lunedì, Agosto 8, 2022
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LA RESISTENZA IRANIANA È LA CHIAVE DELLA LIBERTÀ E DELLA DEMOCRAZIA

THE IRANIAN RESISTANCE IS THE KEY TO FREEDOM AND DEMOCRACY

Discorso al raduno dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, con la partecipazione di Mike Pence, 48esimo vicepresidente degli Stati Uniti d’America 23 giugno 2022

Signor Vicepresidente e signore Pence, benvenuti ad Ashraf, dimora della Resistenza del popolo iraniano.
Vorrei iniziare riportando alle menti un ricordo di Ashraf, in Iraq. Negli attacchi del 28 e 29 luglio 2009 vi furono13 martiri e 505 feriti; la maggior parte di quei feriti sono ora in questa sala.

Due giorni dopo il mortale attacco, gli amici della resistenza nel Congresso degli Stati Uniti presentarono la risoluzione 704 della Camera, che raccolse una maggioranza bipartisan; la risoluzione condannava fermamente il massacro dei residenti di Ashraf, e domandava garanzie per la loro sicurezza.

La risoluzione esortava il Presidente degli Stati Uniti ad “adottare tutte le misure necessarie e appropriate per sostenere gli impegni degli Stati Uniti sulla base del diritto internazionale e degli obblighi imposti dai trattati, per garantire la sicurezza fisica e la protezione dei residenti di Camp Ashraf”.

Citerò i nomi di soli alcuni dei firmatari della risoluzione: il deputato Mike Pence, leader del Partito Repubblicano e membro della Commissione Affari Esteri; il defunto deputato John Lewis, i rappresentanti Ed Towns e Sheila Jackson Lee del Partito Democratico; i giudici Ted Poe, Dana Rohrabacher e Iliana Ros-Lehtinen del Partito Repubblicano.

The Iranian Resistance is the key to freedom and democracy

E oggi, dopo tredici anni, vorrei, a nome di tutti i residenti di Ashraf, dirle grazie, signor Vicepresidente, e ringraziare anche i suoi colleghi, per avere fermato quella carneficina.
La sua visita ad Ashraf-3 avviene in contemporanea con le rivolte del popolo iraniano: diversi settori della nostra società sono insorti nelle varie città, incluse Teheran, Ahvaz, Isfahan, Shush, Zanjan e Rasht; anche le Unità di Resistenza stanno combattendo in tutto il Paese.

Tre giorni fa si è aperto il 42esimo anno della nostra resistenza nazionale contro il regime dei mullah. Il 21 giugno 1981 Khomeini ordinò alle sue Guardie della Rivoluzione di aprire il fuoco sulla pacifica manifestazione dell’OMPI, a Teheran, a cui partecipavano mezzo milione di persone: la trasformò in un omicidio di massa.

La stessa notte iniziarono le esecuzioni di massa, portate avanti senza nemmeno prima identificare le vittime.
Poco fa, nel Museo della Resistenza, avete visto uno spaccato delle sofferenze inflitte al popolo iraniano sotto il dominio dei mullah e della sua resistenza contro il regime. Mille dei prigionieri politici torturati dal regime dello Scià o dalla dittatura religiosa attualmente al potere sono oggi qui, in questa sala. Alcuni di loro hanno perso 10,12 dei propri famigliari.

Siete a conoscenza della fatwa di Khomeini, in cui egli ordinò l’esecuzione di tutti i membri dei MEK che rimanessero fermi nel proprio ideale. Questa è, senza dubbio, la prova di una resistenza forte e implacabile per un Iran libero e democratico.

Lo scorso ottobre a Washington Lei affermò, giustamente, che “l’atrocità del 1988, la fatwa emessa dall’Ayatollah, che portò all’uccisione di 30.000 dei membri dell’OMPI riguardava, in ultima analisi, la religione, e la convinzione che le persone che credevano nella libertà dell’Iran non avessero un credo accettabile per i tiranni di Teheran”.

L’OMPI è anche orgogliosa di avere fermato la guerra espansionistica dei Khomeini nel 1988, che condusse il conflitto per otto anni con lo slogan “Liberare Quds [Gerusalemme] passando per Karbala”.

Ad ogni modo, nel 1988, l’Esercito di Liberazione Nazionale Iraniano costrinse Khomeini, e cito le sue stesse parole, a “bere il calice del veleno del cessate il fuoco” in una guerra che aveva portato un milione di morti, due milioni di invalidi e feriti, 4 milioni di senzatetto e oltre mille miliardi di dollari di danni solo dalla parte iraniana.

L’OMPI fu anche la prima a smascherare i progetti nucleari del regime, a partire dal 1991; nel 2002 portò alla luce i siti segreti del regime e informò il mondo del suo programma di costruzione di bombe. Senza queste rivelazioni, i mullah avrebbero ottenuto la bomba atomica anni fa.

La società iraniana è pronta al cambiamento

Oggi voglio focalizzarmi su tre punti: il primo sono le condizioni oggettive della società iraniana; il secondo è l’alternativa al regime; e il terzo è l’approccio della comunità internazionale al fascismo religioso che governa l’Iran.
In primo luogo, il mondo è testimone del fatto che le condizioni sono mature per un cambiamento in Iran, e che il popolo stesso è pronto al cambiamento: le proteste esplodono con intensità crescente in tutto il Paese.
D’altro canto, il regime non ha altra risposta se non quella di intensificare la repressione, le esecuzioni e le torture nelle carceri.
Il popolo iraniano ha diritto a resistere, proprio come avvenne nella guerra d’indipendenza americana: i mullah hanno occupato il nostro Paese. Il popolo oggi intona lo slogan: “Il nostro nemico è proprio qui, mentono quando dicono che è l’America!”.

THE IRANIAN RESISTANCE IS THE KEY TO FREEDOM AND DEMOCRACY

La Resistenza iraniana ne è un esempio storico: la resistenza di una nazione può cambiare il corso della storia, portandolo verso la libertà. Oggi siamo testimoni di quest’esperienza in Ucraina: se il popolo ucraino non avesse preso le armi, cos’avrebbe garantito la protezione del suo Paese?

Le condizioni esterne sono determinanti solo quando, e se, una forza combattente sul campo è pronta a pagarne il prezzo. Nell’ultimo anno le Unità di Resistenza dei MEK in Iran hanno portato avanti più di 2350 campagne contro la repressione, che hanno spianato la strada alle rivolte in tutto il Paese.

In secondo luogo, in virtù del fatto che crede in un Islam democratico, l’OMPI è un’efficace forza di contrasto alla sinistra ideologia dei mullah. Guardate cos’hanno fatto i mullah in nome dell’Islam nei Pesi della regione, dall’Iraq alla Siria, dal Libano alla Palestina, fino allo Yemen.

Ma il nostro Islam rigetta la tirannia e la misoginia, rispetta e garantisce i diritti delle minoranze etniche oppresse, e non fa distinzioni tra le vie di Cristo, Mosè e Maometto.
Promuovendo la separazione tra religione e Stato, quest’alternativa è una soluzione per stabilire la democrazia in Iran e un ostacolo al fondamentalismo islamico nell’intera regione. Il regime dei mullah ha fatto ogni sforzo per nascondere questa verità: ora che è svanita ogni illusione di riforma all’interno del regime iraniano, i mullah stanno investendo su un inesistente Scià per deviare le rivolte.

Ma Lei ha giustamente affermato: “Sono sicuro di parlare a nome di decine di milioni di americani, e Le dico con certezza che il popolo americano sostiene il suo obiettivo di instaurare una Repubblica iraniana democratica, laica e non nucleare”. Sì, i governanti di Teheran sono nel loro momento più fragile e devono affrontare le rivolte del popolo iraniano per il cambiamento.

Possiamo e dobbiamo liberare l’Iran, il Medio Oriente e il mondo intero dal male dei mullah nucleari.
La rivolta del novembre 2019, con le sue città ribelli e l’Esercito della libertà, ha mostrato la strada.
In terzo luogo, oggi il mondo vede con chiarezza che la politica di appeasement con i mullah è fallita. Questo è un regime che ha dato una bomba al suo diplomatico per fare saltare in aria il raduno della Resistenza iraniana a cui erano presenti centinaia di illustri personalità internazionali.

Il popolo e la Resistenza iraniana meritano il riconoscimento e il sostegno internazionali

Questo è un regime che disabilita le telecamere dell’AIEA nei propri siti nucleari e mette in azione centrifughe sempre più avanzate. No, questo regime non ha mai abbandonato la ricerca di armi nucleari come garanzia della sua sopravvivenza; tutto ciò è parte della missione di Raisi.

La Comunità internazionale deve attivare il meccanismo di innesco.
Il dossier del regime iraniano sulle violazioni dei diritti umani e sul terrorismo, in particolare sul massacro dei prigionieri politici del 1988 e sulla repressione dei manifestanti nel novembre 2019, deve essere sottoposto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e i leader del regime devono essere perseguiti per avere commesso genocidio e crimini contro l’umanità.

Se il regime non avesse avuto intenzione di provocare guerre, il suo esercito convenzionale sarebbe stato sufficiente; pertanto, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) deve essere smantellato.
Come l’Ucraina, il popolo iraniano e la sua Resistenza meritano il riconoscimento e il sostegno internazionali. La guerra dei giovani ribelli iraniani per rovesciare il regime deve essere riconosciuta.

Signor Vicepresidente e signora Pence,
oggi i combattenti per la libertà dell’Iran, che hanno lottato contro il regime dello Scià e la tirannia religiosa che governa la nostra nazione, vi hanno dato il benvenuto ad Ashraf-3.

Domani sarà un Iran libero ad accogliervi per essere stati al fianco del popolo iraniano e della Resistenza.

Grazie e che Dio vi benedica.

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