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  • Last Modified: Sabato 12 Ottobre 2019, 21:00:22.

«Sacchi di soldi per corrompere Kabul»

Il giornale, 25 ottobre -  Condividi su Twitter Era estate quando, al termine di una visita di Stato del presidente Hamid Karzai a Teheran, l’ambasciatore iraniano a Kabul, Feda Hussein Maliki, avrebbe consegnato al capo di gabinetto del leader afghano, Umar Daudzai, una borsa piena di euro. Il «versamento», racconta il New York Times, sarebbe avvenuto a bordo dell’aereo pronto a partire per l’Afghanistan, davanti a diversi funzionari. Secondo il quotidiano americano, la somma contenuta nel borsone farebbe parte di «un flusso di contante iraniano destinato a promuover gli interessi di Teheran all’interno del palazzo presidenziale».  La Repubblica islamica, spiega, starebbe utilizzando la propria influenza per creare una frattura tra i vertici afghani e gli alleati americani e dell’Alleanza atlantica. Il flusso di denaro di cui si parla ammonterebbe a milioni di dollari e servirebbe al governo di Kabul a pagare deputati, capi tribù e comandanti talebani per assicurarsi il loro appoggio, la loro fedeltà.
Non è soltanto il New York Times a rilevare l’attivismo finanziario di Teheran nelle sorti dell’Afghanistan in guerra. Secondo Rahinullah Yusufzai, analista pachistano intervistato dal britannico Daily Telegraph, l’Iran starebbe lavorando su più fronti: da una parte finanzierebbe i talebani, dall’altra fornirebbe denaro ai vertici di Kabul, alleati con la comunità internazionale. «Non possono permettersi di avere l’America forte su due confini», dice l’analista, riferendosi all’Irak, un altro fronte lungo il quale l’attivismo della politica estera iraniana non è sfuggito alla stampa internazionale. Secondo il britannico Guardian, infatti, cresce nella regione il timore dell’influenza iraniana dopo che un accordo sulla formazione di un governo in Irak sarebbe stato raggiunto in segreto attraverso la mediazione iraniana e colloqui segreti tra Teheran, Damasco, Hezbollah e alte sfere dell’islam sciita.
Il premier iracheno Nouri Al Maliki ha da poco terminato una visita a Teheran. Il suo rivale, il vincitore delle elezioni di marzo, Ayad Allawi, poco prima di quel viaggio ha accusato l’Iran di voler destabilizzare l’Irak. Sostiene il Guardian che l’intesa mediata da Teheran avrebbe garantito ad Al Maliki l’appoggio dell’imam sciita radicale Moqtada Al Sadr, leader del Mahdi, movimento politico e milizia che, secondo i documenti dell’intelligence americano pubblicati in queste ore dal sito Wikileaks, sarebbe stato addestrato ed equipaggiato dall’Iran.
Tutto questo avviene a poche settimane dal rumoroso viaggio del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad in Libano. Per molti analisti internazionali il tour è stato un chiaro messaggio di sostegno all’alleato Hezbollah in vista della sentenza del tribunale sull’omicidio dell’ex premier Rafik Hariri, che vedrebbe implicati alcuni membri del Partito di Dio. Dall’altra, la visita sarebbe servita a sottolineare il ritorno del Libano - dopo la parentesi del 2005 e la fortunata stagione politica di una maggioranza pro-occidentale - sotto la sfera di influenza di Teheran e dell’alleato siriano.

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