domenica, 5 Aprile, 2020
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Speciale Q&A con Ali Safavi sulle prossime cosiddette “Elezioni Parlamentari” in Iran (3)

Di Mahmoud Hakamian
Benvenuti al nostro special di Q and A sulle prossime cosiddette “Elezioni Parlamentari” in Iran.
Il nostro ospite è Ali Safavi, del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.
Iniziamo con questa domanda: 

Quando parliamo di elezioni, di solito vengono in mente le elezioni in un sistema democratico. Ora la domanda è: come sono le elezioni in Iran ed esiste un qualche tipo di democrazia?

Ali Safavi: Grazie per avermi invitato. Per rispondere alla sua domanda devo dire assolutamente no. Le elezioni in Iran sono una farsa del processo elettorale. Secondo la Costituzione esiste un organo di controllo chiamato Consiglio dei Guardiani. È composto da 12 membri, sei dei quali vengono nominati da un leader supremo non eletto, Ali Khamenei, e gli altri sei dovrebbero essere giuristi nominati dal capo della magistratura, anch’egli nominato dal leader supremo. Perciò abbiamo: un leader supremo non eletto e un organo di controllo non eletto che in pratica supervisiona le elezioni, stabilisce i criteri per la scelta dei candidati, li seleziona e poi dice ‘Ora scegliete’. Ora, il criterio per la scelta dei canditati è dimostrare, in base all’articolo 28 della legge elettorale, la loro sentita ed effettiva dedizione e il rispetto del principio del velayat-e faqih, cioè del potere religioso assoluto. In quanto tale, questo processo non può sfuggire all’aria densa e palpabile dell’illegittimità e pertanto non è in alcun modo legittimo, né in alcun modo un’elezione. È più che altro una farsa.

Questo ci porta alla seconda domanda: perché questo regime è infastidito dal concetto di elezioni. Cosa ci guadagna?

Ali Safavi: Beh, i mullah hanno usato il sistema elettorale, o le elezioni, fondamentalmente per proiettare un’immagine di democrazia. Naturalmente hanno utilizzato questo processo per ottenere un’enorme quantità di concessioni politiche ed economiche dall’Occidente. Nonostante tutti i candidati alle elezioni parlamentari siano tutti pienamente d’accordo quando parliamo di questioni fondamentali per questo regime (la repressione interna, lo sfruttamento e il saccheggio delle ricchezze dalla nazione, l’esportazione del terrorismo, gli interventi bellici nei paesi vicini, il programma nucleare e, naturalmente, il programma sui missili balistici), vengono spacciati per moderati in contrasto con i radicali. Ovviamente, questo gioco del gatto col topo prima di tutto consente di ottenere concessioni dai loro interlocutori occidentali ma, allo stesso tempo, consente a coloro i quali praticano una politica di accondiscendenza, di giustificare queste concessioni politiche ed economiche al regime. Altrimenti è ovvio che questo verrebbe visto come un regime totalitario, cosa che in realtà è. Ma con queste elezioni-farsa si cerca di negare in qualche modo il fatto che sia proprio uno stato totalitario.

Quest’anno i cosiddetti “candidati riformisti” sono stati esclusi. Per quale motivo? E qual è la loro situazione?

Ali Safavi: Il motivo per cui Khamenei, in quanto leader supremo, ha scelto di escludere così tanti candidati della fazione rivale, i cosiddetti “riformisti”, ha a che fare con l’enorme crisi interna, regionale e internazionale che il regime sta affrontando. A livello interno, ci sono state due grandi rivolte in Iran, una a Novembre 2019, che si è diffusa in 191 città, e un’altra a Gennaio 2020, che ha interessato circa 19 province. In tutte queste proteste, e in tutte queste città, le centinaia di migliaia di persone che sono scese in strada, tra cui naturalmente molti giovani e molte donne, hanno gridato “A morte Khamenei!”,”A morte Rouhani!”, dimostrando chiaramente che il popolo iraniano non sarà soddisfatto di nulla di meno del rovesciamento di questo regime. Poi, nella regione il regime ha subito grossi colpi. Come saprà, il secondo pilastro su cui poggia la sopravvivenza del regime è stata la sua politica di esportazione del terrorismo e del fondamentalismo oltre i confini iraniani. Ora, con le proteste in Iraq e la diffusione dei movimenti di protesta in Libano, quel pilastro sta vacillando. In questo senso, l’importanza strategica del regime ha subito un duro colpo. Aggiunto all’eliminazione di Qassem Soleimani, il signore del terrore, uomo di punta nel perseguimento di tale politica, si può vedere che il regime si trova in una situazione molto critica. Ora tutto questo deve essere visto in un contesto di cambiamento dello scenario internazionale, in cui quarant’anni di politica di accondiscendenza seguita dai paesi occidentali, ed in particolare dagli Stati Uniti, sembra stia cambiando. Con la nuova amministrazione a Washington, la politica seguita dalla precedente amministrazione è stata abbandonata e non ci troviamo più in una situazione in cui nei momenti critici l’amministrazione americana corre in aiuto del regime iraniano. La politica della massima pressione sembra funzionare. Al regime iraniano sono state negate le risorse, soprattutto gli introiti del petrolio, con cui ha portato avanti la repressione interna, le attività belliche e l’interferenza nella regione. Pertanto Khamenei ha bisogno di serrare i ranghi per affrontare questa enorme crisi, questa crisi insanabile in patria e all’estero. Questo spiega perché, in questo senso, c’è stata un’enorme epurazione di candidati della fazione rivale.

Qual’è l’importanza delle elezioni di quest’anno per il regime, e in che modo queste sono diverse da quelle di quattro anni fa?

Ali Safavi: Per certi aspetti, e penso di averne spiegato alcuni nella risposta alla sua precedente domanda, il regime sta affrontando una crisi che non ha mai affrontato prima. Ed è quello che chiamerei “il pericolo di essere rovesciato”. Le sue riserve strategiche si sono esaurite, sia finanziariamente che politicamente, ed in questo senso le elezioni di quest’anno sono più importanti che mai per il regime. E ciò si riflette nei commenti e delle dichiarazioni delle più alte cariche del regime, persino per gente come Rouhani, che ha visto l’esclusione della maggior parte dei candidati della sua fazione. Per quanto riguarda la partecipazione, una grossa affluenza alle urne è fondamentale per dimostrare al mondo che sono ancora popolari in Iran, può preservare il sistema e farlo progredire. Ecco perché molti leader del regime, Khamenei ed altri come il capo della magistratura, Ebrahim Raisi, hanno detto “queste elezioni sono importanti per noi”, perché in qualche modo assicurano e garantiscono la sopravvivenza del regime e la sua sicurezza. Ed hanno anche detto che chiunque dissemini e diffonda l’apatia ed incoraggi, in qualche modo l’astensionismo, verrà considerato nemico dello stato.

Come bisognerebbe reagire a queste elezioni? Dovrebbero partecipare tutti? E qual è la posizione della Resistenza Iraniana?

Ali Safavi: Beh, la Presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi, ha detto che è un dovere patriottico di tutti gli iraniani boicottare queste elezioni. Questo è il loro legame con i martiri del popolo iraniano, in particolare con i 1500 martiri delle proteste di Novembre 2019. Ora, riguardo alla prima parte della sua domanda, mi lasci dire che questa non è un’elezione, è una selezione. È illegittima. E, come ho già detto, è una farsa del processo elettorale. Per questo deve essere totalmente rifiutata non solo dagli iraniani in Iran, che ovviamente la boicotteranno dato che tutti i segnali indicano che non andranno alle urne, ma anche da chi, fuori dall’Iran sta guardando alla situazione in Iran. Anche questi devono farsi sentire e chiedere il totale boicottaggio di queste elezioni.

Che cosa pensa il popolo iraniano di tutto questo?

Ali Safavi: Beh, il popolo iraniano vuole un cambio di regime e questo è stato espresso nei loro slogan non solo a Gennaio 2020, a Novembre 2019, ma anche negli anni precedenti, come durante le rivolte delle 162 città a cui abbiamo assistito a Dicembre 2017 e a Gennaio 2018. I loro slogan dicevano “A morte il dittatore!”, “A morte Khamenei!”, “A morte Rouhani!” ed hanno anche detto che è giunto il momento che i mullah se ne vadano. Per questo boicotteranno queste elezioni. Una cosa interessante: una delle agenzie affiliate alla radio e alla televisione iraniana ha condotto un sondaggio in cui l’82% degli intervistati ha risposto che non parteciperà a queste elezioni, cosa che indica chiaramente che questo sarà un boicottaggio totale, che gli iraniani sono pronti ad abbandonare questo regime e che vogliono un futuro libero e democratico.

Ali Safavi del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

 

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