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  • Last Modified: Sabato 19 Ottobre 2019, 13:54:20.

Regime iraniano, fonte di guerra e instabilità nella regione, Resistenza iraniana, messaggero di pace e libertà

Il 29 giugno una delegazione internazionale ha visitato Ashraf 3 in Albania per sostenere l’alternativa democratica per l’Iran, rappresentata dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI). Personalità internazionali hanno partecipato a una conferenza dal titolo “Il regime dei mullah, fonte di guerra e instabilità nella regione; la Resistenza Iraniana, messaggero di pace e libertà “.

I partecipanti – parlamentari e figure politiche, del diritto e della società civile di diversi Paesi europei e dell’Australia – hanno insistito sulla necessità di adottare una politica ferma contro la belligeranza e il terrorismo dei mullah e di giudicare il regime come responsabile delle sue violazioni dei diritti umani e dei suoi crimini contro il popolo iraniano.
Personalità provenienti da Australia, Svizzera, Germania, Portogallo, Francia, Gran Bretagna e Paesi Bassi si sono unite a Maryam Rajavi, presidente eletta del CNRI, e hanno espresso la propria solidarietà alla rivolta e alla resistenza del popolo iraniano per il cambio di regime, sostenendo il piano in 10 punti del presidente eletto del CNRI per un futuro Iran.

Nel suo discorso, Maryam Rajavi ha affermato:
“La vostra presenza nella sede della Resistenza Iraniana, più di ogni altra cosa, invia un messaggio di solidarietà al popolo dell’Iran che è stanco della teocrazia dominante e che è pronto a rovesciarla.
La nostra nazione non è identificata da un moribondo regime medievale, ma dalla sua gente insorta determinata a raggiungere la libertà, la democrazia e l’uguaglianza. In quanto a questo, Ashraf è nel cuore dell’Iran, un Iran che si è sollevato, la culla delle insurrezioni e della rivoluzione e il luogo delle Unità della Resistenza e delle Città Ribelli.”

Nella sua analisi della situazione, la presidente eletta della Resistenza iraniana ha dichiarato:
“Nelle ultime settimane, la crisi iraniana è entrata in una fase critica.

A maggio, il regime dei mullah ha attaccato quattro navi commerciali presso il porto di Fujairah.
Due giorni dopo, gruppi che agiscono per suo conto hanno usato dei droni per far saltare in aria due importanti oleodotti in Arabia Saudita.
Cinque giorni dopo, i mercenari dei mullah hanno sparato un razzo che è atterrato vicino all’ambasciata americana a Baghdad.
Successivamente, gruppi al servizio del regime hanno sparato dei missili su aeroporti dell’Arabia Saudita, uno dopo l’altro.
Il 12 e 13 giugno, il Primo Ministro del Giappone era a Teheran per mediare, portando con sé un messaggio del presidente degli Stati Uniti. Ma Khamenei ha respinto l’offerta, al punto di insultare in pratica il signor Abe. Ancora peggio, lo stesso giorno, il regime ha attaccato una nave cisterna giapponese nel Golfo di Oman, vicino alla costa iraniana.

In effetti, un ospite venuto a mediare non avrebbe potuto ricevere un trattamento più degradante di quanto è accaduto a Shinzo Abe poiché i mullah non hanno nemmeno aspettato la sua partenza da Teheran prima di attaccare la nave.
E esattamente una settimana dopo, il 20 giugno, in un atto provocatorio, i mullah hanno abbattuto un drone statunitense che sorvolava il Golfo Persico nello spazio aereo internazionale.
In una dichiarazione ufficiale, l’Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) si è assunto la responsabilità dell’attacco, vantandosi di aver inflitto 200 milioni di dollari di danni al “nemico”.

Il 25 giugno, il presidente del regime Hassan Rouhani ha lodato l’IRGC per aver preso di mira il “nemico”, dicendo che avrebbe baciato le mani dei militari e del personale dell’IRGC che hanno effettuato l’attacco.
Certamente, dopo 40 anni, il popolo iraniano è ben consapevole che il nemico non è dall’altra parte di oceani lontani; i nemici sono i mullah al potere, che si trovano faccia a faccia contro il popolo iraniano.
Da parte loro, un assortimento di apologeti del regime, lobbisti, spie e agenti, che per anni avevano accusato la Resistenza iraniana e i suoi sostenitori umanitari e amanti della libertà di essere guerrafondai, ha affermato che coloro che difendono i diritti umani e la libertà in Iran cercano di attirare gli Stati Uniti a iniziare la guerra. Che bugia vergognosa!

Ora, questi attacchi hanno chiarito ai sostenitori della condiscendenza che il regime iraniano è la vera fonte di conflitto in Medio Oriente? O, questa volta, vogliono dare ai mullah un premio per la pace?
Forse sarebbe meglio chiedere a coloro che hanno descritto l’opposizione alle violazioni dei diritti umani in Iran o le rivelazioni della Resistenza contro i siti nucleari clandestini dei mullah come la preparazione di uno scenario di guerra: si vergognano o stanno ancora cercando un modo per scagionare il regime?
In effetti, difendere il fascismo religioso sotto la bandiera dell’opporsi alla guerra è veramente vergognoso e, naturalmente, non inganna nessuno”.
Riconoscere il movimento di resistenza del popolo iraniano
“Il regime clericale è intrinsecamente distruttivo e ha rovinato l’economia iraniana, portandola in un vicolo cieco. Relazioni economiche equilibrate che abbiano un futuro e servano l’interesse del popolo iraniano e del mondo sono possibili solo in un Iran che sia stato liberato dal giogo dei mullah”, ha aggiunto la signora Rajavi.

“Pertanto, a coloro che vogliono dare più possibilità ai mullah, diciamo:
Non dovreste ripetere gli enormi danni già inflitti al popolo iraniano e alla regione facendo di nuovo concessioni ai mullah.
Non potete fingere preoccupazione per la guerra per assistere un fascismo religioso che ha perpetrato le guerre più sporche della regione o vi è stato coinvolto.
Chiunque collabora con il regime per eludere le sanzioni è complice nel preservare una dittatura disumana.
Imporre sanzioni contro la teocrazia aiuta il popolo iraniano nella sua lotta contro questa dittatura.

L’inserimento nella lista nera del nucleo corrotto e vizioso del regime, l’ufficio della ‘Guida suprema’ Khamenei, avvenuto con un ritardo di trent’anni, è stato accolto favorevolmente dal pubblico iraniano. Tale inserimento deve essere esteso al presidente del regime, Hassan Rouhani.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU deve dichiarare che il regime clericale in Iran è una minaccia per la pace e la sicurezza globali.
Il dossier sulle violazioni dei diritti umani e sul massacro di prigionieri politici in Iran deve essere deferito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e a tribunali internazionali.

Chiediamo a tutti gli Stati di unirsi al fronte internazionale contro il fascismo religioso.
La comunità internazionale, e in particolare l’Unione Europea, deve riconoscere che la resistenza è il diritto del popolo iraniano di stabilire la propria sovranità.”

 

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