a quattro stelle in pensione Jack Keane e, in video, Maryam Rajavi, presidente eletto del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana con sede a Parigi, il gruppo di resistenza iraniano più organizzato” ha riferito l’articolo, che ha poi citato una dichiarazione di Torricelli:

“Capisco che il presidente esiti circa un attacco militare che costerà delle vite. Ma gli farei notare che se gli Stati Uniti possono essere attaccati impunemente e le nostre navi militari, con o senza equipaggio, distrutte e gli Stati Uniti non rispondono, è un invito non solo per gli iraniani, ma anche per i nordcoreani, i russi, i cinesi, una miriade di altri Stati. Pagheremmo un prezzo enorme. Gli iraniani non hanno solo attaccato un drone americano, hanno attaccato due petroliere in acque internazionali”.
“L’ex senatore aveva una raccomandazione molto specifica sulla rappresaglia: ‘Loro hanno una flotta estremamente piccola, molto limitata. Penso che dovremmo eliminare la loro marina. Hanno tre navi. Non dovrebbero averne nessuna’”.

Il collega democratico Bill Richardson, ex governatore del New Mexico, segretario all’Energia, ambasciatore presso le Nazioni Unite e per 14 anni deputato al Congresso, ha dichiarato al “Washington Examiner”: “Ci dovrebbe essere una risposta, ma non necessariamente una risposta militare, forse ulteriori sanzioni”. Pensa che l’America dovrebbe anche lavorare per “costruire una coalizione internazionale per proteggere le navi che attraversano il Golfo Persico” e per “impedire all’Iran di costruire strutture per l’arricchimento dell’uranio”.

Il “Washington Examiner” ha aggiunto: “La Casa Bianca ha preso atto delle voci iraniane americane all’esterno dell’edificio. Il vicepresidente Mike Pence, nella trasmissione televisiva della CBS “Face the Nation” domenica, ha discusso la politica dell’amministrazione sull’Iran e ha detto: “Quello che vogliamo fare è stare con il popolo iraniano, del quale migliaia di persone si sono radunate fuori dalla Casa Bianca venerdì e migliaia sono scese in strada l’anno scorso in comunità di tutto l’Iran”.

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